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CONSIGLIO PAT * LAVORI AULA MATTINA: « APPROVATE TRE RISOLUZIONI SULLA GESTIONE ONDATA CONTAGI / FORMAZIONE PROFESSIONALE / SCUOLA E VISITE MEDICHE »

Approvate in Aula tre delle ultime cinque risoluzioni sulla gestione dell’ondata di contagi, dedicate a formazione professionale, scuola e visite mediche per accertare la non autosufficienza. No alle risoluzioni per istituire una commissione di studio sull’impatto della pandemia e a sostegno dei lavoratori stagionali estivi sul Garda.

 

Il Consiglio provinciale ha accolto stamane tre delle cinque risoluzioni non trattate ieri in merito all’informativa resa dalla Giunta con l’assessora Segnana sulla gestione della nuova ondata di contagi da Covid-19. In particolare l’Aula ha approvato all’unanimità con alcuni emendamenti le proposte di Degasperi sugli esami finali nella formazione professionale, di Rossi sulle misure di contenimento dei contagi nelle scuole e di Cia sulle visite dei medici per la valutazione e l’accertamento della non autosufficienza. Respinte invece le due risoluzioni di Zanella per l’istituzione di una commissione consiliare di studio sull’impatto della pandemia e per l’accesso all’assegno unico provinciale dei lavoratori stagionali estivi disoccupati dal 2019. A seguire l’Aula ha iniziato il dibattito sulla seconda comunicazione chiesta alla Giunta e fornita sempre dall’assessora Segnana, sulle iniziative da intraprendere contro la violenza verbale e il linguaggio d’odio dopo gli insulti rivolti a due colleghe su Facebook dal consigliere Savoi. I lavori riprendono alle 15.00.

 

Si alla risoluzione di Degasperi per la prova di esame anche pratica nella formazione professionale.

La risoluzione proposta da Filippo Degasperi (Onda Civica), approvata all’unanimità con un emendamento definito d’intesa con l’assessore Bisesti, impegna la Giunta ad individuare e comunicare tempestivamente le modalità di svolgimento degli esami di qualifica e di diploma per i percorsi della Formazione professionale prevedendo, sulla falsariga di quanto deciso per gi esami di Stato, oltre alle non ammissioni, lo svolgimento di una prova anche pratica.
L’assessore Bisesti ha annunciato un’intesa con Degasperi per un emendamento al testo relativo all’esame nelle scuole professionali sulle quali la Provincia ha competenza. Nell’emendamento si prevede di arrivare in tempi certi di fornire le indicazioni di massima sull’esame da fornire ai ragazzi.
Degasperi ha ricordato che il ministro Bianchi si è già espresso sull’esame di maturità, mentre sull’esame per la formazione professionale siamo ormai ad aprile e ancora non si sa nulla. Il secondo motivo riguarda gli aspetti sanitari visto l’alto numero di persone coinvolte nelle commissioni d’esame che arrivano a 15 componenti, e di studenti nei laboratori. Servono quindi servizi alla persona, servizi alberghieri per l’esame. Occorre quindi cautela. Infine c’è il tema della ragionevolezza: abbiamo avvocati che si abiliteranno solo con le prove orali, mentre nella formazione professionale sembrava che l’esame prevedesse una prova scritta, una prova orale e una prova pratica. L’accordo con l’assessore prevede l’inserimento anche della prova pratica visto che i laboratori sono stati sempre aperti e con alcune cautele si potrà fare anche questo. L’importante è che poi il colloquio orale non diventi inquisitorio ma sia breve.
Ugo Rossi (Misto) ha apprezzato la tempestività della risoluzione ma espresso delusione perché da un lato si mira ad attenuare almeno un po’ la difficoltà gli esami ma dall’altro non ci si preoccupa di come questi ragazzi arrivano agli esami. A qualcuno interessa – ha chiesto Rossi – che questi ragazzi arrivino agli esami il più possibile preparati visto che poi questa prova servirà loro nella vita, recuperando qual che han perso con la dad? Occorrerebbe secondo il consigliere affidare alla sovrintendente scolastica il compito di indicare un percorso per un’adeguata preparazione degli esami.

 

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Accolti 3 dei 5 punti della risoluzione di Rossi sulle scuole: via libera alla richiesta di potenziare la ricerca sulle varianti virali, di fornire mascherine ad alto filtraggio e di proseguire le attività di screening anche quando i soggetti sono vaccinati.

Della risoluzione proposta da Ugo Rossi (Gruppo misto) il Consiglio ha accolto all’unanimità gli ultimi 3 dei 5 punti del dispositivo. Il primo punto mirava ad impegnare la Giunta a mettere in atto un’attività di screening con cadenza regolare, ad esempio ogni due settimane, nel contesto scolastico. Il secondo punto impegnava a predisporre e adottare un protocollo unico per l’attività di tracing in ambito scolastico per garantire il coordinamento diretto tra le unità di tracing e le scuole. Impegna poi l’esecutivo 3. a potenziare l’attività di ricerca delle varianti virali nei casi di infezione dei più giovani, 4. a fornire alla scuola idonee dotazioni di mascherini ad alto filtraggio come le FFP2 e 5. a proseguire nell’attività di screening in ambito scolastico anche quando si tratti di soggetti vaccinati.
L’assessore Bisesti ha chiesto la votazione per parti separate sui 5 punti del dispositivo con la disponibilità ad accogliere i punti 3, 4 e 5. Questo perché si ritiene che lo screening nelle scuole, vista la tempestività degli interventi previsti, non sia necessario mentre sono già in atto operazioni di tracciamento in ambito scolastico.
Rossi ha preso atto con piacere della disponibilità dell’assessore dicendo di capire che i punti non accolti risultino particolarmente impegnativi e che una linea guida attraverso un protocollo già esiste. Il problema per Rossi era però di organizzazione sanitaria, per riuscire a fare in modo che vi sia una netta separazione tra chi si occupa del tracciamento e chi deve interagire con le famiglie, altrimenti l’attività di tracciamento ne risente. Questo per il punto 2. Quanto al punto 1, nel contesto scolastico è evidente che ci si dovrebbe già organizzare in vista della riapertura per tener sotto controllo la pandemia attraverso il tracciamento. Rossi ha chiesto quindi all’assessora Segnana di valutare con l’Azienda sanitaria la possibilità di mettere in atto un’attività di screening con cadenza regolare nelle scuole non solo limitata ai contagi. Altrimenti potrebbero risultare necessarie altre chiusure. Paola Demagri ha raccomandato di considerare per la sicurezza anche un’adeguata fornitura di mascherine nelle scuole dell’infanzia, quantificando il numero del personale addetto.

 

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Respinta la proposta di una commissione di studio sull’impatto del Covid.

Il Consiglio ha respinto con 17 no, 14 sì e un voto di astensione la risoluzione proposta da Zanella per impegnare la Giunta a sostenere l’istituzione di una Commissione di studio ai sensi dell’articolo 149 del regolamento del Consiglio provinciale, della durata di sei mesi, con l’obiettivo di valutare l’impatto della pandemia da Covid-19 nei settori sanitario e assistenziale, scolastico, economico e sociale e di elaborare linee di indirizzo e proposte di rilancio/integrazione.
L’assessora Segnana ha motivato il no della Giunta con il fatto che l’esecutivo si è già dimostrato attento all’impatto della pandemia e aperto alla collaborazione per il raggiungimento degli obiettivi indicati nella risoluzione.
Zanella ha detto di faticare a capire il rifiuto della Giunta visto che la risoluzione chiede un lavoro sistematico, previsto dal regolamento del Consiglio, su un fenomeno di portata storica come questo, “il più impattante in tutti i settori dal secondo dopoguerra ad oggi”. Fenomeno che a suo avviso richiederebbe una riflessione approfondita e una presa in carico da parte dell’assemblea legislativa coinvolgendo tutte le parti politiche in un’analisi con tutti gli attori interessati a una valutazione dei dati. Una commissione di studio fornirebbe anche indicazioni chiare per le prossime manovre di bilancio.
Lucia Coppola (Misto) ha espresso rammarico sulla bocciatura della risoluzione proposta da Zanella. A suo avviso con questo si perde una buona occasione per capire il nesso tra la salute pubblica e la società.

Tonini: “questo no è inaccettabile perché dimostra che il Consiglio provinciale nega i diritti dell’opposizione e non funziona in modo democratico”.

Giorgio Tonini (Pd) ha giudicato questo “no” della Giunta “inaccettabile e inammissibile”, perché a suo avviso “qui abbiamo a che fare con il funzionamento della nostra istituzione democratica e con i diritti delle minoranze in questo nostro sistema autonomistico”. Occorre a suo avviso uno statuto dell’opposizione che consenta a questo schieramento di svolgere il suo ruolo in modo costruttivo. “Lei presidente Kaswalder – ha tuonato Tonini – viene meno al suo ruolo istituzionale che è quello di garantire il funzionamento democratico del Consiglio provinciale. Voi avete il dovere di rispettare chi dall’opposizione propone di discutere su questo tema non per giudicare la maggioranza ma per ragionare insieme su come si possa fare meglio”. Tonini ha criticato il presidente Fugatti per aver voluto governare da solo questa fase che esigeva il coinvolgimento anche delle minoranze, con il pretesto che l’opposizione non deve disturbare il manovratore. Dire no a una commissione di studio per capire cosa non ha funzionato nel sistema e non per dare la colpa alla Giunta, è inaccettabile: continueremo a chiedere un luogo in cui si possa discutere su cosa non ha funzionato e cosa può funzionare meglio nel nostro sistema sanitario e nel nostro sistema economico”.
Paola Demagri (Patt) ha ringraziato Tonini sottoscrivendo ogni sua parola. E ha osservato che ogni volta che le minoranze parlano di commissioni la Giunta risponde sempre no, anche quando si tratta di proporre una collaborazione e di mettere a disposizione il contributo della minoranza per proporre di migliorare le cose. Demagri ha infine esortato la Giunta a rivedere la scelta di respingere questa risoluzione anche proponendo eventuali modifiche pur di arrivare ad un accordo sulla richiesta.
Alex Marini (Misto) ha ricordato le sue ripetute richieste, sempre respinte, di discutere della gestione della pandemia in Quarta Commissione. E che ad esempio la Giunta non ha mantenuto l’impegno previsto da una risoluzione approvata in aula l’anno scorso di convocare un tavolo di confronto sugli obiettivi strategici della politica industriale del Trentino in tempo di Covid. Lo stesso vale per i progetti relativi alle risorse che saranno messe a disposizione del Trentino con il Recovery Fund.
Mara Dalzocchio (Lega) ha osservato che anche oggi siamo qui a discutere di risoluzioni usate per fare ostruzionismo e impedire di esaminare due disegni di legge importanti per i cittadini. E di questo le opposizioni si devono assumere pubblicamente la responsabilità. La capogruppo del Carroccio ha ricordato che molte risoluzioni delle minoranze sono state approvate dal Consiglio provinciale.
Claudio Cia (FdI) ha detto di cogliere comunque il desiderio delle minoranze di studiare tutti insieme su questo tema. Nella risoluzione Cia ha notato la volontà non di creare contrapposizioni ma di approfondire alcuni aspetti. Non si può negare che nella gestione dell’emergenza sanitaria vi siano state delle criticità per le quali ora non si tratta di accusare qualcuno ma di capire come proseguire meglio. Ecco perché il capogruppo di Fratelli d’Italia si tratta di scegliere tra negare la possibilità di approfondire l’argomento e impedire che con questa richiesta si vuol fare ostruzionismo. In questo caso noi vogliamo dare fiducia a chi ha proposto la risoluzione e credere che l’obiettivo è quello di mettersi in ascolto di chi ha qualcosa da dire su questo tema. Non però creando una nuova commissione ma studiando l’argomento nelle commissioni consiliari che già esistono. Fratelli d’Italia – ha concluso Cia – non voterà quindi a favore di questa risoluzione non perché la proposta non sia condivisibile ma perché gli strumenti di approfondimento in seno al Consiglio provinciale esistono già. Ugo Rossi (Misto) ha rivolto al presidente della Giunta la richiesta di credere che i firmatari della risoluzione desiderano solo approfondire dal punto di vista scientifico e non politico l’argomento. Questo perché tutte le istituzioni, e in primis l’Azienda sanitaria provinciale impegnate a fronteggiare la pandemia possano attingere ad un patrimonio prezioso di informazioni utile a migliorare il sistema. Almeno per l’Apss secondo Rossi la proposta di questo lavoro di analisi dovrebbe essere fatta in modo da non ridurre tutto a quel che è stato detto nelle conferenze stampa sulla pandemia.

 

Respinta la proposta di Zanella di un accordo che punti sulla IV Commissione.

Zanella ha osservato che visto l’interesse per la proposta emerso nella discussione e considerato che a suo avviso non sarebbe possibile affidare questo studio ad una delle commissioni permanenti del Consiglio, ha chiesto una sospensione per tentare di arrivare ad un accordo.
Cia ha suggerito a Zanella di ritirare la risoluzione per pensare a qualcosa che coinvolga in modo serio la IV Commissione perché affronti i temi evidenziati nella risoluzione.
Zanella, alla ripresa dei lavori, ha riferito di aver proposto alla Giunta un emendamento al dispositivo che prevede di incaricare la IV Commissione ad approfondire l’impatto della pandemia al fine di individuare proposte utili per il post-pandemia.
L’assessora Segnana ha espresso il parere negativo della Giunta anche a questa proposta.

 

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Approvata a pieni voti la risoluzione di Cia sulle visite medico-legali per accertare la non autosufficienza.

Il Consiglio ha approvato all’unanimità la risoluzione proposta da Claudio Cia (FdI) e sottoscritta anche da Demagri del Patt, modificata nel dispositivo d’intesa con l’assessora Segnana, impegna la Giunta provinciale a far sì che le visite medico legali per accertare la non autosufficienza avvengano in presenza adottando tutte le procedure di contenimento per la sicurezza dei pazienti, o, in alternativa, di riconoscere tale condizione riservandosi di confermarla o meno nel momento in cui l’emergenza pandemica lo consenta attraverso una successiva visita in presenza. Il dispositivo impegna inoltre a riconvocare i pazienti a cui è stato negato il riconoscimento della non autosufficienza tramite accertamento documentale nonostante fosse invece certificata dal medico di medicina generale richiedente, per una visita in presenza al fine di accertare il loro reale stato psicofisico.
L’assessora Segnana ha suggerito di emendare i due punti del dispositivo, proposta accolta da Cia. In sotanza non è stata accolta la proposta di effettuare visite in presenza per proteggere dai rischi di contagio queste persone estremamente fragili. Ovvio che in prospettiva le visite in presenza saranno ripristinate. L’emendamento prevede che l’assessora e i dirigenti riferiscano in IV Commissione sulle scelte compiute e su quelle che verranno fatte.
Cia ha condiviso la volontà di contenere in tal modo la diffusione della pandemia anche se certificare la non autosufficienza solo con la documentazione che si trova nel sistema Sio di collegamento tra gli ospedali non basta. Infatti i sistemi Sio non sono collegati tra i vari territori e neanche fra Trento e Bolzano. Cia ha detto di aver insistito di tornare a visitare in presenza i pazienti perché nel 2019 gli invalidi civili con diritto all’indennità di accompagnamento erano il 20% del totale, mentre questo numero nel 2020 si è ridotto al 12% del totale. Le visite in presenza sono quindi determinanti per valutare i singoli casi e rilasciare certificati con cui inserire le persone nelle graduatorie come quella per usufruire della legge 104. Con la delibera del marzo del 2020 si è data la possibilità alla medicina legale di refertare senza vedere i pazienti. Con il risultato di generare vere ingiustizie e sofferenze nelle famiglie che hanno già difficoltà nel gestire l’assistenza ai loro cari, vedendo respingere le domande per gli assegni di accompagnamento e di accesso alle case di riposo. Cia ha denunciato il fatto che durante la pandemia presso il reparto di medicina legale sono stati visitati 80 pazienti in libera professione.
Paola Demagri ha giudicato assolutamente opportuna questa risoluzione e apprezzato che l’assessora abbia trovato il modo di accogliere il testo. Ben venga infatti il ritorno ad una valutazione con visita diretta del medico perché possa accertare le reali condizioni del paziente.

 

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No alla risoluzione proposta da Zanella perché all’Aup possano accedere anche i lavoratori stagionali estivi del Garda che l’anno scorso disoccupati dal 2019.

Respinta con 20 voti contrari e 11 a favore la risoluzione proposta da Paolo Zanella (Futura) che voleva impegnare la Giunta a riconsiderare i parametri per l’accesso all’attualizzazione dell’Assegno unico provinciale (Aup) per consentire di accedervi anche agli/le stagionali estivi che non lavorano dal 2019. La risoluzione impegnava inoltre l’esecutivo ad integrare per gli stessi lavoratori/lavoratrici l’indennità di 2.400 euro prevista dal Governo. Il terzo impegno era di considerare nella destinazione delle risorse l’erogazione di indennizzi anche per quei lavoratori e lavoratrici residenti in provincia di Trento che lavorano fuori provincia e che quindi restano esclusi dai contributi dell’Ente Bilaterale del Turismo e del Fondo di Solidarietà del Trentino con le modalità già usate dall’Agenzia del Lavoro per l’integrazione alla cassa integrazione.
L’assessore Spinelli ha motivato il no dell’esecutivo perché la Giunta si è già occupata della questione in sede di attualizzazione dell’Assegno unico provinciale (Aup) considerando i soggetti che non avevano lavorato l’estate scorsa. Ha ricordato che al riguardo erano pervenute un centinaio di domande la maggior parte delle quali documentava che gli interessati avevano lavorato ed erano dunque privi dei requisiti per accedere al sostegno. L’assessore ha aggiunto che questi lavoratori hanno comunque percepito l’Anaspi e ora beneficiano dei 2.400 euro previsti dal decreto sostegni.
Zanella ha espresso dispiacere perché i lavoratori del turismo dell’Alto Garda sono quelli che hanno maggiormente subito le conseguenze della crisi economica dell’estate scorsa, avendo percepito solo 4 mesi di Anaspi e stanno ora vivendo con appena 2.200 euro. Inoltre i contratti a chiamata delle imprese che li hanno assunti hanno impedito a questi lavoratori di ottenere il bonus. C’è poi una quota di lavoratori trentini rimasti disoccupati che non erano impiegati in provincia di Trento ma sul Garda veneto e lombarda e che non otterranno nessun sostegno. Vi sono insomma situazioni di impossibile accesso al bonus che avrebbero bisogno del sostegno chiesto dalla risoluzione, per i quali basterebbe rivedere gli ultimi criteri di attualizzazione dell’Aup.
Alessandro Olivi (Pd) ha apprezzato la risoluzione che ha il pregio di ricordarci come le conseguenze di quest’anno durissimo si misurano oggi in termini di una divaricazione crescente nella capacità reddituale delle persone. Quanto all’Aup l’errore è stato renderlo incompatibile con il reddito di cittadinanza con la norma sui 10 anni. I 13 milioni di euro collocati a maggio del 2020 nel bilancio della Pat forse verranno utilizzati adesso innalzando il reddito Icef. A questo punto servirebbe una mappatura sulle nuove povertà che stanno avanzando e considerare una riforma del welfare autonomistico in senso inclusivo.

 

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Iniziato il dibattito sulla comunicazione richiesta contro la violenza verbale e il linguaggio d’odio. Si prosegue nel pomeriggio.

Il presidente Fugatti, intervenendo sulla richiesta di comunicazione sulla violenza verbale e il linguaggio di odio presentata dai consiglieri di minoranza ad eccezione di Ossanna del Patt, ha dichiarato che da parte sua “non vi è una sottovalutazione del problema” e ha anticipato che sarà assente dall’aula nel pomeriggio per impegni istituzionali.
La capogruppo del Pd Sara Ferrari ha chiesto una sospensione dei lavori per cercare un accordo sul testo che chiede alla Giunta di informare l’assemblea legislativa sulle iniziative che intende adottare “per arginare il fenomeno della violenza verbale con particolare riferimento al linguaggio di odio nell’ambito della violenza di genere, del razzismo, della misogenia e dell’omobitransfobia”.
L’assessora Segnana, al rientro in aula, sollecitata da Marini ha elencato le numerose iniziative adottate al riguardo dalla Provincia e quelle che sta per avviare, ricordando le molte attività formative messe in campo sul tema della violenza in generale e sulle donne in particolare attraverso la Commissione pari opportunità e l’ufficio pari opportunità e inclusione della Pat. Nel 2020 sono stati realizzati 5 percorsi formativi con 111 ore erogate, compreso uno sul linguaggio e la comunicazione di genere con 50 partecipanti. Nel 2021 si prevede l’attivazione di tre nuovi percorsi formativi dedicati alle assistenti sociali. L’ufficio pari opportunità e inclusione della Pat sta predisponendo un corso per il personale scolastico sulla violenza contro le donne che coinvolge anche i loro figli. Segnana ha anche ricordato che 100.000 euro sono state impegnate dalla Giunta sui temi della violenza attraverso un apposito bando. E che il Consiglio ha approvato il mese scorso una legge che prevede l’assegno di autodeterminazione da erogare alle donne vittime di violenza. Particolare attenzione sarà dedicata quest’anno al tema del lavoro delle donne e alla promozione della conoscenza del servizio reso dall’ufficio pari opportunità e inclusione. In definitiva per l’assessora molto si sta facendo, molto è stato fatto e nonostante l’emergenza Covid si stanno portando avanti numerose iniziative anche nel campo della comunicazione e della sensibilizzazione sul tema della violenza attraverso l’ufficio stampa della Giunta.
Ugo Rossi (Misto) si è detto certo dell’impegno sull’argomento dell’assessora Segnana, ma – ha aggiunto – tutto quello che lei ha riferito rischia di risultare vano se il Consiglio resta sordo e indifferente rispetto all’accaduto. Perché quel che è accaduto – ha proseguito Rossi – è “l’anticamera della violenza fisica di cui sono vittime le donne. Ciò che ha fatto il collega Savoi è un atto di violenza verbale con l’aggravante che è stata anche scritta e che va condannata con forza”. Il consigliere ha letto poi un post caratterizzato dal linguaggio d’odio e rivolto a un sindaco del Trentino, e richiamato il presidente Kaswalder alla necessità di una modifica del regolamento che gli permetta di essere più incisivo nel sanzionare ogni piccola manifestazione di violenza verbale, “cosa che finora lui non ha fatto”. Rossi si è infine detto dispiaciuto dell’assenza di Savoi al quale ha preannunciato la volontà di chiedere di riflettere sul suo ruolo di consigliere.
Alex Marini (Misto) ha ringraziato l’assessora Segnana per aver richiamato tutte le attività realizzate dalla Giunta in questi anni mettendo in campo misure concrete per arginare fenomeni come questi. L’odio, ha proseguito Marini, è un sentimento legittimo ma il problema è quando si trasforma in azioni concrete, in parole, comportamenti e fatti. Contro queste manifestazioni possono e devono intervenire le istituzioni democratiche. Servono politiche e provvedimenti amministrativi contro queste azioni. Il consigliere ha ricordato la proposta di mozione da lui presentata e respinta he prevedeva misure di tutela dei consiglieri dagli insulti. Il riferimento era alla violenza verbale usata contro alcuni consiglieri di minoranza dal presidente del Mart Vittorio Sgarbi. Mi auguro che questo triste episodio accresca la consapevolezza della gravità del linguaggio d’odio che mina il rispetto che occorre garantire verso le istituzioni.