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CISL MEDICI – TRENTINO * REPLICA A DIRETTORE GENERALE APSS TRENTINO: PAOLI, « A BORDON ABBIAMO PIÙ VOLTE SEGNALATO CHE IL MODELLO DI GESTIONE DOMICILIARE DEI SOLI PAZIENTI COVID-19 NON FUNZIONA »

Spiace constatare che il dott.Paolo Bordon, legale rappresentante di APSS, invece che scusarsi con noi medici per i dispositivi di protezione messi a disposizione, contingentati e in ritardo,abbia anche il tempo di prendersela con un medico di medicina generale “anziano” additandogli tutta una serie di frasi che non ha mai pronunciato e dando giudizi poco lusinghieri sul suo operato.

Visto che tira in ballo le diffide, lascio a chi ne sa più del sottoscritto il giudicare e il difendere l’onorabilità del dott.Nicola Paoli.

A noi interessa, come Cisl medici del Trentino, evidenziare che se l’Azienda fraintende nomi, titoli e numeri come nel caso del comunicato stampa e dell’Editoriale del dott.Bordon (rispettivamente su giornali on line e cartacei), c’è poco da stare allegri.

Mai il dott.Nicola Paoli ha dato del bugiardo al dott. Bordon. Mai ha usato toni pesantissimi con la moltitudine di giovani medici. Mai ha chiesto che i medici USCA seguissero a domicilio tutti i nostri pazienti.

Abbiamo come Cisl medici solo, più volte, segnalato che il modello di gestione domiciliare dei soli pazienti Covid- 19 non funziona; e probabilmente non funziona perchè si discosta dal modello nazionale previsto dal decreto legge 14,art.8 del 9 marzo 2020. I nostri 360 medici di famiglia, e non i 400 di cui parla lui nell’articolo di oggi, sono in difficoltà perchè i rapporti con i servizi territoriali sono impostati con passaggi farraginosi, prevedono filtri che allungano i tempi per trovare una risposta a richieste precise, e non permettono di garantire ai pazienti Covid- 19 ( che per fortuna non sono decina di migliaia ma circa 1.600 secondo quanto compreso dai dati pubblicati), il medesimo servizio di assistenza che si continua a garantire ai pazienti ordinari.

Se si volesse essere pignoli, detto Decreto Legge prevederebbe 1 unità speciale ogni 50.000 abitanti e ogni unità speciale dovrebbe avere un numero di medici, pari a quelli già presenti nella sede di continuità assistenziale prescelta. Rapportando tali numeri alla provincia di Trento, ci vorrebbero 10 sedi USCA, con numero corrispondente di medici che ruotano, per garantire il servizio dalle 8 alle 20, sette giorni su sette, sia ai medici di assistenza primaria sia ai medici di continuità assistenziale, e quindi all’incirca 40-50 medici, visto che ne sono previsti in media 4 per ogni sede di continuità assistenziale ordinaria, dodici in quella di Trento.

E tale unità dovevano essere attivate entro dieci giorni dal decreto legge di data 9 marzo, e cioè il 19 marzo.

Qui sono entrate in funzione solo il 2 aprile con 9 sedi, fra cui c’è la collocazione della sede di Trento alle Viote.

Sono stati individuati solo poco più di 10 medici, per ora. E il sistema istituito non prevede il contatto diretto fra medico di medicina generale e medico USCA, come si potrebbe pensare per un’assistenza rapida di questi casi, ma una procedura in cui il medico deve chiamare, solo per telefono, l’Unità operativa Cure Primarie della propria zona, segnalando nome e indirizzo del paziente Covid- 19 e poi attendere la “predisposizione periodica di un riscontro, sulla scorta delle indicazioni del direttore delle UO Cure Primarie, nei confronti dei medici di base, per gli assistiti di ciascuno, “. Il tutto, però, con responsabilità clinico- assistenziale ai medici di base o alle guardie mediche che hanno dato il nominativo e magari con il paziente che nel frattempo ti chiama e ti chiede che fare dopo la visita del medico USCA perchè ha avuto un peggioramento.

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Dott Nicola Paoli
Segretario Generale Cisl medici del Trentino