In riferimento a quanto pubblicato oggi dalla Consigliera Demagri, Cisl medici del Trentino segnala che le visite in libera professione che la stragrande maggioranza dei nostri specialisti ospedalieri e specialisti ambulatoria interni effettuano in Trentino, lo fanno fuori orario di servizio medico adibito al pubblico, che come ben si sa, per quanto riguarda i dirigenti medici ospedalieri può necessitare anche di molte più ore di un normale rapporto di lavoro dipendente con orari di reperibilità a tutt’oggi non sempre remunerati a fine mese.

Ogni cittadino trentino, attualmente spende in media poco più di venti euro per ogni visita o prestazione effettuata in libera professione. I nostri medici, quindi, incrementano il loro reddito meno della media nazionale, molto meno dell’’Emilia Romagna (29 euro) e della Toscana (28,9 euro). In Emilia, ad esempio, in media un medico in libera professione guadagna 7000 euro in più rispetto ai medici trentini. (dati del Ministero della Salute).

Nelle ultime rilevazioni presentate, i ricavi della libera professione dei medici specialisti trentini che afferiscono all’APSS sono stati di 11 milioni, di cui un quinto sono rimasti nelle casse pubbliche.Tali soldi (2 milioni) aumentano di anno in anno e dovrebbero servire per aumentare il numero di specialisti sul territorio o negli ospedali che potrebbero abbattere -con il pubblico- le liste d’attesa.

Al contrario, non ci risulta che quei 2 milioni annui l’Azienda li adoperi per migliorare il quantitativo dei nostri medici, che calano ogni anno di più, si dimettono dalle strutture pubbliche, rinunciano all’intramoenia e preferiscono le cliniche private.

Pur tuttavia, va dato atto all’APSS di Trento, al pari di altre solo cinque Regioni, di aver garantito ai nostri professionisti, fino ad oggi, almeno spazi idonei, sufficienti, e con strumentazioni di qualità anche nella libera professione, migliorando la qualità e monitorandone il servizio.

 

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Dott. Nicola Paoli
segretario generale Cisl medici del Trentino