QUALI SONO I VERI NUMERI DELLA PANDEMIA IN TRENTINO?

Diretta video a cura di "Trentino In Azione "

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VIDEOINTERVISTA AL SEGRETARIO UIL FPL TRENTINO

MARCELLA TOMASI

Focus su: « Pat ed Enti Locali/ Covid / Contratti Collettivi / Scuola / Centrosinistra e Lega

Intervento Cons. Cia (AGIRE) sulle modifiche del Regolamento del personale del Consiglio provinciale a seguito della sottoscrizione dell’accordo provinciale del comparto autonomie locali per il personale giornalista.

[…] Questo punto all’ordine del giorno mi ha spinto a capire le ragioni dell’inserimento nell’organico delle figure dei giornalisti, dal momento che ero convinto che già ci fossero. Ho approfondito un po’ la questione e ne è emersa una vicenda molto datata e complessa che si conclude con un cambio di contratto per i giornalisti delle pubbliche amministrazioni che d’ora in poi non saranno più assunti con il contratto giornalistico di categoria, ma con un nuovo contratto degli enti locali che prevede ora la figura del “giornalista pubblico”. E fin qui tutto bene, dal momento che lo prevede la legge. Pare però che noi trentini siamo stati i primi in Italia a volerci dotare di questo contratto, un primato che non so capire se debba essere un vanto.

Mi sono procurato il nuovo contratto elaborato a livello locale e ho notato che non tiene minimamente conto delle peculiarità della professione giornalistica e che non ha nulla a che vedere con il precedente contratto. Ci sono poi delle differenze, ad esempio, nell’assunzione dei futuri giornalisti della Provincia e del Consiglio provinciale. In Provincia si potranno assumere giornalisti con contratto D base e D evoluto, in Consiglio solo con il contratto D base. Mi sono poi accorto che il contratto non varrà da ora in poi ma sarà addirittura retroattivo. Ovvero i giornalisti attualmente in Consiglio con contratto a tempo indeterminato, se non sbaglio caporedattori con decenni di esperienza professionale, saranno “retrocessi” a dipendenti pubblici con contratto D base, con tutte le conseguenze previste da quel contratto. Mi dicono che una norma parlamentare ha fatto salve le retribuzioni, congelandole però di qui alla pensione, cioè se ci dovesse essere un’inflazione per intenderci, cosa non così improbabile visti i tempi, le loro retribuzioni non potranno essere nemmeno adeguate.

Sinceramente non capisco la ratio di un provvedimento del genere che oltre che ingiusto è lesivo dei più banali diritti del lavoro. Senza contare che se un domani il Consiglio provinciale volesse assumere professionisti con comprovata esperienza (come quelli attualmente in servizio, per capirci) non lo potrebbe fare, perché ditemi voi per quale giornalista esperto risulterebbe appetibile un posto con contratto D base? E perché in Provincia si fanno distinzioni di livello tra D base e D evoluto mentre in Consiglio no? In Consiglio c’è forse bisogno di giornalisti meno qualificati?

Nel futuro Ufficio stampa non è nemmeno previsto un diverso inquadramento per il responsabile, altro aspetto distintivo del Consiglio rispetto alla Provincia. Non riconoscere la specialità delle professioni, appiattire e livellare le posizioni dell’ente pubblico significa tornare indietro rispetto alla direzione verso cui si sta avviando la nuova frontiera del lavoro moderno che, in risposta alle esigenze di innovazione emergenti, privilegia la valorizzazione della qualità del lavoro rispetto alla misurazione della quantità, l’autonomia, l’agilità, il raggiungimento degli obiettivi e la creatività nella progettualità, rispetto all’allineamento su prestazioni piatte e standardizzate. Mi auguro solo che l’introduzione di questo contratto non comporti in alcun modo una penalizzazione dal punto di vista della democrazia e del diritto dei cittadini ad essere informati, in modo corretto e trasparente.

Che i giornalisti continuino ad essere lasciati liberi nel loro diritto-dovere di informare che è nel contempo per noi garanzia di imparzialità ed equità. Ma sinceramente, mi si consenta manifestarlo, qualche dubbio mi viene. […]

 

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Cons. Claudio Cia