ECONOMIA: LANNUTTI-TREFILETTI, DEUTSCHE BANK ESPOSIZIONE DERIVATI PER 55 MILIARDI

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Elio Lannutti Adusbef – Rosario Trefiletti Federconsumatori) – Deutsche Bank, la banca tedesca a rischio sistemico con una colossale esposizione in derivati di 55.000 miliardi al 30 settembre 2016, ossia 15 volte il Pil della Germania ed oltre 2.000 volte la sua capitalizzazione in borsa, con il sistema bancario tedesco che pone il maggior grado di rischi di contagio esterno in proporzione ai rischi interni (seguono Francia, Regno Unito e Usa), si permette di dare lezioni sull’Italia, che rappresenta il principale fattore di rischio per la stabilità dell’Eurozona, superiore a quello posto dalla Francia, che pure tra due mesi andrà alle urne per eleggere il nuovo presidente, secondo un report agli investitori di Marco Stringa, senior economist della banca teutonica.

Ma non basta, perché anche l’agenzia di rating sotto processo a Trani, Standard and Poor’s, nel rapporto “A stronger eurozone economy, despite higher volatility on bond markets”, sottolinea che l’Italia è invischiata in uno stallo politico, una situazione che potrebbe fare del 2017 un anno perso per quanto riguarda le riforme di cui il Paese ha bisogno. “L’economia italiana sembra alle prese con una debolezza strutturale di crescita e inflazione che permette al partito populista del Movimento 5 Stelle di sostenere che lasciare l’euro possa risolvere i problemi dell’economia del Paese”, si legge nel documento. Citando gli ultimi dati disponibili su crescita, spesa per i consumi e investimenti, l’agenzia di rating scrive che “da un punto di vista più strutturale, le fragilità dell’Italia poggiano su un outlook politico incerto che con ogni probabilità resterà sotto i riflettori quest’anno”.

Al contrario, non presenta rischi per l’Italia la relazione tecnica al decreto mille proroghe, che autorizza la Banca d’Italia a stipulare con il Fondo Monetario Internazionale un accordo di prestito bilaterale, per un ammontare pari a 23 miliardi e 480 milioni di euro, la cui scadenza è fissata al 31 dicembre 2019, estensibile di un anno al 31 dicembre 2020, con  l’attivazione in favore di Bankitalia della garanzia dello Stato per il rimborso del capitale, per gli interessi maturati e per la copertura di eventuali rischi di cambio su tutte le posizioni di credito derivanti dall’esecuzione del suddetto accordo, regolati mediante convenzione tra il Mef e la Banca d’Italia.

Tale accordo per 23,480 miliardi di euro, con scadenza al 31 dicembre 2019 estendibile al 2020 con connessa garanzia statale, di cui all’articolo 13, commi 6-bis – 6-ter (La partecipazione dell’Italia agli interventi del Fondo monetario internazionale per fronteggiare gravi crisi finanziarie dei Paesi aderenti al Fondo), non indica le finalità del prestito,  né se tali ingenti risorse saranno utilizzate per tappare le falle del bilancio che si apriranno con le clausole di salvaguardia Iva, oppure per fronteggiare ulteriori voragini  del sistema bancario italiano (oltre i 20 mld di euro già varati), giudicato ‘solido’ dai soloni di Bankitalia e Mef.