PAT * INAUGURATA CASA CLES, ESEMPIO DI WELFARE INNOVATIVO, IL TAGLIO DEL NASTRO ALLA PRESENZA DEL GOVERNATORE ROSSI

Nel tardo pomeriggio di ieri, nel capoluogo noneso, il taglio del nastro alla presenza del Governatore Rossi. Inaugurata Casa Cles, esempio di welfare innovativo.

Inaugurazione ufficiale ieri pomeriggio di “Casa Cles”, un servizio per anziani dalle caratteristiche innovative, gestito dal privato sociale.

Il governatore del Trentino Ugo Rossi ha partecipato al taglio del nastro e visitato l’edificio destinato ad un progetto di cohousing. Nell’appartamento di via Marco da Cles, al civico 22, infatti, da pochi mesi convivono 7 persone anziane, ospitate in camere e bagno privati, con cucina, spazi di relax e assistenza condivisi.

“Fin da quando ero assessore alla salute, dopo alcune perplessità iniziali in quanto si trattava di progetti non ancora sperimentati, mi sono accorto che esperienze di questo tipo funzionano, perché sono realizzate da chi è vicino alle persone e conosce i loro bisogni” ha detto Rossi. “Casa Cles è un’intuizione e un sogno che ha funzionato perché è fondata sul concetto di stare assieme e aiutarsi vicendevolmente, sul mettersi in relazione con la comunità”.

“Per me – ha proseguito il governatore – welfare generativo significa questo: c’è comunità dove ci sono risposte a dei bisogni e dove vi sono prospettive di benessere, che creano anche opportunità occupazionali”. “Queste realtà, ha poi concluso Rossi, sono volano per la coesione sociale e mettono in luce i fattori positivi presenti nella nostra società, come ad esempio la straordinaria esperienza del volontariato”.

Alla cerimonia era presente anche l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi, che ha benedetto la casa e ha sottolineato che bisogna realizzare i sogni come Casa Cles, avendo occhi aperti e duttilità, tenendo conto del contesto dove poterli realizzare e soprattutto dell’umanità delle relazioni.

Subito dopo il taglio del nastro il governatore e l’arcivescovo si sono intrattenuti familiarmente con gli ospiti all’interno della casa.

La cooperativa sociale Sad ha promosso con questo progetto una formula già sperimentata con successo in altre due case, a Vela di Trento e a Tassullo.

L’iniziativa si colloca all’interno di un percorso di “welfare generativo”, che attraverso la progettazione di contesti abitativi ad hoc permette alle parti fragili della società di incontrarsi, contrastare la solitudine e vivere in maniera più sicura e serena la propria età.

La soluzione attuata anche a Cles, infatti, consente agli anziani di condividere le spese di abitazione e di assistenza.

E proprio nella condivisione di spazi e di spese sta l’innovazione di questo progetto che – su segnalazione del Dipartimento provinciale alla salute e solidarietà sociale – è stato inserito nell’ultima pubblicazione dell’Unece – Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite, fra le undici buone pratiche a livello europeo nel settore delle politiche sociali.

All’inaugurazione di oggi, allietata dai canti tradizionali della Coralità Clesiana, hanno partecipato anche Silvano Dominici, presidente della Comunità della Val di Non, Carmen Noldin, assessora alle politiche sociali e abitative della stessa Comunità di Valle, il sindaco di Cles Ruggero Mucchi e la presidente della cooperativa Sad Daniela Bottura, “C’è la necessità di riordinare le politiche a seconda dei bisogni che cambiano – è stato detto – in Val di Non Casa Tassullo e Casa Cles hanno dato una risposta a questi bisogni”.

Tra le personalità istituzionali che hanno visitato la casa c’era anche il vicepresidente vicario del Consiglio regionale Lorenzo Ossanna.

La struttura scelta per ospitare questo servizio a Cles è significativa: si tratta infatti dell’immobile a fianco della chiesetta di San Rocco, accanto all’attuale oratorio e agli spazi per le associazioni, un luogo aperto ideale per creare comunità dialogante con il territorio.

L’edificio sorse nel 1936, su volontà della Parrocchia che ne fu prima proprietaria, con lo scopo di offrire al paese un oratorio femminile, da affiancare a quello maschile che sorgeva poco lontano, nell’area attuale.

Nel tempo, in funzione del decadimento dell’edificio dell’oratorio maschile, proprio questa struttura ha accompagnato generazioni di clesiani alla “dottrina” che aiutava a prepararsi ai Sacramenti.

A metà degli anni Sessanta la parrocchia decise di vendere l’immobile, per finanziare un progetto di recupero, con importanti lavori di restauro, ricostruzione e ammodernamento di tutte le strutture. L’oratorio femminile è stato anch’esso recuperato, con importanti lavori che ne hanno però mantenuto l’impronta.

Anche grazie alla disponibilità dei proprietari che l’anno affidato alla comunità in vista di questo progetto, rimane ancora oggi un edificio “simbolo” per la cittadinanza.