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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

SOGEEA * ALBERGHI ALL’ASTA: « LA TOSCANA REGIONE CON IL PIÙ ALTO NUMERO DI STRUTTURE IN VENDITA (35), SEGUITA DAL TRENTINO-ALTO ADIGE (14, DI CUI 10 A TRENTO) »

Il numero delle strutture turistico-ricettive all’asta in Italia è diminuito del 5,8% in sei mesi: le procedure attualmente in corso che riguardano alberghi, bed & breakfast, motel, campeggi e simili sono infatti 114, a fronte delle 121 individuate a luglio 2018. Si tratta del terzo calo consecutivo della quota di complessi in vendita forzata. Il comparto, dunque, questa volta si muove in direzione opposta rispetto a quello residenziale, che aveva invece fatto registrare una sensibile risalita.

Lo riferisce il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea.

Se si sposta lo sguardo sulla distribuzione geografica del dato, però, si evidenzia come le varie macroregioni si siano comportate in modo assai differente. Sostanzialmente stabile il Nord del Paese (41 strutture all’asta contro le 40 di sei mesi fa), in netto calo il Mezzogiorno (le procedure si sono dimezzate passando da 46 a 23 tenendo conto sia delle isole maggiori che delle zone continentali), mentre al Centro si è verificata una notevole impennata: gli alberghi all’asta sono passati da 35 a 50, un balzo del 42,9%.

La Toscana si conferma la regione italiana con il più alto numero di strutture in vendita, 35 (dato raddoppiato rispetto all’ultima rilevazione), seguita dal Trentino-Alto Adige (14, di cui 10 a Trento), dal Lazio (12), dalla Sardegna (8) e dall’Emilia-Romagna (8 anche in questo caso, tutte nella provincia di Rimini). In fondo alla graduatoria si trovano Basilicata, Calabria e Umbria che non presentano attualmente strutture all’asta. A livello di province, invece, spiccano anche le 9 di Arezzo e Grosseto, le 7 di Frosinone, le 6 di Pisa e Pistoia, le 5 di Nuoro.

Ancora una volta si conferma la grande incidenza nel dato complessivo delle realtà imprenditoriali di dimensioni contenute: il 59,7% dei complessi turistico-ricettivi finiti all’asta ha un prezzo iniziale inferiore al milione di euro. Contestualmente ha perso consistenza la fetta rappresentata dalle strutture più pregiate, il cui numero è sceso da 27 a 11: ora sono appena il 9,7% del totale. Questo dato potrebbe anche significare che chi aveva disponibilità finanziarie di un certo livello ha scelto di effettuare investimenti su strutture di tipologia più complessa, che magari presentavano prezzi decisamente appetibili dopo un lungo stazionamento tra le procedure di vendita.

«Il nuovo calo del numero delle strutture all’asta nel settore turistico-ricettivo è da accogliere come un dato positivo – spiega l’ing. Sandro Simoncini, direttore del Centro Studi Sogeea –, anche se le tempistiche delle vendite immobiliari forzate non sono sovrapponibili agli scenari economico-finanziari attuali, poiché scaturiscono come reazione a problematiche sorte in precedenza. Si conferma soprattutto la tendenza favorevole nel Mezzogiorno, in cui molti territori hanno nel comparto turistico la più preziosa, se non l’unica, risorsa produttiva e occupazionale. Certamente gli istituti di credito si muovono con maggiore riguardo nei confronti dei mutuatari in difficoltà e ciò contribuisce a rendere meno foschi gli orizzonti per le regioni storicamente più fragili del nostro Paese. Preoccupa, ovviamente, il dato in controtendenza del Centro, che presenta ancora una volta la Toscana nelle scomode vesti di indiscusso leader della graduatoria: in questa regione le procedure sono raddoppiate e ormai rappresentano quasi un terzo del totale nazionale.

Mettendosi dalla parte di potenziali investitori, invece, il numero di strutture sul mercato è comunque tale da lasciare intatta la possibilità di portare a termine operazioni interessanti. Chi compra deve avere sempre chiaro se in vendita è stato messo l’immobile insieme all’attività di gestione e, nel caso, se sia possibile avanzare offerte anche solo per uno dei due asset in questione. È altresì importante comprendere a fondo quali vincoli e oneri verranno cancellati e quali invece rimarranno a carico dell’acquirente, calcolare i tempi dell’effettiva disponibilità della struttura, informarsi sulle potenzialità del contesto ambientale in cui essa è inserita, avere piena contezza delle eventuali spese arretrate accumulate e delle imposte che graveranno sull’immobile».