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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

FAMIGLIE COOPERATIVE TRENTINO: FEDERCOOP, FATTURATO A 333 MLN (+1,4%)

(Fonte: Ufficio stampa Cooperazione trentina) –  Famiglie Cooperative, vendite a due velocità. Bene i punti vendita di medie dimensioni (sopra i 400 metri) che trascinano il fatturato a 333 milioni (+1,4%).

Reddittività e patrimonio netto stabili. Oltre 7 milioni di investimenti per ammodernare la rete commerciale.  I primi risultati del 2017 segnalano vendite lusinghiere che premiano la nuova politica commerciale.

La vicepresidente Paola Dal Sasso: “Il valore del ruolo sociale della nostra rete di piccoli punti vendita costituisce una sorta di impegno nei confronti delle comunità, un investimento che speriamo sia compreso sempre più dal territorio, perché dal punto di vista economico costituisce un sacrificio”.

Crescono dell’1,4% le vendite delle 73 Famiglie Cooperative trentine, raggiungendo i 333 milioni di euro. Questo pomeriggio i presidenti, riuniti nel tradizionale convegno di settore, si sono interrogati sull’adeguatezza di questo modello, basato su 363 punti vendita, dei quali 202 di prossimità, di piccole dimensioni, unici riferimenti commerciali di altrettante località.

Sì, perché i dati anche quest’anno raccontano di un modello a due velocità, dove i punti vendita minori (meno di 150 metri) faticano a trovare il pareggio e quelli maggiori (sopra i 400 metri) invece realizzano risultati economici soddisfacenti.

Un modello che, per garantire alle piccole comunità quel servizio che non è solo alimentare ma anche sociale, di comunità, conta 26 Famiglie Cooperative che hanno un fatturato inferiore a 1,5 milioni, pari complessivamente al 5% del totale delle entrate. Quelle con fatturato superiore ai 5 milioni, invece, sono 22 e realizzano da sole il 75% delle vendite.

Ecco quindi che le aggregazioni restano un tema attuale, su cui forse insistere maggiormente. Nel 2016 si sono conclusi tre progetti: la Famiglia Bassa Valsugana ha incorporato la Valsugana, la Famiglia Vanoi ha incorporato quella di Caoria e le Famiglie di Mezzocorona e Mezzolombardo che hanno dato vita alla Famiglia di Königsberg.

“Il valore del ruolo sociale della nostra rete di piccoli punti vendita – ha detto la vicepresidente Paola Dal Sasso – costituisce una sorta di impegno nei confronti delle comunità, un investimento che speriamo sia compreso sempre più dal territorio, perché dal punto di vista economico costituisce un sacrificio che a lungo andare potrebbe diventare insostenibile.

E’ quindi giusto iniziare a chiedersi quale potrebbe essere l’evoluzione di questi piccoli negozi di presidio, quale implementazione di servizi potrebbero contenere, quale maggiore sostegno potrebbero dare alle comunità trentine. Ci stiamo lavorando e su questo abbiamo interessato anche la Provincia autonoma e l’Unione europea”.

 

 

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Sieg, il riconoscimento europeo del ruolo sociale dei punti vendita periferici

Lo strumento che potrebbe consentire alle Famiglie Cooperative di farsi riconoscere un ruolo anche sociale si chiama Sieg, accezione europea che sta per Servizi di Interesse Economico Generale. In tal caso i servizi svolti possono essere oggetto di specifici obblighi di servizio pubblico perché contribuiscono all’interesse pubblico generale.

“Il dossier – ha riferito il rappresentante della Federazione a Bruxelles Samuel Cornella – è all’attenzione della Provincia autonoma, ora serve un passaggio in Commissione europea. In futuro, nemmeno tanto lontano, nei negozi più periferici delle Famiglie Cooperative si potrebbero erogare alcuni servizi in convenzione con gli enti pubblici, Poste, Bancomat, consegna farmaci, ecc.”.

Sull’argomento il Consiglio provinciale aveva anche approvato un ordine del giorno proposto dal consigliere Mario Tonina.

Su 200 domande presentate per i contributi al mantenimento dei punti vendita periferici nel 2016, 130 provengono da Famiglie Cooperative. Le risorse, dunque, vengono divise anche tra i commercianti privati e i gestori di bar, e non costituiscono, come ogni tanto si legge, una forma di contributo alla cooperazione.

Il direttore della Federazione Alessandro Ceschi ha posto tre temi su cui lavorare nell’immediato futuro: la necessità di consolidare un sistema di controllo di gestione che consenta di tenere costantemente monitorato l’andamento economico, specie per le cooperative medio-grandi, la formazione degli amministratori, sempre più urgente al pari della crescente complessità e responsabilità in capo ai cda e alla dirigenza, e la “nuova” Carta in Cooperazione.

La necessità tecnologica di sostituire le carte attuali (a banda magnetica), con le nuove dotate di chip può essere occasione per rilanciare questo strumento per valorizzare il ruolo del socio e la partecipazione. Non solo nel mondo delle famiglie cooperative, ma in tutto il movimento. Il tema sarà oggetto di specifico progetto di sistema.

“Questo è un settore con molte ombre – ha affermato il presidente Mauro Fezzi –, e le condizioni di difficoltà coinvolgono anche il ruolo della Federazione e di Sait, impegnati ognuno nel proprio ambito ad attuare iniziative di supporto per ridare un senso al movimento di consumo, rivitalizzare il rapporto con i soci e aggiornare il modello della cooperazione di consumo trentina”.

 

 

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Stabili patrimonio e margini

Il sistema del consumo cooperativo trentino ha prodotto un patrimonio netto stabile di 112 milioni di euro (nel 2009 era di 95 milioni), ha distribuito ai soci clienti ristorni per 200 mila euro, generando un margine lordo di remunerazione delle vendite invariato rispetto al 2015, grazie all’effetto contrappeso delle realtà di maggiori dimensioni.

“La nuova politica commerciale delle Famiglie Cooperative, Missione Risparmio – spiega Giuseppe Fedrizzi, responsabile del settore per la Federazione –, partita all’inizio dell’estate, ha certamente dato impulso alla competitività. I primi risultati del 2017 ci segnalano vendite lusinghiere, a testimonianza di come il socio consumatore abbia misurato questo tipo di offerta e la stia apprezzando”.

Il settore ha garantito lavoro stabile e contrattualizzato a circa 1.830 persone (che rappresentano circa il 65% dei costi a bilancio) ed ha portato a termine solo nel 2016 investimenti per oltre 7 milioni di euro, tutti rivolti a migliorare, ristrutturare ed ammodernare la rete di vendita.

“Negli ultimi sei anni – aggiunge Fedrizzi – gli investimenti hanno superato i 50 milioni di euro, nonostante la crisi generale e dei consumi in particolare, perché è diffusa la consapevolezza di come sia più che mai necessario dotarsi di negozi che non rappresentino solo un servizio, ma l’arte di un servizio, con ambienti curati e personale formato per competenza e cortesia”.

Gli interventi realizzati hanno fornito risposte ai nuovi stili di vita che piacciono ai consumatori, dando più spazio ai prodotti biologici, a quelli etici, con ingredienti naturali e caratterizzati per il rispetto per l’ambiente. I dati nazionali insegnano infatti che le persone sono sempre meno fedeli alle insegne e vanno perciò attratte per freschezza, innovazione, nuove tecnologie e comunicazione efficace.

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa