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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

CONSIGLIO PROVINCIA TRENTO * SECONDA COMMISSIONE: “ RELAZIONI INDUSTRIALI, PROPOSTO UN TAVOLO PER VINCOLARE LA POSSIBILITÀ DELLE AZIENDE DI ACCEDERE AGLI INCENTIVI PROVINCIALI “

Audizioni in II Commissione sul ddl proposto dal Pd per garantire la correttezza delle relazioni industriali. L’assessore è disponibile a ricercare emendamenti condivisi. Proposto un tavolo per vincolare la possibilità delle aziende di accedere agli incentivi provinciali al rispetto dei diritti dei lavoratori.

Il coordinatore degli Stati generali del lavoro, Riccardo Salomoni, i responsabili dei sindacati confederali e il Coordinamento provinciale imprenditori, sono stati consultati oggi in videoconferenza dalla Seconda Commissione sul disegno di legge 101 (“Disposizioni per la promozione e la certificazione della rappresentanza e per la valorizzazione delle relazioni industriali”), proposto dal gruppo consiliare del Pd, che affida alla Provincia il compito di favorire il dialogo tra imprenditori e lavoratori attraverso il confronto tra le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali rappresentative delle parti. Per consolidare la buona tradizione del Trentino in questo campo ed evitare che si verifichino crisi industriali al limite della liceità come nel recente caso Sicor, il provvedimento individua come miglior strumento di dialogo gli accordi collettivi e territoriali, la cui stipula la Provincia dovrebbe promuovere e stimolare se non esistono altre intese.

Il testo, che era stato aperto in Commissione a inizio settembre e nei confronti del quale l’assessore competente non si è ancora pronunciato, prevede anche che la Pat promuova la costituzione di un “Comitato di garanti” intersettoriale, che raccolga e tenga monitorati i dati sulla certificazione della rappresentanza. Il ddl stabilisce anche che le politiche provinciali di incentivazione e agevolazione delle imprese siano vincolate al rispetto del contratto collettivo di lavoro applicabile a una determinata area. E propone, infine, di istituire nella sede di Manifattura domani a Rovereto, in collaborazione con l’Università di Trento, una scuola paritetica permanente di formazione e specializzazione dedicata alle relazioni industriali, al diritto sindacale e del lavoro. Da tutti gli auditi è emersa l’opportunità che la Provincia non interferisca con l’autonomia negoziale delle parti sociali ma si limiti a promuovere e stimolare la ricerca di accordi che tutelino i diritti dei lavoratori sulla base dei contratti collettivi. Condivisa anche la disponibilità alla formazione di un tavolo dedicato al tema dell’accesso ai contributi pubblici che il ddl chiede di vincolare al rispetto dei diritti contrattuali dei lavoratori. Il primo firmatario ha chiesto e ottenuto dall’assessore la disponibilità a verificare la possibilità di definire alcuni emendamenti condivisi che recepiscano le osservazioni emerse dalle audizioni di oggi.

 

 

Riccardo Salomone. Bene la promozione, ma meglio evitare invasioni di campo.

Il coordinatore degli Stati generali del lavoro, Riccardo Salomone, ha ricordato che in materia di relazioni industriali e sindacali, la questione della legge sì-legge no è da tempo oggetto di studi. E di propendere per il no alla legislazione statale sul tema della contrattazione collettiva. Tuttavia ha aggiunto che questo ddl prevede un intervento “minimale” dell’ente pubblico, vale a dire dalla Provincia. E che questo non è affatto negativo, anzi, perché significa che la Provincia non è intrusiva rispetto ai rapporti tra le forze sociali sindacali e datoriali, la cui primazia va rispettata. La parola chiave che ricorre nel ddl è infatti “promozione”, indicando la volontà della Provincia di limitarsi a promuovere spazi di dialogo. E questo coerentemente con lo Statuto di lavoratori del 1970. Non a caso la legislazione statale è stata sempre molto parca e cauta in materia, prevedendo solo azioni di sostegno alla contrattazione tra le parti sociali. Questo ddl non presenta inoltre per Salomone elementi di intralcio rispetto alle competenze riservate all’ordinamento statale, perché interviene su profili esterni all’azione dei soggetti collettivi (rappresentanze degli imprenditori e dei sindacali dei lavoratori) e ai collettivi collettivi.

In questo senso il provvedimento tenta di ricavare uno spazio per l’intervento della Provincia senza interferire né nei rapporti tra soggetti privati – sindacati datoriali e dei lavoratori – né con le competenze statali. E – ha osservato – mentre la stagione che stiamo vivendo con il Pnrr tende al riaccentramento delle competenze nelle mani dello Stato e dell’Unione europea, è positivo che queste misure riaffidino invece al territorio il “pallino” della regolazione delle relazioni industriali, recuperando in materia una logica federalista. Il docente ha poi commentato gli articoli del ddl. Giudicando in particolare l’articolo 2 una novità rispetto al panorama nazionale, perché in Italia non vi sono territori che abbiano definito accordi quadro territoriali nella certificazione della rappresentanza. Quanto al Comitato dei garanti previsto dall’articolo 3, si tratterebbe per Salomone di “un passo in avanti del Trentino”, che darebbe copertura legislativa ad una dinamica che in altri territori è disciplinata invece su base amministrativa.

L’articolo 4, che mira a subordinare gli incentivi alle imprese al rispetto dei contratti collettivi, è la norma più problematica e delicata del ddl, perché tende ad estendere al massimo il controllo della Provincia sull’applicazione degli accordi tra le parti sociali. Estensione che potrebbe generare delle difficoltà nella fase applicativa, soprattutto per carenza di personale dedicato al controllo pubblico del rispetto della norma stessa. Salomone ha suggerito allora di immaginare una norma più semplice, prevedendo forme di controllo più leggere. Questo non risolverebbe il problema della difficoltà applicativa ma permetterebbe un alleggerimento operativo notevole. Si potrebbe anche procedere con più cautela nell’immettere questa norma nell’ordinamento provinciale, ad esempio prevedendone un’entrata in vigore progressiva. Secondo il professore sarebbe utile disporre di una base conoscitiva sulla situazione del nostro territorio, base conoscitiva che oggi non esiste, per le diverse aziende e i diversi luoghi di lavoro dal punto di vista della rappresentanza e dei contratti collettivi. Infine sull’articolo 5, riguardante la scuola dedicata alle relazioni industriali, Salomone ha ricordato che esistono già istituti e strumenti dedicati, anche se ha apprezzato la proposta di coinvolgere l’Università di Trento.

 

 

Per i sindacati il ddl è condivisibile il ddl. Proposto un emendamento rafforzativo.

Il segretario della Cgil, Andrea Grosselli ha evidenziato i tre principi pienamente condivisibili dai sindacati racchiusi in questo disegno di legge. Il primo è la piena valorizzazione di quel che le parti sociali decidono nella loro autonomia, stimolandole a regolare le relazioni industriali come avviene nei Paesi del Nord Europa, con l’attore pubblico che assume un ruolo di facilitatore. Il secondo principio è la certificazione della rappresentatività sindacale datoriale e dei lavoratori, che evita il problema di una ella competizione sleale tra imprese. La certificazione infatti impedisce che venga meno in un’azienda il rispetto dei contratti collettivi di lavoro e che ne derivi un vantaggio competitivo indebito nei confronti di altre imprese, lucrando sullo sfruttamento dei lavoratori. Terzo principio fondamentale per i sindacati: la cultura delle relazioni sindacali che il ddl prevede di sviluppare attraverso la scuola, da rafforzare anche se già esiste, sostenendo soprattutto il tema della partecipazione. Su questo punto i sindacati propongono un emendamento al ddl che non si limiti a permettere l’accesso ai contributi alle imprese che garantiscono condizioni di lavoro dignitose ai propri addetti e il rispetto degli stipendi contrattuali, ma preveda di aumentare i contributi alle aziende che nei loro accordi prevedono istituti partecipativi.

Occorre per questo potenziare il Servizio lavoro della Provincia nella sua opera di controllo per poter accertare il rispetto di questi vincoli. I sindacati chiedono alla Provincia di accelerare il percorso di approfondimento di questo tema per arrivare a una soluzione adeguata. E ha auspicato in tal senso una legge-quadro che fissi i principi della rappresentanza sindacale e datoriale certificata per garantire una corretta concorrenza delle imprese. In definitiva per Grosselli questo ddl è positivo perché rispettoso dell’autonomia delle parti. Ma ha aggiunto che i sindacati sono disposti a collaborare per definire una legge-quadro che attui il più velocemente possibile questi principi. Il segretario della Cgil ha infine sollecitato la Provincia a confrontarsi con i sindacati attraverso un apposito tavolo, per darsi regole proprie anticipando le iniziative che stanno profilandosi a livello nazionale anche su questi temi.

Ancora per la Cgil, Maurizio Zabbeni è entrato nel merito degli articoli del ddl, a suo avviso coerente con i cosiddetti “contratti leader” già sperimentati a livello nazionale. In sostanza con i contratti leader è prevista la concessione di incentivi solo alle aziende che ne rispettino l’applicazione. Particolarmente importante secondo Zabbeni è l’articolo 3 che prevede l’istituzione del Comitato dei garanti, visto che il Servizio lavoro della Provincia non ha oggi un ruolo attivo in quest’ambito. Zabbeni ha infine illustrato la proposta di un emendamento che preveda un tavolo tecnico tra le parti che permetta di arrivare a definire accordi per garantire al tempo stesso l’accesso alle incentivazioni e la tutela contrattuale dei lavoratori. Infine sulla proposta della scuola, secondo i sindacati andrebbe previsto anche il concorso, oltre che dell’Università di Trento, anche di TSM-Lares.

Il segretario della Uil Michele Bezzi ha sottolineato l’importanza di garantire con questo ddl l’applicazione dei contratti collettivi di riferimento, sia per evitare la concorrenza sleale tra le imprese sia per assicurare il pieno rispetto dei diritti dei lavoratori. Anche Bezzi ha auspicato che la Pat si limiti a sostenere dall’esterno la contrattazione collettiva, che deve rimanere in capo alle parti sociali. Anche a suo avviso, infine, occorre che il ddl preveda il coinvolgimento del Servizio lavoro nel Comitato dei garanti e che la Provincia sottoscriva la convenzione introdotta a livello nazionale per la certificazione della rappresentanza. .
Il consigliere del Pd che ha proposto il ddl ha apprezzato le osservazioni rendendosi disponibile a valutarne il recepimento nel testo, “aperto – ha assicurato – a contributi migliorativi”.

 

 

Il Coordinamento imprenditori. Salvaguardare l’autonoma negoziazione delle parti.

Folta la delegazione degli imprenditori, guidata da Alessandro Ceschi per la Federazione delle cooperative, presenti Andrea Marsonet per Confindustria, Giannina Montaruli per Confcommercio, Deborah Battisti per l’Associazione artigiani, Aldi Cekrezi per Confesercenti, Roberto Pallanch per l’Associazione albergatori. Gli imprenditori, ha riferito Ceschi rinviando per i contenuti delle osservazioni al documento (allegato) concordato e inviato dal Coordinamento imprenditori, riconoscono la rilevanza del tema a cui il ddl è dedicato, giudicando fortemente positivo l’attuale sistema trentino a questo livello, al netto di alcune situazioni critiche. Il sistema trentino delle relazioni sindacali tra imprenditori e organizzazioni sindacali dei lavoratori, ha sempre fronteggiato autonomamente e per lo più nel migliore dei modi anche le crisi aziendali più difficili.

Gli imprenditori auspicano di essere resi partecipi del tavolo di approfondimento congiunto che potrà essere dedicato dalla Provincia a questo tema che però – ecco il nocciolo della loro valutazione – va sempre lasciato all’autonoma negoziazione delle parti sociali, datoriali e sindacali, evitando o tutt’al più minimizzando a livello solo amministrativo, ma non legislativo, l’intervento pubblico esterno. Quanto alla proposta di una scuola delle relazioni sindacali, gli imprenditori hanno osservato che esiste già un soggetto formativo impegnato su questo versante, che è TSM Lares, che rende inutile creare un altro organismo apposito su questo terreno. Marsonet ha ricordato l’importanza del primo accordo sottoscritto proprio nella nostra provincia sulla certificazione della rappresentanza da parte di Confindustria Trento, che – ha garantito – appoggia quindi pienamente un impegno in questa direzione. Per Battisti, portavoce degli artigiani, ha sottolineato la necessità di certificare la rappresentanza perché questa è anche una partita che si gioca sul piano nazionale. Montaruli di Confcommercio ha condiviso la richiesta di un confronto ad un tavolo apposito con le organizzazioni sindacali. Per gli albergatori, Pallanch ha dichiarato il consenso della categoria imprenditoriale per il contenuto del documento del Coordinamento, precisando che nel caso di una autonomia speciale come quella del Trentino vi sono realtà associative datoriali come l’associazione albergatori, che non rientrano nelle associazioni imprenditoriali nazionali. E ha chiesto di tenerne conto nella formazione del tavolo di confronto sui temi della certificazione della rappresentanza e delle relazioni industriali, perché l’Asat non sia esclusa come è accaduto in altri casi.

 

 

Il primo firmatario propone di concordare gli emendamenti con l’assessore.

Il consigliere del Pd, primo firmatario del ddl, ha detto di non credere che sia possibile che i soggetti auditi abbiano avuto il tempo di ascoltare anche il parere espresso dagli altri soggetti e in particolare quello del presidente dell’Agenzia del lavoro Riccardo Salomone. Il professore – ha ricordato il consigliere – ha evidenziato la necessità di focalizzare l’intervento legislativo su alcuni aspetti rispetto ai quali il soggetto pubblico Provincia non deve esorbitare dai propri spazi. Occorre allora concentrarsi come Provincia sulla opportunità di creare una cornice legislativa che sia un punto di equilibrio tra ciò che le parti sociali decidono di fare autonomamente e un patto pubblico-privato per lo sviluppo come quello recentemente prefigurato a livello nazionale fra il premier Draghi e il presidente di Confindustria Bonomi.

L’esponente del Pd offerto la sua disponibilità a collaborare alla definizione di emendamenti condivisi al ddl per evitare di presentarne diversi in ordine sparso, in modo da migliorare il ddl. Si tratterebbe a suo avviso di lasciar sedimentare le osservazioni emerse oggi, dandosi il tempo per potersi incontrare appositamente in modo da concordare come perseguire gli obiettivi sui quali è emersa una sostanziale convergenza di tutti. Giudicando, infine, ricca di spunti l’audizione di oggi, ha suggerito un incontro con la Giunta per far tesoro di queste osservazioni, concordare gli emendamenti e convocare poi nuovamente la Commissione non appena questo confronto costruttivo sarà concluso. Il presidente della Commissione ha ricordato al riguardo che la Seconda Commissione dovrà concludere l’esame del ddl il 19 ottobre per approdare alla discussione finale e al voto in aula nella sessione in programma tra il 9 e l’11 di novembre.

 

 

In allegato, tutti i documenti con le osservazioni, comprese quelle del Consiglio delle autonomie locali che non ha potuto partecipare alle audizioni di oggi.

 

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