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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

CARLO ANDREOTTI * TRENTINO – SCIOPERO SCUOLE INFANZIA: « È TROPPO TARDI CERCARE UNA VIA DI USCITA ATTRAVERSO IL DIALOGO E IL CONFRONTO? SAREBBE SCELTA DI BUON SENSO »

Sciopero nella scuola dell’infanzia Sindacati e brutti pensieri.

 

Caro direttore,
in tempi non sospetti (assemblea annuale delle Federazione provinciale scuole materne, gennaio 2019) avanzai la proposta che le assemblee sindacali delle lavoratrici e lavoratori delle scuole dell’infanzia (insegnanti e personale d’appoggio) venissero tenute al di fuori dell’orario di apertura delle scuole stesse. Questo per evitare alle famiglie, composte anch’esse da lavoratrici e lavoratori, il disagio derivante dal dover rinunciare a una giornata lavorativa per accudire ai propri figli, chiedendo un permesso non retribuito al proprio datore di lavoro, o ricorrendo a occasionali baby sitter.

La Provincia dal canto suo, avrebbe dovuto farsi carico di riconoscere la partecipazione a tali assemblee come ore di lavoro straordinarie a tutti gli effetti e come tali essere retribuite. Una soluzione di questo genere avrebbe fatto salvi i sacrosanti diritti sindacali e nel contempo avrebbe evitato gravi disagi ad altri lavoratori (le famiglie dei bambini). La proposta rimase lettera morta.

Il tema delle relazioni sindacali nel mondo della scuola dell’infanzia si ripropone ora in tutta la sua attualità.

La decisione della Giunta provinciale di tenere aperte le scuole nel mese di luglio ha provocato forti reazioni. Né sindacati, né organizzazioni scolastiche sono tuttavia riuscite a far recedere la Provincia dalla sua decisione: nel mese di luglio le scuole dell’infanzia rimarranno aperte.

Dal canto loro le forze sindacali hanno ora proclamato una giornata di sciopero per giovedì prossimo, 24 giugno. E’ prevalsa purtroppo la logica della “guerra fra poveri”, nonostante l’autorevole parere del segretario della Cgil, Andrea Grosselli che, inascoltato, aveva proposto “di trovare un modo diverso per contestare la riapertura di luglio, più consono al nostro ruolo, uno sciopero alternativo che mantenga la relazione di fiducia con le famiglie”.

Ad essere penalizzate dallo sciopero infatti ancora una volta saranno le famiglie dei bambini e non la Giunta provinciale. Lo sciopero insomma anziché creare pressione e disagio al datore di lavoro, come dovrebbe essere, andrà a crearla ad altri lavoratori, vale a dire alle famiglie dei bambini che dovranno sopportarne tutti gli oneri conseguenti. Si rischia oltretutto l’autogol, perché il malumore delle famiglie più che sulla Provincia si riverserà sugli stessi sindacati e magari anche sulle maestre colpevoli unicamente di aver aderito a uno sciopero proclamato dalla loro sigla sindacale di appartenenza.

Le stesse motivazioni dello sciopero inoltre sembrano piuttosto deboli trattandosi in definitiva di uno sciopero di protesta contro una decisione ormai irreversibile. Ancora una volta, per usare un linguaggio di moda, e con la condivisa eccezione del segretario della Cgil, Andrea Grosselli, Giunta provinciale e sindacati sono stati fortemente “divisivi” non essendo riusciti ad evitare la logica del muro contro muro (se mai abbiano cercato di evitarla). Inutile a questo punto cercare, o rinfacciarsi puerilmente la colpa.

Domande: a un tavolo di trattativa fallito, ma che pur c’è stato, si è discusso, al di là di un sacrosanto diritto al rispetto, di garanzie per i lavoratori e per i bambini? Di ambiente scolastico idoneo in tempo di canicola? di presenza nelle scuole di idonei impianti di raffrescamento? di spazi all’aperto ombreggiati? di esigenza per le insegnanti, già provate da un anno di lavoro duro come pochi, di avere orari di lavoro ridotti (possibile, data la forte diminuzione del numero delle classi)? di poter garantire loro almeno un giorno di riposo in settimana come avviene nelle scuola secondaria? di predisporre un canovaccio di lavoro più leggero e più mirato rispetto ai progetti sui quali si è intensamente lavorato durante l’anno? di mille altri aspetti che sicuramente mi sfuggono? E comunque, se sì, aver scelto di scioperare a soli 7 giorni dalla fatidica data del primo luglio fa legittimamente pensare ad uno sciopero esclusivamente rivendicativo e non propositivo.

Una seria politica del dialogo penso che qualche risultato positivo lo avrebbe prodotto. Voler mostrare i muscoli può anche portare a raccogliere qualche sterile consenso, ma non certo a migliorare una situazione che poteva essere affrontata in maniera diversa e più produttiva per tutti.

E’ davvero troppo tardi per cercare una via di uscita attraverso il dialogo e il confronto? Sarebbe una scelta di grande buon senso, perché quella dello scontro frontale è destinata a lasciare sul terreno soltanto vittime (anche innocenti). Ma di buon senso, di questi tempi, in giro se ne vede davvero poco.

 

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Carlo Andreotti
Presidente scuola materna Canossiane