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UNIONE SINDACALE BASE * AUMENTI AMMINISTRATORI P.A.: « AL SINDACO DI TRENTO (EX SEGRETARIO CGIL) 11.040 EURO AL MESE, COSTO INDENNITÀ CHE SALIRÀ A 12 MILIONI DI EURO MA TOLTI SOLDI AI SERVIZI »

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15.56 - giovedì 24 novembre 2022

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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IO SONO IO E VOI SIETE UN C….

La famosa frase del marchese del Grillo bene sintetizza l’ultima misura di aumento per gli amministratori locali che in un paese dove la povertà aumenta in maniera esponenziale gli amministratori locali trentini si regalano aumenti dal 50% al 100% nei comuni piccoli. Un sindaco di un comune di 5.000 abitanti percepirà 5.549 euro al mese. Lo stipendio che un operatore dei servizi che quel sindaco ha affidato in appalto percepisce in 6 mesi.

Il sindaco di Trento, ex segretario generale della Cgil trentina, si accontenta di incassare 11.040 euro al mese. La vergogna di questi aumenti si commenta in una sola cifra: il costo delle indennità salirà a 12 milioni di euro, soldi tolti ai servizi.

Ma lo scandalo di questi aumenti non è solo nelle cifre. Ciò che dovrebbe indignare è l’insensibilità della politica verso la sofferenza da cui sono stati travolti larghi settori della popolazione: basti pensare che metà degli italiani vive con un reddito che è al di sotto delle soglie per l’imposizione fiscale di 8 mila euro.

La risposta del governo Meloni è tassare al 15% le partite IVA sino ad 85.000 euro, mentre un lavoratore dipendente con un reddito superiore ai 28 mila euro dà allo Stato il 35% del proprio reddito. Nessuno inoltre ricorda che, tra il 2019 e il 2020, i salari sono scesi del 5,9% e negli ultimi 30 anni si è ridotto il potere d’acquisto del 3%, a fronte di un incremento superiore al 30% di Germania e Francia. La Svezia segna un aumento del 63%.

Appare evidente che il problema dell’Italia oggi, non sia il Reddito di Cittadinanza, ma la mancanza di interventi sui salari di lavoratori e famiglie, che sempre più difficilmente arrivano alla fine del mese, rimettendo finalmente al centro delle scelte politiche il lavoro dipendente.

Occorre un cambiamento radicale delle politiche economiche, rilanciando una significativa redistribuzione della ricchezza, attraverso una maggior prelievo fiscale su rendite, capitali e patrimoni, dato che il 20% della popolazione possiede il 70% della ricchezza, a fronte di un 20% povero che deve accontentarsi dell’1,3%.

Un equo prelievo fiscale difende il potere d’acquisto dei redditi bassi attraverso la gratuità della sanità, dell’istruzione, del trasporto pubblico locale.
Occorre reintrodurre un adeguamento automatico dei salari all’inflazione: il 12% in meno di potere d’acquisto equivale a due stipendi all’anno che vanno in fumo.

Occorre un massiccio finanziamento dello stato sociale dato che, se non si interviene subito, la spesa sanitaria nei prossimi tre anni crollerà del 14,3% in proporzione al PIL e le altre spese per lo stato sociale del 13,5%. La spesa per i dipendenti pubblici scenderà del 13% (Fonte: Corriere della sera). Occorre ridare diritti e cittadinanza ai lavoratori e alle lavoratrici di qualsiasi nazionalità.

Occorre cambiare rotta, per questa ragione USB ha indetto assieme ad altre sigle del sindacalismo di base uno sciopero Generale per il prossimo 2 dicembre ed una manifestazione nazionale a Roma il 3 dicembre sotto lo slogan Abbassare le armi, alzare i salari.

 

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Unione Sindacale di Base
del Trentino Alto Adige

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