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LETTERE AL DIRETTORE

WALTER PRUNER * CORRIERE TRENTINO – PRIMA PAGINA 9/11: «CORTE COSTITUZIONALE E TERZO MANDATO, SPARIGLIEREBBE IL LANCIO IMMEDIATO DI UNA CANDIDATURA DEL CENTROSINISTRA»

Scritto da
10.10 - domenica 9 novembre 2025

Gentile direttore Franceschi,

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “Corriere del Trentino”, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

Walter Pruner

 

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Con l’esito della Corte Costituzionale in tema di terzo mandato lo sparigliamento delle carte è fatto obbligato, non più un’opzione; a destra del panorama locale come a sinistra.

La rinuncia al Presidente uscente costituisce il punto dirimente da cui l’attuale maggioranza ripartire con un ragionamento di costruzione di leadership. Senza leadership riconosciuta ogni appuntamento elettorale diventa improbabile nei suoi esiti. La legge elettorale vigente ma prima ancora il messaggio popolare che viene dal basso presuppone l’esistenza di una guida riconosciuta ed autorevole, e questo prima ancora di un programma.

In ragione di ciò il post Fugatti, obtorto collo, diventa tema da primo fascicolo operativo in capo ad una compagine noncurante, fino ad ora, di ricercare altro che non fosse stata la conferma dell’uomo di Avio.

I generici di Donzelli in regione, hanno negli ultimi anni calcato la scena secondo logiche muscolari e frontali che hanno, di fatto, favorito le fortune dei loro storici antagonisti della Stella alpina a Bolzano e della Lega a Trento. Oggi un loro cambio di strategia è nelle cose, stante il saldo deficitario in tema di rimanenza consiliare ed abbandoni più o meno “spintanei” all’ombra del braciere tricolore.

Dalla qualità della gestione della “anomalia” tricolore in Trentino, nei rapporti da sempre urticanti interni alla coalizione, dipende l’esito di una partita che a Roma la Meloni sta gestendo, anche lì in difetto di minima classe dirigente, ma con l’autorevolezza della sua leadership. Qui la soluzione del tema è ancora in fase embrionale.

Vi si contrappone, a questa linea, quella preferita dall’attuale presidente della Provincia della Provincia autonoma di Trento, che ha delegato da tempo a lavorare per una soluzione civico autonomista: con la complicata complicità di Stelle alpine, moglie dalle tante voglie, e le civiche dal peso specifico oggi forse difficilmente compensativo rispetto alla corazzata meloniana. Sul punto di caduta all’interno di queste principali derive, si gioca molto della partita interna alla destra centro di questo governo provinciale.

L’occasione invece per l’attuale minoranza è ghiotta sotto il profilo del contropiedismo politico che, come ci narra la scuola pallonara, viene adottato nello sport in costanza di pronostici sfavorevoli, in cui la speranza è quella del catenaccio e poi del contropiede. Nel mentre a destra si discute tra ricerca di candidato e tentativi elettorali riformisti “ad usum Delphini”, il lancio immediato di una candidatura definitiva da parte del centro sinistra spariglierebbe certamente.

Anche per l’ Alleanza democratica autonomista si tratterebbe di operare uno strappo inerziale verso un’ opzione più coalizionale o più partitica, scelta comunque complessa ma in ogni caso passaggio obbligato prima o poi.

La calendarizzazione degli appuntamenti elettorali prossimi, politiche 2027 e provinciali 2028 nasconde, subdolamente, la tentazione di una soluzione pubblica dei propri destini politici. Mi auguro che ciò non avvenga perché è già bassa la possibilità di invertire il tasso disaffettivo elettorale, ed una nefasta variabile come quella di due chiamate al voto provinciale nell’arco di un anno e mezzo rappresenterebbe tasso di discredito insopportabile per la credibilità dell’intero sistema.

Al netto di quelle che saranno le motivazioni della Consulta, il contesto attuale mostra la corda di un ragionamento latitante, gravemente latitante. Si è giunti a questa situazione forzando le ragioni principe che informano ogni riforma strutturale, e quella elettorale è tra queste forse la prima; l’effetto è stato quello di utilizzare la tecnicalità non per armonizzare la norma ma per un uso strumentale di quest’ultima per scopi altri. Non ci si meravigli che questo sia avvenuto.

Ma se puntiamo ad un’ Autonomia di eccellenza, che sappia differenziarsi per caratura e brillantezza istituzionale, inseguendone caratteri virtuosi di partecipazione e rispetto delle parti, la strada è un’altra. Sul piano di modalità e tempistiche il disegno di legge “salva presidente” è legittimo solo sul piano formale: un po’ poco.

Nei fatti non è stato partecipato dalla comunità, è stato politicamente preteso, imposto muscolarmente all’ Aula, non parlamentarizzato, completamente disancorato da un cittadino che, di questa straordinaria accelerazione, oltre a non averne percepito l’ urgenza, ne ha colto solo la natura di salvacondotto personale.

Tutto ciò si poteva e doveva prevenire. Il senso dell’Istituzione non passa dalle feritoie dei numeri usati come proiettili.

 

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Walter Pruner

Trento

 

 

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