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LETTERE AL DIRETTORE

AVV. VALERIA PAROLARI * DOLOMITI ENERGIA: «LA BONTÀ DELL’OPERAZIONE SI MISURERÀ SULLA CAPACITÀ DI INNOVARE E COMPETERE»

Scritto da
09.30 - giovedì 4 giugno 2026

Gentile direttore Franceschi,

 

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “l’Adige“, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

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Avv. Valeria Parolari

 

Quando un’impresa gestisce risorse strategiche come l’acqua e l’energia, il dibattito non può limitarsi ai dividendi e alle quotazioni di mercato.

Dolomiti Energia non è nata per produrre dividendi, ma per garantire che una risorsa strategica del territorio, l’acqua e l’energia che da essa deriva, restasse sotto un controllo coerente con gli interessi della comunità trentina. La società nasce infatti per dare attuazione all’autonomia provinciale nella gestione delle risorse idriche. Oggi il dibattito riguarda la possibile quotazione in borsa e la domanda che ne deriva è semplice: questa scelta può mettere a rischio i principi per cui Dolomiti Energia è nata?

Credo che il valore di una società pubblica che gestisce beni essenziali non possa essere misurato soltanto in termini patrimoniali. Esistono elementi che il mercato fatica a valutare pienamente: la sicurezza energetica del territorio, la capacità di programmare investimenti di lungo periodo, il controllo delle concessioni idroelettriche, il mantenimento sul territorio dei centri decisionali e la possibilità di orientare le scelte industriali verso l’interesse collettivo. Si tratta di un valore strategico e istituzionale che va oltre il semplice bilancio.

Detto questo, sarebbe un errore trasformare la discussione in uno scontro ideologico tra pubblico e privato. Non sempre il pubblico è migliore del privato e non sempre il privato è migliore del pubblico. Esistono esempi eccellenti e cattivi in entrambi i campi. Anche le società a controllo pubblico hanno conosciuto inefficienze, scelte discutibili, nomine non sempre fondate sul merito e difficoltà nel prendere decisioni rapide.

Per la stessa ragione, sarebbe sbagliato sostenere che l’ingresso di capitali privati costituisca automaticamente un rischio. In molti casi l’apporto di competenze, capitali, cultura manageriale e capacità di innovazione provenienti dal settore privato ha contribuito a rafforzare imprese e servizi. La presenza di investitori privati può rappresentare uno stimolo positivo, purché non venga meno la capacità di perseguire gli obiettivi strategici della comunità.

Se Dolomiti Energia verrà quotata in borsa, dovrà quindi essere garantito un controllo pubblico effettivo e stabile nel tempo. Non per ragioni identitarie o ideologiche, ma perché opera in un settore che riguarda beni essenziali per la collettività. Le decisioni fondamentali, dall’utilizzo delle risorse idriche alle politiche energetiche, dagli investimenti infrastrutturali al rapporto con il territorio, devono continuare a rispondere a una visione di interesse generale.

Ma il punto più importante, a mio avviso, è un altro. Il settore energetico sta vivendo una trasformazione paragonabile a una nuova rivoluzione industriale. Nei prossimi decenni non basterà gestire bene gli impianti esistenti. Sarà necessario investire in accumulo energetico, reti intelligenti, comunità energetiche, digitalizzazione dei consumi, idrogeno, intelligenza artificiale applicata alla gestione delle reti, efficienza energetica e nuove tecnologie ambientali.

Per affrontare questa trasformazione serviranno capitali ingenti, ma soprattutto ricerca, innovazione e competenze.
La vera domanda, quindi, non è soltanto se quotarsi o meno. La vera domanda è come garantire a Dolomiti Energia le risorse necessarie per essere protagonista della transizione energetica e non una semplice spettatrice.
Per questo motivo Dolomiti Energia non dovrebbe essere considerata soltanto una fonte di dividendi per gli enti pubblici soci. Dovrebbe essere vista come uno strumento di sviluppo territoriale.

Una parte significativa degli utili potrebbe essere destinata stabilmente alla ricerca, alla collaborazione con università e centri scientifici, alla sperimentazione di nuove tecnologie e alla formazione di competenze avanzate sul territorio. La vera eredità da lasciare alle future generazioni non è semplicemente una società che produce utili, ma una società capace di competere nei mercati energetici del futuro mantenendo al tempo stesso il proprio radicamento territoriale.

L’autonomia non consiste soltanto nel conservare il controllo di una risorsa. Consiste anche nella capacità di costruire il futuro. Se il Trentino vuole continuare a essere protagonista nel settore energetico, deve dotarsi degli strumenti finanziari, tecnologici e scientifici necessari per affrontare le grandi trasformazioni in atto.

Per questo il dibattito sulla quotazione non dovrebbe ridursi a una contrapposizione tra favorevoli e contrari al mercato. La questione decisiva è capire se l’operazione consentirà a Dolomiti Energia di rafforzare la propria capacità di innovare, investire e competere, mantenendo al tempo stesso il legame con il territorio e la tutela dell’interesse generale. È su questo terreno che andrà misurata la bontà della scelta.

 

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