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LETTERE AL DIRETTORE

GIANNI KESSLER * UCRAINA: « UN POPOLO DISPOSTO AL SACRIFICIO ESTREMO, PUR DI DIFENDERE IL PRINCIPIO DI INDIPENDENZA E IL DIRITTO AD ENTRARE NEL MONDO OCCIDENTALE »

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16.36 - venerdì 04 marzo 2022

Ogni giorno parlo con i miei contatti ucraini. La mamma che passa le notti in cantina con il bambino, fingendo che sia un gioco; la maestra in pensione che aiuta al centro di raccolta di materiale per i soldati e poi a riempire le bottiglie Molotov; la giovane famiglia che vorrebbe scappare dalla città sotto le bombe, ma il confine è troppo lontano e il viaggio troppo pericoloso; l’impiegata che finito il lavoro fa il suo turno di guardia armata per fermare i sabotatori russi; l’attivista che ha fatto le battaglie per l’Ucraina libera dalla corruzione nella UE, che sa di rischiare la vita e tutto quello per cui ha lottato se i russi riusciranno a occupare Kyiv; il poliziotto russofono, un tempo scettico sulla nuova Ucraina ed ora in prima linea per difenderne l’indipendenza contro i carri armati russi.

Chiedo come hanno passato la notte nei rifugi, come stanno i bambini; raccomando di non correre troppi pericoli; mi informo di cosa hanno bisogno; assicuro solidarietà e il ricordo nelle preghiere.

Loro ringraziano per le preghiere, ma mi chiedono di inviare medicinali, materiale sanitario, di far conoscere la loro situazione a tutto il mondo. E soprattutto di spingere i governi ad azioni concrete per fermare Putin, inviare armi per difendersi dai carri russi.

Mi sento sempre più a disagio. Percepisco qualcosa di sgradevole in me, in noi spettatori occidentali, che dal divano di casa facciamo tifo per gli ucraini, per una causa a cui i nostri Paesi non sono disposti a aderire.

Una posizione che rischia di far salire il prezzo della pace, che sarà pagata solo con il sangue ucraino. Ecco un popolo disposto al sacrificio estremo per difendere il principio di indipendenza e il diritto a entrare nel mondo occidentale, mentre gran parte dell’Occidente è stanco e cinico, apparentemente privo di una missione, di un ideale. Per anni un pragmatico conservatorismo ha preferito fare affari con i dittatori, che ne hanno approfittato per rafforzarsi e per estendere la loro influenza sui nostri Paesi.

Dall’altra parte, retaggi ideologici e di lotte passate, forniscono oggi comode spiegazioni e giustificazioni all’aggressore, che ignorano completamente la volontà o l’esistenza stessa del popolo aggredito (“è colpa della NATO”; “il conflitto NATO-Russia”). E un pacifismo imbelle vorrebbe che gli ucraini si difendessero a mani nude dai carri russi.

Non so quanto i miei amici in Ucraina conoscano queste posizioni. Ma rintanati nelle cantine, o con un vecchio fucile al posto di blocco la notte, con le bottiglie molotov sui davanzali, so che si sentono lasciati soli, traditi da quell’Europa per cui hanno lottato. E per cui ora pagano un prezzo tanto alto.

Negli ultimi giorni qualcosa forse sta cambiando. Sulla spinta anche emotiva dell’opinione pubblica, governi e istituzioni europee hanno cambiato registro (importante il discorso di Draghi al Senato), sanzioni effettive fanno almeno sentire da che parte stiamo, la solidarietà popolare si mostra generosa nell’accoglienza dei profughi vittime della guerra.

Ma i miei amici in Ucraina non sanno se il loro rifugio sarà colpito da un razzo stanotte, se il loro marito o la loro moglie tornerà dal turno di guardia. Non sanno quante ore o giorni ancora potranno resistere Kyiv e il loro Paese.

Mi sento ispirato da quello che rappresentano con la loro lotta per l’indipendenza e la libertà, e al tempo stesso svergognato dal loro esempio. E fatico sempre più a chiamarli.

 

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Gianni Kessler

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