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LETTERE AL DIRETTORE

FRANCA PENASA * REPLICA A SGARBI: « L’HABITAT DI CUI GLI ORSI SI SONO IMPOSSESSATI NON È DEMANIO STATALE O PROVINCIALE, SI TRATTA DI PROPRIETÀ PRIVATE »

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08.46 - mercoledì 15 marzo 2023

Gentile direttore Franceschi,

chiedo rispetto per la popolazione che vive in montagna. Ritengo utile un piccolo esercizio di memoria per ricordare che la reintroduzione dell’orso mediante il progetto Life Ursus è stata voluta dal Parco Adamello Brenta che presentava il progetto come “ Il più ambizioso intervento di conservazione attiva della fauna mai tentato in Italia “. Il progetto, venne approvato da parte di tutte le Istituzioni di riferimento, Provincia autonoma di Trento compresa, nel febbraio del 1998. Merita ricordare che a livello nazionale sia il Ministero della Sanità che il Ministero delle politiche Agricole evidenziarono aspetti di criticità che poi furono superati. Peraltro anche importanti funzionari del Ministero dell’Ambiente, in via riservata, esprimevano preoccupazione per il progetto prevedendo le situazioni problematiche e gravi che sono diventate cronaca negli anni successivi.

Il Parco Nazionale dello Stelvio, allora in gestione al Corpo Forestale dello Stato, non ha mai condiviso la proposta di reintroduzione dell’orso, limitandosi ad un progetto riguardante il Gipeto, proprio nel rispetto della popolazione insediata nei territori montani.
Si parlò al tempo di un sondaggio d’opinione con risultati sorprendenti , il 70% a favore della reintroduzione. Io abito in una delle Valli limitrofe a quella del rilascio e non conosco nessuna persona che si ricordi di essere stata coinvolta da questo sondaggio. Un sondaggio di questi giorni invece, ha dato un risultato chiaro, il 54,2% ha risposto che la presenza dell’orso è incompatibile con l’uomo e che per questo devono essere trasferiti in altre aree geografiche maggiormente congrue per la loro accoglienza.

Su questo punto, sappiamo che almeno un orso ha già un ospitalità sicura nel giardino di Vittorio Sgarbi e speriamo che anche l’on. Michela Brambilla abbia disponibilità di un’area sufficientemente vasta per collocarne un altro, così almeno 2 saranno sistemati. Mi riferisco alle proprietà nelle quali collocare questi animali in quanto, l’habitat di cui si sono impossessati non è demanio statale o provinciale ma si tratta per lo più di proprietà private nelle quali gli abitanti della montagna esercitano i loro diritti di uso civico (che credo né Sgarbi né Brambilla conoscono).

La legge 168 sancisce per la proprietà di Uso civico il diritto demaniale – quindi riconosce il diritto di proprietà. La Corte Costituzionale ha più volte difeso l’esercizio dei diritti di uso civico che consentono l’uso sostenibile delle risorse naturali con la presenza attiva e libera dell’uomo.
Oggi sulle nostre montagne la presenza dell’uomo non può più essere né attiva né libera e quindi, a noi abitanti della montagna viene negato un diritto essenziale , quello della nostra libertà. Questo problema incide pesantemente sul valore della nostra Autonomia in quanto non si può parlare di Autonomia senza l’elemento identitario che necessita però di uno spazio identitario che è una combinazione uomo – natura . Combinazione che oggi viene messa a rischio dalla mancata tutela proprio degli spazi identitari legati alla montagna.

Considerato che gli episodi gravi continuano a ripetersi ( anche quelli riferiti a persone che sono morte in montagna in situazioni inspiegabili ) e sono destinati ad aumentare, è indispensabile individuare responsabilità precise per la richiesta di indennizzi in quanto, la presenza dell’orso reintrodotto non è una presenza che si riferisce a un animale come elemento della legge naturale del sistema naturale ma, nel caso di reintroduzioni siamo in presenza di una deviazione , deviazione che ha portato ad problema tecnico.

A mio avviso quindi, chi si è assunto la responsabilità di una modifica dell’ambiente naturale nell’anno 1999 (1° rilascio di orso del progetto Life Ursus ) ora deve rispondere dei danni che questa deviazione della natura sta causando con sempre maggiore intensità. Forse è il tempo di dare vita ad un’azione congiunta di responsabilità perché chi difende oggi la presenza dell’orso si rifà ai cartoni animati e generalmente vive in città. Noi montanari non siamo un fumetto , siamo gente seria, persone che vogliono difendere il proprio diritto di libertà. – Franca Penasa – già Sindaco di Rabbi , Presidente del Comitato di Gestione per la P.A.T del Parco Nazionale dello Stelvio , Consigliere provinciale e regionale.

 

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Franca Penasa

 

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