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Intervista Procuratore regionale Corte Conti dottor Marcovalerio Pozzato

I devastanti incendi che stanno sconvolgendo l’Australia producono effetti drammatici non solo per la perdita di vite umane, di milioni di ettari di ecosistemi forestali e per la morte di milioni di animali selvatici e domestici. Effetti secondari ma non meno drammatici sono quelli che le centinaia di tonnellate di cenere e detriti prodotti dagli incendi hanno e avranno sull’ambiente e sulla salute umana nei prossimi mesi.

In questo momento, più di 10 milioni di ettari di foreste (un’area estesa come il Portogallo) sono stati bruciati, principalmente nel sud-est del continente. E milioni di tonnellate di cenere sono pronte ad essere trasportate nei corsi d’acqua e nei laghi.

Laghi, fiumi e riserve idriche. Quando grosse quantità di cenere finiscono nei fiumi, nei laghi e in mare, è altamente probabile che inquinino le riserve d’acqua e uccidano la fauna acquatica. Ed è proprio questo che sta accadendo in Australia da settimane: cenere, fuliggine e foglie carbonizzate si sono accumulate su suolo, e se da un lato le piogge di questi giorni stanno spegnendo alcuni focolai, dall’altro rischiano di rendere più difficoltose le operazioni a causa del fango e di innescare un nuovo dramma ecologico. L’accumulo di nutrienti nelle acque favorirà lo sviluppo di cianobatteri, creando problemi per la depurazione e quindi l’approvvigionamento di acqua potabile, già carente a causa dell’ondata di calore e aridità che sta colpendo le aree più interessate dagli incendi. Gli effetti saranno devastanti anche per le specie che popolano i fiumi e gli specchi d’acqua dolce, tra cui numerose endemiche australiane.

Vita marina. L’acqua dei fiumi viaggia verso il mare: la cenere e la fuliggine che finiscono nei corsi e nei bacini d’acqua, una volta che questi sedimenti arrivano agli oceani può avere impatti anche sulla fauna marina. Infatti il materiale più fine può occludere le vie respiratorie o branchiali e di alimentazione degli organismi filtranti come cozze, spugne e coralli.

A rischio anche i ghiacciai. Fra i ghiacciai a rischio ci sono quelli neozelandesi, che si stanno tingendo di color grigio-arancio a causa delle ceneri e dei fumi trasportati dal vento. Un processo che non impatta solo il paesaggio, ma ha un grave ruolo nell’accelerare il loro scioglimento, già in corso a causa del riscaldamento globale in atto. Il fenomeno, oltre a essere visivamente drammatico, rappresenta un rischio concreto per la sopravvivenza dei ghiacciai stessi. La colorazione più scura, infatti, favorisce l’accumulo di calore e di conseguenza lo scioglimento del ghiaccio.

 

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EMERGENZA AUSTRALIA: NUMERO SOLIDALE WWF FINO AL 29 GENNAIO AL 45585 WWF AUSTRALIA IN PRIMA LINEA NELL’EMERGENZA

Continua intanto la campagna di solidarietà lanciata dal WWF Italia: fino al 29 gennaio si può aiutare l’Australia a curare le migliaia di animali feriti e a ripristinare la loro “casa” appena l’emergenza roghi sarà passata.

“Ogni euro raccolto – dice Marco Galaverni, Direttore Scientifico del WWF Italia – andrà al WWF Australia per sostenere i Centri di recupero dedicati agli animali feriti e scampati alle fiamme. Subito dopo inizierà la parte della ricostruzione. Il WWF ha lanciato una grandissima operazione di riforestazione e ripristino dell’habitat, con obiettivo di piantare o evitare il taglio di 2 miliardi di alberi, per dare un futuro alla straordinaria biodiversità australiana e restituire le risorse necessarie alle comunità locali”.

Ora la situazione sembra migliorare grazie alla pioggia ma siamo ben lontani dal finire questa crisi, visto che mancano due mesi all’autunno e molti roghi sono ancora attivi.

“Già nel 2009 gli scienziati avevano previsto che sarebbe aumentato moltissimo il rischio incendi collegato al cambiamento climatico – conclude Galaverni -. Quello che ci dice la scienza è un fatto, sta a noi decidere se perseverare nelle scelte che portano danni a tutti, non solo a chi le compie. Il cambiamento climatico è globale e non risparmia nessuno. E l’Italia, che è al centro del Mediterraneo, è particolarmente esposta al caos climatico: l’incremento medio delle temperature nella nostra regione è stato superiore all’incremento medio del pianeta. Quello che sta accadendo in Australia, ed è accaduto in Amazzonia, in Siberia, California, potrebbe domani succedere anche da noi”.