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RCC * SOCIAL: PSICHIATRA PAOLO CREPET, « SIAMO DIVENTATI TUTTI DEI CAFONI, PURE I LAUREATI PARLANO COME UN CARRETTIERE »

Crepet: “Social? Fin dall’inizio avevo avvertito che ci sarebbero state conseguenze, anche politiche. Per riassumere un pensiero politico in 180 battute, o sei Ungaretti oppure sei un coglione. Siamo diventati tutti dei cafoni, pure i laureati parlano come un carrettiere. Quando sul mio blog scrivo cose pacate i commenti sono zero, quando invece scrivo cose irritanti, divisorie, partono le invettive. Questo è un grande problema, si chiama demenza digitale. C’è anche una responsabilità dei media, la trasmissione della Gruber viene ripresa dai giornali online perché Cacciari si è incazzato, se Cacciari fa un ragionamento non viene ripreso”.

Paolo Crepet, psichiatra, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sulla chiusura degli account social di Trump. “Io non ho nessun account su twitter e facebook –ha affermato Crepet-. Ho il pc, il telefono, uso google e whatsapp, fine. All’epoca ero uno dei primi a dire che ci sarebbero state conseguenze, anche politiche, con l’avvento dei social. Per riassumere un pensiero politico in 180 battute, o sei Ungaretti oppure sei un coglione. Trump che di social ha ferito, di social perisce. Attenzione, la velocità della tecnologia digitale è tale che anche Trump fra una settimana sarà dimenticato perché ci sarà un altro problema. Siamo diventati tutti dei cafoni, pure i laureati parlano come un carrettiere, anche questo è un problema. Io ho un blog su Huffington Post, quando scrivo cose pacate i commenti sono zero, quando invece scrivo cose irritanti, divisorie, partono le invettive. La pandemia ha aumentato di molti zeri l’uso delle tecnologie digitali, purtroppo molto dei social. Google è un grandissimo strumento di comunicazione, ma anche di ricerca, i social invece servono per dire che hai scolato la pasta. L’età media dei nostri governanti non è mai stata così bassa. Se voi prendete una persona che ha una certa età ragiona in maniera diversa, invece i giovani che sono cresciuti nel mondo digitale, che è molto conservativo, sono una generazione abituata agli yes man perché hai poco tempo per contestare e non ce la fai ad argomentare, fai prima a dire sì. Infatti c’è il like, ma non il dislike. A forza di usare il computer ragioni come un computer. La natura dell’uomo è nel dubbio, il dubbio è intelligenza, se tu togli il dubbio e metti solo certezza, diventi mona come si dice dalle mie parti. Questo è un grande problema, si chiama demenza digitale. E’ un danno enorme per le nuove generazioni. La scuola che verrà deve assolutamente riprendere la manualità, i bambini devono fare i ritagli, i collage, devono giocare col pongo, se tu gli dai un i-pad ad un bambino delle elementari lo freghi, anche perché a casa lo usa già. Se esiste l’intelligenza emotiva, esiste anche la stupidità emotiva e ci siamo arrivati. C’è anche una responsabilità dei media, la trasmissione della Gruber viene ripresa dai giornali online perché Cacciari si è incazzato, se Cacciari fa un ragionamento non viene ripreso”.