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ON. VITTORIO SGARBI * OPERA CARAVAGGIO: « AL MALCONSIGLIERE ZENI, SCRIVI COME SEMPRE IDIOZIE VIVENDO UNA VITA TRISTE »

Al malconsigliere Zeni, che mi scrive, privatamente, insieme alla interrogazione: ”Tutto bene? Rientrato dalla Sicilia?”. “Mai stato in Sicilia. Non ce la fai. Scrivi, come sempre, idiozie, vivendo una vita triste.

La riunione con cui fu deciso il prestito del Caravaggio, alle consuete condizioni di una mostra, sostenendo il restauro e la realizzazione della teca, non fu con Bisesti, ma, a Roma, con Fugatti , Musumeci e i sottosegretario per il Fec, Stefano Candiani.

Era il maggio del 2019. Da li’ è partita la pratica, con tutti i regolari passaggi, ignoti a te, che credevi che il Sindaco di Siracusa”possedesse” il quadro. Sei talmente inadeguato che le tue sole fonti sono i pettegolezzi sui giornali. E continui così. Ecco la mia ricostruzione precisa. Ma so che non capirai”.

Caducita’ delle cose umane. Qui ognuno parla senza sapere. Da più di un anno, diventato Presidente del Mart (Museo di Arte contemporanea di Trento e Rovereto ), ho pensato a come affrontare un problema che mi era stato da più parti posto, in particolare da un eccellente studiosa di beni culturali e di buona amministrazione, Silvia Mazza), quando ero Assessore alla cultura della Regione siciliana.

Mi riferisco alla annosa questione della sistemazione definitiva del capolavoro di Caravaggio, il “Seppellimento di Santa Lucia”, dopo due restauri e lunghe, lunghissime assenze dalla Sicilia: depositato prima al Museo di palazzo Bellomo, poi, per breve tempo, nella sede originale, Santa Lucia alla Borgata; infine, irragionevolmente, in condizioni di grave umidità e per di più sovrammesso a un dipinto di Deodato Guinaccia, in tal modo occultato, nella Chiesa di Santa Lucia alla Badia a Ortigia.

Trascurato da molti anni in questa posizione provvisoria, il dipinto richiedeva e richiede una manutenzione, un controllo dei vecchi restauri, una teca o climabox per salvarlo dall’umidità, e un vetro antieffrazione per proteggerlo dai furti. In un’ideale prosecuzione del mio ruolo di Assessore della cultura alla Regione, ho stanziato, come Presidente del Mart, un finanziamento fino a 350.000 Euro, proveniente da una pubblica amministrazione come la Provincia di Trento, in favore del Fondo edifici di culto, istituto del Ministero degli Interni, proprietario del quadro.

Per questo, come dicevo, più di un anno fa, ho predisposto un protocollo con tutte le parti favorevoli coinvolte: Presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, Presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti , responsabile del FEC, sottosegretario al Ministero dell’Interno Stefano Candiani.

Non si è mai vista un’azione di mecenatismo tanto osteggiata dai beneficiari, attraverso associazioni depistanti. Eppure tutti universalmente condividono la necessità della sistemazione dell’opera nella chiesa di Santa Lucia alla Borgata, per la quale è indispensabile la teca.

Sono tornato numerose volte sull’argomento trovando contradditori malinformati sulla proprietà e sulla finalità dell’intervento, perfettamente comprese invece da Federico Giannini, direttore di “Finestre sull’arte“, cui rimando.

Ricordando, rispetto alla collaborazione istituzionale con il Mart di Rovereto, che una grande personalità come Paolo Orsi è nato nella città trentina ed è stato straordinariamente attivo in Sicilia, a Siracusa in particolare, dove a lui è dedicato il museo archeologico; e che, nel 2014, senza alcuna protesta, l’”Annunciazione”proveniente da Palazzolo Acreide, ora in Palazzo Bellomo a Siracusa, venne al Mart di Rovereto per una grande mostra su Antonello da Messina ,nel concorde spirito che tutta l’arte è contemporanea.

E non si dimentichi, nel dialogo previsto tra Caravaggio e Burri, che quest’ultimo, umbro, ha lasciato il suo capolavoro in Sicilia nel “Grande cretto” di Gibellina. I piagnistei e gli appelli che, nascondendo la verità, parlano di un semplice trasferimento (e mai di un finanziamento), con sottrazione dell’opera alla città, definiscono una battaglia politica in perfetta malafede, coinvolgendo persone non informate correttamente, come Eva Cantarella (con la quale ho parlato) o inconsapevoli di aver firmato un documento, come Piera degli Esposti.

Entrambe le straordinarie donne non solo non sono studiose o conservatrici di opere d’arte, ma non hanno in alcun modo conosciuto il progetto che vede la collaborazione di due Amministrazioni pubbliche come la Regione Siciliana e la Provincia di Trento.

Oltre al finanziament , il Mart, nella stagione autunnale, ha previsto di prestare a Siracusa una serie di capolavori del Novecento , da Balla a Boccioni , a De Chirico.

Le incomprensibili polemiche non solo coinvolgono persone inconsapevoli, ma si sovrappongono ai pareri favorevoli di tutte le competenti Istituzioni, coinvolte e favorevoli: la Sovrintendenza di Siracusa, l’Assessorato alla cultura della Regione,  la Curia arcivescovile ,con la lucidissima argomentazione del Vescovo: “il restauro non è più procrastinabile e non è diversamente finanziabile”;

il Comune di Siracusa, il cui assessore alla cultura, Fabio Granata, condivide da sempre l’obiettivo della ricollocazione del dipinto di Caravaggio in Santa Lucia alla Borgata; l’Istituto centrale del restauro che, per verificare le condizioni dell’opera, ha predisposto un sopralluogo negli ultimi giorni di giugno; gli autorevoli rappresentanti di Legambiente, Gianfranco Zanna; di Sicilia Antica, Simona Modeo, del Pd, Giuseppe Patti.

La fervente attività di collegamento tra istituzioni è stata ostacolata da pettegolezzi e posizioni personali, senza valutare tutti gli attori in campo per il bene del dipinto nella sua definitiva sistemazione.

Si aggiunge ora a questa catena di attaccabrighe, generalmente mossi da ambizioni personali, un vecchio incompetente del tutto alieno da interessi storico-artistici e programmaticamente applicato alla critica militante, mio storico nemico animato da antica rivalità, ma negli ultimi anni in sonno, fino ad una apparente riconciliazione: Achille Bonito Oliva.

Anche lui parla del “sentito dire” e dice cose astrattamente condivisibili, mostrando di non conoscere i termini della questione e le condizioni e la situazione attuale del dipinto. Alla domanda di Paola Nicita che, ignorando anni di restauri a Roma, definisce il ”Seppellimento”:”quadro delicatissimo, che ha subito negli anni prestiti e movimentazioni, pagandone un conto in fragilità “ ,Oliva risponde, genericamente parlando, appunto, di Ortigia,che l’opera va “rispettata, custodita e preservata”, esattamente come è nelle mie intenzioni e nel mio (diversamente dal suo ) mestiere di sovrintendente.

Tutto può essere definito, i questa materia, Oliva meno che “esperto”, tant’e’ che pronuncia ovvietà come quella “di far arrivare le persone a vedere le opere d’arte nel luogo in cui si trovano “ ,presupponendo un restauro, in questo caso con il necessario climabox , senza il quale l’opera non potrebbe essere convenientemente esposta.

La Nicita, nell’ansia di far pronunciare l’oracolo, parla di opere inamovibili dalla Regione ,trascurando di aggiungere: “salvo diverso parere della Giunta “; e dichiara, con evidente lapsus, il “Seppellimento”: “Caravaggio di Messina di proprietà del FEC”.

Digiuno da conoscenze amministrative, ben note a Silvia Mazza, il Bonito Oliva propone furbescamente l’inserimento, tra le inamovibili, di “opere fragili e delicate” come, sottintende, il “Seppellimento”, “ancora fuori da questa lista”.

Ignorando che essa è fuori perché non appartiene alla Regione ma allo Stato. La competenza, quindi, non è né della città di Siracusa ne’ della Regione Siciliana ma, appunto, del FEC.

Ma la misura della totale distrazione di Bonito Oliva e della sua non conoscenza della questione, oltre che della pratica relativa, è la conclusione ,nella quale egli ribadisce la sua contrarietà , indicando la perfetta concordanza con il nostro obiettivo.

Bonito Oliva infatti sentenzia:” il “Seppellimento di Santa Lucia‘, realizzato per quello spazio, per quel luogo , è da considerarsi un unicuum”. Oltre alla doppia “u” (da imputare non si sa se a lui o alla intervistatrice), si intende perfettamente che Bonito Oliva non sa che la collocazione “attuale” a Ortigia non è quella ”originale”, per cui si è messa in piedi questa complessa trattativa: la sistemazione definitiva non a Ortigia, ma in un’altra area della città, la Borgata, dove, per la chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, Caravaggio realizzò il suo dipinto: “per quello spazio , per quel luogo“, dove non potrà tornare senza la teca offerta dal Mart.

Trascuro tutte le questioni relative alla “contemporaneità“, al rapporto con Burri, alla presenza in Sicilia di un altro “unicum”’che è il ”Grande cretto“ di Gibellina, materia sulla quale sono felice che Bonito Oliva si pronunci, venendo a vedere la mostra al Mart, dove il ”Seppellimento”, oltre che con il ”Cretto” di Burri, ospitato a Capodimonte da Raffaello Causa nel 1978 , e con un ”Ferro”, sempre di Burri, di forte consonanza con lo sfondo delle Latomie nel dipinto di Caravaggio, sarà in rapporto con “I naufragi” di Cagnaccio di San Pietro, con le fotografie di Gibellina di Aurelio Amendola, e con la documentazione relativa alla morte di Pier Paolo Pasolini, di suggestiva affinità con l’immagine del corpo morto di Santa Lucia.

In tal modo potremo concludere, con Bonito Oliva: “ il museo diviene luogo di condivisione sociale, etica, artistica, dove il visitatore può sentirsi parte viva e attiva di quella comunità” .