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ISTITUTO CATTANEO * ELEZIONI POLITICHE: LA PARTECIPAZIONE ELETTORALE NEL 2018 IN TRENTINO-AA È STATA DEL 74,3% DEI VOTANTI, 81,0% NEL 2013 (-6,7%)

La partecipazione elettorale resta sostanzialmente stabile rispetto al dato del 2013. Forti le differenze territoriali: il Centro-nord si conferma la zona geografica a più alta parte- cipazione. Tuttavia, rispetto a cinque anni fa, è soprattutto il Meridione ad aver tenuto.

Come accade di consueto per i principali appuntamenti elettorali che interessano il nostro paese, l’Istituto Cattaneo si è soffermato sull’analisi della partecipazione elettorale anche in occasione del- le elezioni politiche nazionali di domenica 4 marzo 2018, quando oltre 46 milioni di elettori italiani sono stati chiamati alle urne per rinnovare la composizione di Camera e Senato e dare così avvio al- la XVIII legislatura della storia repubblicana.

Questo contributo si sofferma su tre diversi aspetti: in primo luogo, mostriamo l’evoluzione diacronica del fenomeno dell’astensionismo attraverso il confronto con i dati della precedente tornata elettorale (2013); in secondo luogo, ci concentriamo sulla differenziazione territoriale del voto sia a livello di macro-aree che regionale; in terzo ed ul- timo luogo, confrontiamo l’andamento territoriale della partecipazione (nei suoi scostamenti tra 2013 e 2018) con il voto al M5s, per provare a capire se e in che misura il partito uscito sicuro vin- citore dalla competizione abbia beneficiato di una qualche forma di mobilitazione selettiva del pro- prio elettorato, riuscendo così a contenere la spinta verso la smobilitazione.

Ovviamente, su quest’ultimo punto le indicazioni che saremo in grado di trarre sono solo parziali, in quanto biso- gnerà aspettare i flussi elettorali per avere un quadro più completo e sistematico.

Come era stato ampiamente previsto, il dato generale dell’affluenza è risultato in diminuzione rispetto a quello del 2018 (75,2%), attestandosi al 72,9%. Si tratta del risultato più basso della storia repubblicana per una elezione politica nazionale. La tendenza resta negativa per le elezio- ni politiche, sempre in discesa dal 2006.

Tuttavia, se si confronta il dato del 2018 con quello delle altre elezioni che si sono susseguite nell’ultimo ventennio, non possiamo certo parlare di crollo, anzi. Gli elettori continuano a fare una grande differenza e a considerare il voto per il rinnovo del Parlamento decisamente più importante e decisivo di quello nelle altre elezioni in cui, al con- trario, l’assenteismo tende a essere sempre più di massa: alle europee del 2014 la quota di votanti è stata inferiore al 60% (59%) e alle regionali del 2015 vicina al 50% (52%). Si veda, a tal proposito, la Figura 1, che mostra l’andamento nel tempo (1994-2018) della partecipazione elettorale in rife- rimento ad elezioni politiche, europee e regionali:

 

 

 

 

 

Questa tendenza non deve sorprendere: anche in altri grandi paesi europei la partecipazione al voto nelle ultime elezioni parlamentari (presidenziali in Francia) ha sostanzialmente tenuto, mentre la diminuzione c’è stata ed è stata forte nelle sole elezioni di secondo ordine.

Come possiamo dunque spiegare la sostanziale tenuta dell’affluenza elettorale nel 2018? In- nanzitutto, occorre ricordare che – come già nel 2013 – anche in questa occasione si è votato in chiusura del normale ciclo dei cinque anni; tuttavia, a differenza del periodo precedente, con minori turbolenze e cambi di direzione: nel periodo 2008-2013, infatti, si ebbe un cambio di maggioranza a seguito delle dimissioni di Berlusconi e il conseguente insediamento del Governo Monti, laddove negli ultimi cinque anni la premiership è stata stabilmente appannaggio del Pd.

La sostanziale “tenuta nella crisi” della partecipazione è stata indubbiamente favorita dall’importanza dell’appuntamento elettorale: quando c’è da decidere per il Parlamento, la per- centuale di votanti in Italia è da sempre tra le più alte dell’Europa Occidentale. Inoltre, l’ultimo an- no ha visto un aggiustamento nell’assetto del sistema partitico italiano che, unito agli effetti della nuova legge elettorale, ha determinato una più ampia composizione dell’offerta politica, ulte- riormente aumentata dalla presenza delle alleanze e dal posizionamento delle diverse forze al suo interno. In particolare, quest’ultimo aspetto ha fornito agli elettori la possibilità di esprimere voti in “dissenso” per formazioni agli estremi dello spettro politico (fuori e dentro le coalizioni) o auto-proclamatesi anti-sistema e di protesta.

 

Il voto alla Lega, ad esempio, consentiva di esprimere sia un voto per un partito nettamente identifi- cato ideologicamente, sia un voto utile ai fini della formazione del futuro governo, grazie alla sua inclusione all’interno della coalizione di centro destra. In aggiunta, con ogni probabilità i sondaggi pre-elettorali positivi per il centrodestra hanno creato un clima favorevole al ritorno della coali- zione al governo del paese, fattore che ha agito quale forte incentivo alla mobilitazione per un buon numero di elettori delusi e allontanatisi nel 2013.

Per quanto riguarda poi il M5s, i micro-scandali e le défaillances amministrative dell’ultimo periodo non hanno inciso in alcun modo sulla capacità di questa forza politica di monopolizzare il “nuovo” e la spinta anti-sistema, soprattutto nel Mezzogiorno. Al contrario, la brillante campagna elettora- le condotta dai cinquestelle pare aver giocato un ruolo importante nella mobilitazione dell’elettorato meridionale, scontento per l’operato del governo e, più in generale, per le condi- zioni di disagio sociale e difficoltà economiche che attanagliano le regioni del Sud Italia. Possiamo aggiungere anche un’ulteriore considerazione: a spingere i cittadini delusi di questa parte del paese a votare, e a farlo premiando il M5s, non è stata solo una motivazione di protesta, ma anche la per- cezione della possibilità di riattivare (nuovi) canali di mediazione a livello centrale, a fronte di un indebolimento delle garanzie fornite dal Pd, dell’appannamento del ruolo di Forza Italia e dei rischi per il Sud di un centrodestra a trazione leghista.

Un effetto negativo sulla partecipazione poteva invece derivare dalla smobilitazione di una parte dell’elettorato di appartenenza Pd. Con elevata probabilità, questo movimento si è manifestato, soprattutto nelle aree di tradizionale insediamento del partito. E il risultato non lusinghiero raggiun- to da Liberi e uguali, che poteva rappresentare un collettore del voto critico nei confronti del partito di Renzi, sembrerebbe confermare la lettura di un astensionismo asimmetrico ai danni del cen- trosinistra. Sul punto occorre però cautela, ed è necessario attendere l’analisi dei flussi elettorali, che illumineranno meglio questa dinamica e mostreranno se i voti in uscita dal Pd siano finiti preva- lentemente in astensione, in altri partiti del centrosinistra o addirittura su altri partiti e coalizioni.

Nel complesso, possiamo osservare come questo insieme di elementi, che hanno contenuto la smobilitazione dell’elettorato, si è dimostrato in grado di bilanciare le spinte opposte verso un’ulteriore accentuazione della disaffezione elettorale, che pure poteva derivare dal clima nega- tivo e disincentivante (si è a lungo parlato dell’inutilità del voto, del fatto che il Parlamento sarebbe stato bloccato) o dell’impossibilità del “voto disgiunto”.

Tutto ciò sembra avere contato poco. Il vero dato nuovo è che, pur in un quadro di forte delegitti- mazione della politica, gli elettori si sono espressi, mostrando di preferire la contestazione nei confronti della maggioranza di governo uscente all’apatia espressa con il distanziamento dal voto.

 

In un quadro generale di sostanziale tenuta della partecipazione, i cambiamenti più importanti si possono cogliere guardando alla distribuzione territoriale dell’affluenza. Innanzitutto, c’è stato il ri- torno al voto di una parte dell’elettorato meridionale e – all’opposto – una forte diminuzione della partecipazione in alcune aree del Centro-nord. Le uniche tre regioni che mostrano un arre- tramento dell’astensionismo nel passaggio tra 2013 e 2018 sono, infatti, tutte collocate nel Mezzo- giorno: Basilicata (+1,6 punti percentuali, dal 69,5% al 71,1%), Calabria (dal 63,2% al 63,7%: +0,5 p.p.) e Campania (dal 67,9% al 68,2%: +0,3 p.p.). Si veda, a tal proposito, la Tabella 1, che eviden- zia la comparazione 2018-2013 sia a livello di macro-area, sia regionale: