PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

"Il Trentino news" (puntata n° 13)

Premesso che: ho testé consegnato a mano alla presidenza del Consiglio una lettera al presidente del Consiglio provinciale che qui integralmente riporto perché costituisce la premessa necessaria a questo mio atto politico:

“Al presidente del Consiglio provinciale di Trento Walter Kaswalder – Innanzitutto La ringrazio, signor presidente del Consiglio provinciale, per avere reagito tempestivamente, il 17 febbraio scorso, per tutelare il diritto di critica e di intervento del collega Degasperi, preso di mira dal responsabile di un’azienda pubblica a causa di una sua interrogazione.

Sono fiducioso dunque che un’analoga puntuale celerità, per analoghe ragioni di tutela istituzionale del nostro ruolo di consiglieri provinciali, la dimostrerà anche nei confronti di un consigliere provinciale, Roberto Paccher (presidente della Giunta delle elezioni di cui il sottoscritto è vicepresidente), che in un suo comunicato stampa che allego nella versione integrale (così come pubblicato dall’Agenzia giornalistica Opinione il 14 febbraio), mi ha rivolto – infondatamente, come dimostrerò – parole offensive che forse Le sono sfuggite (in effetti, non sono state considerate degne di ripresa da parte dei maggiori quotidiani locali, che le hanno ignorate) per replicare alla mia critica (riportata dal quotidiano “Trentino” e dal sito “Il Dolomiti” tra il 13 e il 14 febbraio), di non aver dato l’opportuna trasparenza ai lavori della prima seduta della Giunta delle elezioni che si è svolta il 13 febbraio 2019.

Ha scritto il predetto consigliere: “…sono state create da alcuni soggetti – che ancora non hanno capito il loro ruolo istituzionale – polemiche sterili che ottengono come unico scopo quello di ridicolizzare l’Istituzione che rappresentiamo.

Un comportamento certamente non consono e irrispettoso non solo della carica dei consiglieri coinvolti, non solo dell’intera assemblea ma in particolar modo dell’incarico che i cittadini hanno affidato a loro. Difatti sembra inopportuno che chi non conosce il regolamento intervenga su questioni così tecniche, sostenendo gravi inesattezze. Concludo quindi invitando il Consigliere Paolo Ghezzi a leggere attentamente il regolamento interno del Consiglio provinciale”.

 

Esamino punto per punto le affermazioni offensive del consigliere:
1. Alcuni soggetti. Tale allusione collettiva, nella quale sarei ovviamente ricompreso, è spregiativa, come si può leggere nel Vocabolario Treccani della lingua italiana: “Nell’uso com. e fam. (con il sign. generico che si dà anche a individuo), persona, tipo, spesso in tono scherz. o spreg., e per lo più con riferimento alle qualità morali: questa peste … ha spazzato via certi s., che, figliuoli miei, non ce ne liberavamo più (Manzoni)”.

2. “ancora non hanno capito il loro ruolo istituzionale”: chi decide chi ha capito il proprio ruolo? Chi distribuisce patenti di comprensione dei ruoli istituzionali: il consigliere Paccher? E in virtù di quale potere? 3. “polemiche sterili che ottengono come unico scopo quello di ridicolizzare l’Istituzione che rappresentiamo”: di nuovo un’accusa grave, gratuita e non provata; lo scopo della mia rivendicazione di trasparenza era proprio quella di conservare la dignità e il prestigio dell’istituzione che rappresentiamo.

4. “Un comportamento certamente non consono e irrispettoso”: ancora una volta, quale norma autorizza il presidente della Giunta delle elezioni a sindacare e condannare il comportamento dei suoi colleghi? In virtù di quale autorità morale o giuridica?

5. “Sembra inopportuno che chi non conosce il regolamento intervenga su questioni così tecniche, sostenendo gravi inesattezze. Concludo quindi invitando il Consigliere Paolo Ghezzi a leggere attentamente il regolamento interno del Consiglio provinciale” . Le inesattezze addebitatemi sono una libera interpretazione del consigliere Paccher che dunque, dulcis in fundo, mi dà dell’ignorante e mi consiglia di aggiornarmi. Ultima affermazione offensiva.

Limitandomi a quest’ultima apodittica affermazione, sarebbe facile controbattergli nel modo seguente.
L’art. 48 del Regolamento del Consiglio provinciale che disciplina per relationem (ex art. 22 ter, c. 4) la Giunta delle elezioni stabilisce che le sedute delle Commissioni non sono pubbliche. Tale previsione non è tuttavia in contrasto con il superiore principio generale sancito dall’art. 34 (e art. 33 per l’attività amministrativa), che delinea un regime di “pubblicità dell’attività normativa, di controllo e di indirizzo politico”. Tale principio è necessario completamento della forma rappresentativa di governo, che in quanto tale (“che rappresenta”) deve permettere all’opinione pubblica di controllare i propri governanti (e proprio per questo, infatti, “la Commissione può decidere a quali dei suoi lavori ammettere gli organi di informazione che ne facciano richiesta”).

Il principio di pubblicità – che dovrebbe essere caro al predetto consigliere anche in virtù del suo essere un mio collega giornalista, seppur non professionista ma iscritto all’elenco dei pubblicisti – consente la corretta estrinsecazione del principio democratico e tutela l’esistenza dello Stato di diritto; dall’altro lato la non pubblicità delle sedute è funzionale principalmente alla facoltà della Commissione ex art. 48, c. 3 di decidere quali dei suoi lavori e dei suoi atti debbano rimanere segreti, solo ed esclusivamente nell’interesse dello Stato, della Regione e della Provincia. Il principio di pubblicità discende direttamente da quello democratico, cardine costituzionale, in cima alla gerarchia delle leggi, ed è passibile di attenuazione solo in presenza di un altro principio di pari rango, quale appunto quello dell’interesse pubblico (“dello Stato, della Regione e della Provincia”).

L’eventuale bilanciamento con altri princìpi, quale “la salvaguardia del diritto alla riservatezza” di cui il cons. Paccher si è erto a garante, vede quindi la prevalenza del diritto all’informazione pubblica sull’aspirazione al rispetto della privacy (malintesa) dei consiglieri potenzialmente incompatibili. Si potrebbe poi argomentare – ma non voglio ulteriormente allungare questa lettera già fluviale – che poco c’entrano i dati sensibili per cui è legittimo invocare la privacy, con le cariche e i ruoli che i consiglieri sono tenuti a dichiarare (così come redditi e patrimonio) in nome della trasparenza del rapporto tra elettori ed eletti, e che non a caso vengono pubblicati affinché tutti i cittadini e gli elettori ne possano prendere conoscenza.

(E lascio solo tra parentesi, come ininfluente, il fatto che l’invocazione della privacy si levi da un consigliere che è tra quelli la cui posizione dev’essere vagliata, il che rende ulteriormente fuori luogo la suddetta perorazione).

Il diritto dei consiglieri alla riservatezza può essere invocato per la tutela contro la comunicazione dei dettagli della propria vita privata ma non certo può essere utilizzato come strumento per nascondere gli accertamenti formali in merito ad una situazione soggettiva, quale quella dell’incompatibilità, da cui dipende la legittimità stessa delle loro cariche, proprio a tutela, con le parole dello stesso Paccher “dell’incarico che i cittadini hanno affidato a loro” e che pertanto in ragione di tale mandato hanno il diritto ad essere informati.

Anzi proprio perché si tratta, con le parole ancora dello stesso Paccher, di controlli meramente formali (questa almeno la sua valutazione anticipata, anch’essa invero assai discutibile, visto il ruolo super partes che dovrebbe rivestire il presidente della Giunta delle elezioni) su “una figura fondamentale nel sistema democratico provinciale” il controllo da parte dell’opinione pubblica deve essere massimo in un sistema appunto democratico, dove è l’elettore a giudicare l’operato del soggetto politico e, prima ancora, a votarlo. Se quindi il cons. Paccher consiglia di “leggere attentamente il regolamento interno del Consiglio provinciale”, gli si potrebbe suggerire di non limitarsi alla lettura dell’art. 48 bensì dell’intero regolamento, e di inserirlo nel più ampio contesto democratico e rappresentativo per la tutela del quale è stato redatto.

Non solo, nulla è esplicitamente scritto nel regolamento del Consiglio provinciale a proposito della natura non pubblica (di regola: i giornalisti possono sempre essere ammessi su richiesta) dei lavori della giunta delle elezioni, ma se si guarda al modus operandi delle commissioni legislative provinciali, una consolidata prassi di trasparenza vuole che l’ufficio stampa del consiglio provinciale informi tempestivamente e puntualmente i media e la comunità di tutto ciò che avviene in commissione, intervento per intervento, con nomi, cognomi e opinioni personali.

Ma io, signor presidente del Consiglio, non Le chiedo certo di stabilire, come una sorta di gran giurì, chi abbia letto meglio il regolamento, se il consigliere Paccher o il sottoscritto. Le chiedo solo di tutelare, esattamente come ha fatto nel caso del collega Degasperi, il mio diritto di parola, di intervento e di critica, stigmatizzando nel contempo l’arbitrio compiuto dal collega Paccher nel rivolgermi una nutrita serie di offese, non suffragate da alcun fatto ma solo da una sua libera interpretazione del regolamento, che vale suppergiù quanto la mia, trattandosi di libere e soggettive interpretazioni politiche.

Il fatto che il predetto consigliere sia anche presidente del Consiglio regionale e, come tale, garante della libertà di parola, opinione e critica dei suoi colleghi consiglieri, sia di maggioranza sia di minoranza, esattamente come Lei, presidente del Consiglio provinciale, rende ancora più seria la questione che Le ho sottoposto (e che riporterò oggi stesso in apposita interrogazione, che pure allego) e che auspico meriti una Sua iniziativa chiara a tempestiva.

Fiducioso, attendo la Sua risposta,

Paolo Ghezzi

consigliere provinciale della XVI legislatura Trento

 

 

tutto ciò premesso, essendo le questioni sollevate di grande importanza per l’istituzione che Lei presiede e rappresenta, e in generale per il futuro della democrazia nella Provincia autonoma di Trento;

*

SI INTERROGA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE PER SAPERE:

se non ritenga di dover richiamare ad una maggiore correttezza e rispetto i consi- glieri provinciali, affinché nella legittima espressione delle proprie opinioni perso- nali e politiche, in aula e fuori aula, evitino le offese ai colleghi;

se non ritenga che la trasparenza e la pubblicità di tutto ciò che accade nel Consiglio provinciale, parlamento dei trentini, e nei suoi organi, siano princìpi preziosi da os- servare e applicare quotidianamente affinché gli elettori possano seguire e verificare puntualmente l’attività dei rappresentanti da loro democraticamente eletti;

se non ritenga di promuovere una riforma del Regolamento del Consiglio provincia- le per meglio definire le forme di pubblicità e di comunicazione dei lavori delle Commissioni legislative e della Giunta delle elezioni, affinché tutto ciò che si compie in nome del popolo trentino non abbia segreti se non in casi specifici, a tutela della privacy di persone terze o per altri gravi motivi.

 

Paolo Ghezzi

consigliere provinciale della XVI legislatura Trento

 

 

 

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