La trattativa a tavoli separati con la Provincia che incontra Confederali e Fenalt in momenti diversi è deleteria per i lavoratori. Va ricordato che oggi Fenalt è il primo sindacato delle Autonomie locali nella maggior parte degli Enti.

Intervengo sulla questione del protocollo politico relativo al rinnovo dei contratti pubblici provinciali, per il quale siamo stati incontrati come sigla autonoma ieri a tavoli separati per volere esplicito dei Confederali, onde correggere il tiro delle informazioni fornite dai comunicati odierni. Se è vero che si è arrivati alla proposta della giunta di un 4,1%, va ribadito che tale proposta è tutt’altro che una novità, ma è uscita alla fine di novembre, subito dopo che i sindacati sentiti in Commissione Bilancio del Consiglio provinciale, si sono presentati con proposte diverse: da una parte, come appare agli atti del Consiglio, i Confederali con una richiesta di aumento del 3,5%, oltre ovviamente qualche soldo per Sanifonds chiesto in altra sede, e dall’altra Fenalt con una richiesta del 4,8%.

Per un attimo abbiamo temuto il peggio; poi la proposta di Fugatti, che pur non avendoci soddisfatti, ci ha almeno fatto tirare il fiato!

Detto questo, non ci riteniamo soddisfatti perché ancora tante questioni rimangono oscure. Se da una parte si parla di percentuale sul monte salari, dall’altra di inserisce un cifra che a regime si attesterà sui 67 milioni per tutti i comparti, inferiore a quella stanziata il precedente triennio e soprattutto inclusiva di scuola (che nel passato triennio aveva uno stanziamento a parte), dirigenti e dirigenza medica, il che può naturalmente cambiare di molto gli equilibri di distribuzione.

Queste risorse, che qualcuno erroneamente “vende” come aumento contrattuale, in realtà dovrebbero servire sia a dare qualche aumento in busta paga, ma anche per adeguare il salario accessorio, fare delle progressioni economiche e chiudere ogni partita non chiusa nel precedente contratto: ricordiamo ad esempio che nel protocollo politico del 2016 si diceva che si dovevano omogeneizzare i trattamenti economici del personale delle APSP con il personale sanitario e che il personale amministrativo della APSS doveva essere armonizzato con il personale della PaT, cose che non sono avvenute e che con queste poche risorse faticheranno a divenire realtà.

Manca poi una indicazione di massima delle risorse messe sul piatto per la riqualificazione del personale: ci sono profili che aspettano da anni, a solo a titolo di esempio, operai specializzati al livello di ingresso da 30 anni, geometri e ragionieri responsabili di procedimenti complessi che sono al livello base, funzionari con ampia esperienza che sono ancora al D base, ed inoltre figure come gli OSS che devono essere valorizzate in virtù di un ruolo che è cambiato, infermieri delle autonomie locali che non sono collocati al pari dei colleghi laureati. Per questi non ci sono impegni, ma rinvii, ormai da decenni.

E ancora e importantissimo, manca un impegno preciso sulla necessità di addivenire a strumenti oggettivi che tengano conto dell’aumento dell’età dei lavoratori con la previsione di istituti d’aiuto (ferie, permessi, staffetta seria). Non va poi dimenticato un impegno per concludere, prorogandone i termini, il ciclo delle stabilizzazione dei precari, che fin qui ha prodotto risultato parziali: sarebbe non solo giusto, ma dovuto.

Purtroppo da un tavolo nato su richieste sindacali portate avanti separatamente, contro ogni logica, non ci si poteva attendere tanto di più: ora vediamo se lunedì saranno inseriti i correttivi richiesti. Per ora siamo riusciti solo ad avere un impegno a poter parlare di buono pasto fruibile in modo nuovo (cioè per fare la spesa come nel resto del Paese!), il che significa avere soldi netti ed esentasse sia per i lavoratori sia per gli Enti. Ma anche qui impegni precisi non se ne vedono.

 

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Maurizio Valentinotti
Segretario Generale Fenalt