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DEGASPERI (ONDA CIVICA TRENTINO) – INTERROGAZIONE * TORRENTE LENO: « UN DISASTRO SENZA RESPONSABILI, È STATO QUANTIFICATO IL VOLUME DEL MATERIALE FUORIUSCITO? »

Interrogazione a risposta scritta n. 2674 – Torrente Leno: un disastro senza responsabili.

Il Lago artificiale della Busa, presso Raossi di Vallarsa, è stato realizzato a fine anni Cinquanta per raccogliere le acque del Leno e del rio Piazza e rilanciarle, attraverso pompe e condotte verso la sovrastante diga di Speccheri.

Nel 2018 il concessionario AGSM decide di asportare 8mila metri cubi di materiale accumulatosi a ridosso del muro della diga all’interno del lago della Busa, mai dragato dal 1959.

Il bacino conteneva ormai una quantità di sedimenti e limo che ne occupava il 30% del volume, almeno 150mila metri cubi di materiale portato dal Leno per lo più nel punto distante dalla diga e via via a diminuire man mano che ci si avvicinava ad essa. Il problema per AGSM era costituito soprattutto dai citati 8mila metri cubi vicino alla struttura e alle relative prese di fondo e di sfioro portati dal rio Piazza. La presenza di questo accumulo infatti, rendeva difficoltoso manovrare con le prese per la laminazione delle piene ma anche per il deflusso minimo vitale.

Per tale operazione AGSM appalta i lavori ad una ditta di scavi dietro un corrispettivo di circa 500mila euro. Con un intervento preparatorio molto complesso si procede quindi a creare un percorso di discesa sopra il rio Piazza per scendere con bulldozer e ruspe. Arrivare dal fondo della diga era infatti improponibile vista la presenza di enormi quantità di limo da superare.

I lavori iniziano a fine estate 2018 (foto 1) con la precisa prescrizione di svuotare il lago sifonando l’acqua senza aprire le varie prese per non compromettere l’ecosistema e la morfologia del Leno a valle della diga. Tale prescrizione proviene dalla Conferenza dei servizi appositamente costituita da Ministero dell’Ambiente, Ministero dei Lavori pubblici, vari servizi PAT, APPA e Comune di Vallarsa.

Con circa 400 viaggi di camion da cava parte la rimozione del materiale che viene depositato presso due aree, una di proprietà comunale in prossimità della fraz. Corte a Raossi, e l’altro di proprietà AGSM in area recintata ed occultata alla vista in loc. Poiani nella fraz. Piano di Vallarsa.

I lavori si interrompono in autunno quando una piena novembrina riempie il lago. A quel punto AGSM, adducendo (ma solo a posteriori) il rischio danni per i propri impianti decide di aprire lo scarico di fondo da cui fuoriescono 80/90mila metri cubi di limo che intorbidiscono il Leno per settimane. Le segnalazioni allarmate dai residenti che riconoscono l’eccezionalità del fenomeno, comportano l’intervento dei carabinieri, dei forestali e del guardiapesca.

A disastro concluso (foto 2) vengono bloccati i lavori ma non pare che lo scarico di fondo venga richiuso. Infatti all’inizio della primavera 2019 un’altra piena svuota quello che resta nell’intero bacino ovvero altri 60/70mila cubi di limo. Nell’occasione anche i turbidimetri applicati dalla Provincia a valle del lago “segnalano qualcosa di anomalo”.

A quel punto interviene l’Associazione Pescatori Vallagarina che rileva come il torrente sia completamente sterilizzato per la parte di fauna e flora perché ricoperto lungo gli 8 km fino al Lago di S. Colombano da mezzo metro di limo (foto 3), ricoperto a sua volta da spessori variabili che vanno dal metro fino ai 5 metri di ghiaia e materiale vario. Oltre a questo ci sono tutte le tubazioni plastiche e metalliche nonché le attrezzature di proprietà della ditta esecutrice dei lavori all’interno del lago della Busa, solo parzialmente recuperate nei mesi successivi.

Durante la primavera 2019 i bulldozer ripristinano le condizioni del rio Piazza che a questo punto non serve più come via d’accesso al bacino: a monte dello stesso si è aperta un’autostrada. Spariti i depositi di limo ruspe, camion e bulldozer si muovono liberamente spostando materiale, diluendolo nel Leno per farlo defluire ancora a valle della diga.

I servizi della Provincia eseguono sopralluoghi su pressione dell’Associazione Pescatori riscontrando evidenti presenze di depositi organici che in 60 anni hanno costituito una sorta di percolato o di precursore del petrolio. Dove sia finito questo materiale che andrebbe smaltito con appositi protocolli non è noto.

In valle non viene data nessuna comunicazione ufficiale su quanto accaduto e si evita elegantemente di affrontare le questioni del ripristino delle aree interessate oltre che di eventuali risarcimenti.

Dalle ricostruzioni emerge che solo il guardiapesca avrebbe elevato sanzioni, esclusivamente alla ditta esecutrice perché trovata a prelevare il limo dai bordi del bacino per poi rilasciarlo nel canale che il torrente aveva scavato asportando il materiale poi finito a valle della diga.

Ma non è finita

Nell’estate del 2019 AGSM esegue un lavaggio di pompe e tubi che per altri due giorni rendono il Leno “lattiginoso” con nuovi apporti di limo.

A quanto consta la sola Associazione Pescatori inizia a trattare con AGSM per un risarcimento per ciò che gli compete ovvero devastazione aree di pesca, reintroduzione fauna e flora in torrente ecc..

Nell’autunno il lago della Busa viene reinvasato trovandosi ripulito da limo e sedimenti con una spesa effettiva di soli 500mila euro sostenuta per la rimozione degli 8mila metri cubi mentre gli altri 150mila sarebbero stati eliminati “fortuitamente” e soprattutto a costo zero per il concessionario.

Il torrente Leno ha cambiato totalmente la sua morfologia con qualche ricaduta (pare) anche verso il lago di S. Colombano per la “gioia” del concessionario dell’impianto (Azienda Servizi Rovereto) che però tace.

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere

1) se è stato quantificato il volume del materiale fuoriuscito in seguito a ciascuno degli eventi ricostruiti in premessa, se ne è stata verificata la tipologia e se le stesse verifiche sono state effettuate lungo il corso del torrente Leno a valle dell’invaso del lago della Busa; eventualmente quali sono stati i risultati delle verifiche ovvero per quale ragione si è ritenuto di non effettuarle;

2) se AGSM ha versato un corrispettivo per l’utilizzo dell’area comunale di Corte di Raossi presso la quale è stata stoccata parte dei volumi rimossi dal bacino del lago della Busa ed eventualmente quale oltre al dettaglio della tipologia di materiale;

3) il volume e la tipologia di materiale depositato presso l’area AGSM di Poiani (Piano di Vallarsa) nonché le eventuali verifiche effettuate sullo stesso da servizi provinciali e organi deputati al controllo;

4) la destinazione del materiale asportato dalla ditta esecutrice dei lavori durante la primavera 2019 e i controlli effettuati sullo stesso;

5) chi ha bloccato i lavori dopo la prima apertura dello scarico di fondo e se le prescrizioni prevedevano o meno il possibile utilizzo di tale scarico; eventualmente chi e quando ne ha autorizzato l’apertura ovvero impedito la chiusura;

6) a chi va ricondotta la responsabilità relativa alla seconda fuoriuscita di limo ovvero chi l’ha autorizzata o non prevenuta;

7) quali verifiche sono state effettuate sullo stato del torrente Leno e sulle responsabilità circa la presenza massiccia di limo, ghiaia e altri materiali provenienti dal soprastante invaso del lago della Busa; eventualmente quali sanzioni sono state elevate, quando e da parte di chi;

8) se il Comune di Vallarsa si è attivato per le verifiche, per il risarcimento dei danni e per il ripristino dello stato del torrente Leno;

9) se il bacino di San Colombano è stato interessato dall’afflusso di sedimenti fuoriusciti dal lago della Busa ed eventualmente per quale cubatura e tipologia.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. prov. Filippo Degasperi

 

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