degasperi e marini (m5s) – Interrogazione * CREDITO COOPERATIVO: « QUALI sono LE INIZIATIVE DELLA PROVINCIA IN TEMA DI VIGILANZA? »

A cura di redazione Opinione

Interrogazione a risposta scritta. Credito Cooperativo: quali iniziative della Provincia in tema di vigilanza? In un intervento del 21 marzo 2016 intitolato “La riforma del Credito Cooperativo nel quadro delle nuove regole europee e dell’Unione bancaria” Carmelo Barbagallo capo del dipartimento vigilanza bancaria e finanziaria di Bankitalia affermava:
“Nel nostro ordinamento, la cooperazione di credito gode di un doppio riconoscimento costituzionale.

Come parte del più ampio movimento cooperativo, è protetta dall’articolo 45 che riconosce “la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fine di speculazione privata”; nella sua funzione di intermediazione del risparmio e del credito, rientra nel particolare compito che l’articolo 47 assegna alla Repubblica di incoraggiare e tutelare il risparmio in tutte le sue forme e di disciplinare, coordinare e controllare l’esercizio del credito.

Le banche in forma cooperativa sono soggette, pertanto, a uno statuto doppiamente speciale: l’esteso sistema di regole e controlli che circonda l’attività bancaria per finalità di tutela del risparmio e della stabilità finanziaria si intreccia con la specifica disciplina posta a salvaguardia della mutualità.”

Ora la riforma ha posto l’accento sulle problematiche relative alla stabilità finanziaria mentre sulla funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità nulla viene detto se non la conferma della necessità per ciascuna cassa rurale di operare prevalentemente con i soci e nella zona di appartenenza. Ora è noto che il richiamo a tali condizioni non serve a garantire il carattere di mutualità.

A tal proposito si può richiamare la Dichiarazione di identità e Carta dei valori e principi approvata nel Congresso del Centenario dell’Alleanza Cooperativa Internazionale Manchester – Settembre 1995 che definisce una cooperativa come “un’associazione autonoma di individui che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni attraverso la creazione di una società di proprietà comune e democraticamente controllata”. Tale società si deve basare “sui valori dell’auto-aiuto, della democrazia, dell’eguaglianza, dell’equità e solidarietà. I soci delle cooperative credono nei valori etici dell’onestà, della trasparenza, della responsabilità sociale e dell’attenzione verso gli altri”.

Vengono anche definiti una serie di principi quali linee guida con cui le cooperative mettono in pratica i propri valori:

adesione libera e volontaria: questo principio non pare rispettato dalla riforma perché i soci non possono più uscire liberamente;

controllo democratico da parte dei soci: questo principio non pare rispettato dalla riforma dato che la capogruppo può intervenire e modificare le scelte effettuate per esempio in tema di amministratori;

partecipazione economica dei soci: i soci dovrebbero contribuire equamente al capitale delle proprie cooperative e controllarlo democraticamente;

autonomia ed indipendenza: le cooperative dovrebbero essere organizzazioni autonome, autosufficienti, controllate dai soci. Il principio non pare rispettato dalla riforma in quanto le strategie e persino le modalità di erogazione del credito sono definite dalla capogruppo società per azioni;

educazione, formazione ed informazione: è un principio su cui nulla si dice;

cooperazione fra cooperative: il principio pare rispettato solo parzialmente in quanto prevale la subordinazione alla capogruppo società per azioni.

Collegate con il rispetto della funzione sociale e la mutualità prevalente vi sono, fra l’altro, le agevolazioni fiscali che hanno consentito nel corso del tempo l’accumulo di ingenti capitali sotto forma di riserve che dovrebbero essere a disposizione delle esigenze delle comunità locali.

Visto l’esito della riforma si arriva alla conclusione che per garantire il persistere dei requisiti di mutualità e tutelare le comunità locali è necessario attivare interventi determinati da parte del soggetto cui compete la vigilanza sulle cooperative, ovvero, dopo l’aggiornamento delle previsioni statutarie, la Provincia autonoma.

 

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Tutto ciò premesso, si interroga il Presidente della Provincia per conoscere:

1. come si intende intervenire per adeguare la funzione di vigilanza sulle cooperative agli esiti della riforma;

2. come si intende intervenire per verificare il rispetto del principio di mutualità nella nuova articolazione del credito cooperativo;

3. se la vigilanza prevista dallo Statuto di autonomia e attribuita alla Provincia autonoma si estende anche alla capogruppo considerato che è quest’ultima a determinare le politiche delle banche di credito cooperativo associate.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

 

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Cons. prov. Filippo Degasperi
Cons. prov. Alex Marini