Le Comunità di Valle sono tornate prepotentemente alla ribalta, come confermano anche gli interventi di amministratori e tecnici apparsi sui quotidiani negli ultimi giorni.
Il tema è assolutamente prioritario e cruciale per il futuro assetto del sistema Trentino, in quanto non si tratta solo di andare a definire questa o quella competenza bensì scegliere se fare passi in avanti o indietro, sia a livello politico che di organizzazione istituzionale.

Ritengo, da ex amministratore comunale e da consigliere provinciale, che i Comuni siano il fulcro della vita delle nostre comunità territoriali ma anche che da soli essi non siano sufficientemente strutturati per la gestione di tematiche complesse quali appunto l’urbanistica – che non a caso viene posta al centro delle discussioni degli ultimi giorni e dove vanno ricercate il più possibile pianificazioni valide e non in contrasto – o, per fare altri esempi d’attualità e rilievo, la gestione dei rifiuti, l’organizzazione dei servizi socio-assistenziali e legati alla sanità, ancor di più oggi che rischiamo di tornare in piena emergenza Covid.

Ho trovato particolarmente interessante, inoltre, l’intervento del Commissario e già Presidente di Comunità di Valle Stefano Bisoffi che ha introdotto, oltre al tema della necessità dei servizi sovracomunali anche il principio per il quale occuparsi di piani fondamentali per fornire servizi ai cittadini implica un’azione politica, un agire che non può essere considerato solamente tecnico o di valutazioni di interessi o confini comunali.

E qui sta il rischio di tornare indietro, verso i vecchi Comprensori i quali, pur assolvendo per anni alla gestione di alcuni di questi servizi, avevano un limite che la riforma del 2010 – la prima per intenderci, quella che guardava alle Comunità di Valle come livelli di gestione e coordinamento sovracomunale che fossero prima politici, e quindi scelti e governati direttamente dai cittadini e poi tecnici – aveva cercato di superare: la sudditanza diretta dalla Provincia tramite il meccanismo della delega.

Le prime comunità, come le presentava, lo ricordo molto bene perché ai tempi ero consigliere comprensoriale, l’allora assessore Ottorino Bressanini, figura che merita di essere ricordata, dovevano avere come principale caratteristica, invece, la gestione diretta di competenze, per svolgere le quali, l’agire politico, la mediazione e il confronto dovevano e, a mio avviso, dovrebbero ancora oggi, avere assoluta precedenza. Come a dire: è impossibile fare un buon piano urbanistico o una corretta programmazione della gestione degli interessi di una valle senza il primato della politica, intesa come capacità di redimere conflitti, generare confronto utile e superare ostacoli in favore del bene comune.

Ricordo, inoltre, come l’amico e allora collega Mauro Gilmozzi, l’assessore che portò con grande impegno a pieno compimento la riforma delle Comunità di Valle, puntò decisamente su questa caratteristica introducendo nei documenti e nelle discussioni avvenute sul territorio i principi di sussidiarietà responsabile e protagonismo territoriale. Senza troppi giri di parole, ritengo sia questa, ancora oggi, la strada da seguire riconoscendo il fondamentale ruolo della conferenza dei Sindaci e della presenza degli stessi in seno alle stesse Comunità.

Un percorso dove è la politica a governare i processi e a stabilire le priorità e dove, nel fondamentale rispetto delle competenze di ogni amministratore, deve esistere la consapevolezza di una visione territoriale capace di andare oltre i singoli campanili per operare giuste economie di scala e scelte tecniche ma, elemento più importante, migliorare la vita, i servizi e la prossimità dell’ente pubblico – o, meglio, degli enti pubblici se consideriamo Comuni, Comunità e Provincia Autonoma – alle cittadine e ai cittadini.

Per questo auspico che la Giunta giunga alla definizione di un nuovo assetto senza tenere ulteriormente in stand by i territori: solo in un quadro politico-istituzionale chiaro sarà infatti possibile elaborare le risposte necessarie ai difficili tempi che stiamo vivendo e progettare con fiducia l’avvenire. E per farlo, servirà, ancora una volta, l’uso efficace della miglior politica che il Trentino sarà in grado di esprimere, ricordando sempre le nostre peculiarità autonomistiche.

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Cons. Pietro De Godenz