La nostra Amazzonia. E’ davvero incredibile che a distanza di un anno dalla terribile tempesta Vaia, l’evento tragico che ha interessato il Trentino alla fine di ottobre del 2018, vi sia un assessore provinciale della Giunta Fugatti che, dalle pagine de L’Adige, nega i cambiamenti climatici! Vaia segna infatti un punto di non ritorno, una linea di demarcazione netta tra un prima, un po’ inconsapevole e ottimista, e un dopo in cui tanti di noi, scientemente e con grande preoccupazione, hanno compreso che il problema del riscaldamento globale ci riguarda in prima persona.

La tempesta Vaia ha compromesso pesantemente il patrimonio boschivo e forestale che copre, o per meglio dire, copriva, il 63 % del nostro territorio e rappresenta una risorsa fondamentale di ossigeno, salute, impulso all’economia, parte fondante del paesaggio montano e della sua bellezza e preziosità. Il disastro ha interessato una superficie complessiva di quasi 20 mila ettari con più di 4 milioni di mc di legname schiantato.

Più di 200 sono stati i corsi d’acqua interessati con picchi notevoli riguardanti l’Avisio, il Brenta e il Noce, per non parlare del rio Rotian che ha causato la distruzione del campeggio e le abitazioni costruite sul conoide di Dimaro, in Val di Sole, e la perdita di una giovane mamma. Purtroppo questo governo provinciale non sta dando segnali di particolare attenzione all’ambiente, nonostante molti annunci e una presenza costante sul territorio certamente apprezzabile. La Valdastico è ancora saldamente nell’Agenda del presidente Fugatti anche se resta la strada più inutile, dannosa e costosa in termini di ambiente, distruzione di paesaggio e sorgenti, con costi enormi, spreco di suolo e di risorse, altro che tutela del paesaggio e delle sue risorse e attenzione al benessere delle popolazioni!

La questione dei concerti, e non mi riferisco ai Suoni delle Dolomiti, preziosità di nicchia e valorizzazione delle montagne in chiave culturale e artistica, ma di eventi di grandi dimensioni, sia dal punto di vista dell’accesso di migliaia di persone che della tipologia di suono, come il concerto di Moroder, peraltro un flop, a Cima Tognola, 2200 m, nei pressi di San Martino di Castrozza, in un ambiente naturale di grande valenza ambientale, antropologica, archeologica e storica.

Ricordo poi la performance “Rap on the top”, sul ghiacciaio Presena, 2600 metri, ad opera di Jack la Furia, tutto un programma, e quella di Bob Sinclaire sul Monte Spinale a Madonna di Campiglio e del concerto di Jovanotti a Plan De Corones. Parliamo di migliaia di persone.

Le norme che valgono per le città non valgono paradossalmente in zone di alta quota, neppure nel delicatissimo periodo riproduttivo degli urogalli, dei galli cedroni e galli forcelli. E questo vale anche per lo sci in notturna sul Monte Bondone, luci accecanti e frastuono insopportabile.

Nel 2017 aveva preso avvio un programma di riduzione del traffico automobilistico sui passi dolomitici. Tra il 5 luglio e la fine di agosto il passo Sella restò chiuso per 9 mercoledì dalle 9 di mattina alle 16; naturalmente erano consentiti transiti di biciclette, pedoni e mezzi di trasporto pubblici o privati elettrici.

L’anno successivo si cambiò, dal 23 luglio al 31 agosto per salire a Passo Sella ci si doveva prenotare via app con accesso controllato e registrazione delle targhe.
Nel 2019 l’attuale Giunta ha posto uno stop alle limitazioni del traffico sul Sella e sugli altri passi Dolomitici per non danneggiare gli operatori economici che avevano presentato due ricorsi al Tar. Ricordo che le Dolomiti sono Patrimonio Mondiale Unesco e che l’invasione di moto ed auto, di smog e rumore non è certo un’attrattiva per un turismo che si vorrebbe sostenibile e di qualità.

Dal 12 al 14 luglio San Martino di Castrozza ha ospitato il Camp Jeep 2019 e circa 600 jeep si sono radunate a Ces della Tognola, in Primiero, in una zona montana di grande pregio, dopo che il bellunese, dove solitamente si teneva il raduno, devastato a sua volta dalla tempesta Vaia, si è rifiutato di consentire un’ ulteriore devastazione. Così si è consentito di tenere il Camp Jeep proprio sotto le Pale, montagne sacre, creazioni naturali spettacolari dove è stata montata una ruota panoramica e si sono lasciate scorrazzare 600 jeep violando il regolamento del Parco Paneveggio Pale di San Martino.

Il danno al patrimonio silvo pastorale è stato notevole, 600 mq circa di cotico erboso del pascolo distrutti, 900 mq di suolo forestale intaccato, 26 alberi pesantemente danneggiati. Oltretutto i mezzi, serenamente, hanno potuto circolare in zone non autorizzate. Ancora non sappiamo se e quali sanzioni sono state comminate né se il territorio sia stato ripristinato.
Le nostre montagne sono sotto attacco, basti pensare alla richiesta della Funivia Madonna di Campiglio spa di rivedere il PUP nell’ottica di ampliamento delle zone sciistiche di 45 chilometri, nonostante la già ampia offerta che il territorio garantisce per il turismo invernale. L’area che sarebbe interessata è di grande pregio dal punto di vista paesaggistico e ambientale grazie anche alla presenza dei Cinque Laghi di origine glaciale.

Il presidente del Parco ha dichiarato la sua contrarietà perché l’obiettivo primario è la tutela ambientale.
Secondo il “Rapporto Clima” del Centro di Ricerca Eurac di Bolzano le Alpi sono e saranno sempre più colpite di cambiamenti climatici: basta vedere lo stato pietoso in cui versa ciò che resta dei nostri ghiacciai, per i quali recentemente si è ascoltato il Requiem di Mozart e si sono celebrati addii dolorosi.
Qui nelle Alpi il riscaldamento medio misurato negli ultimi anni è doppio rispetto alla media europea di circa + 2 gradi.

La fanno da padrone le emissioni di gas serra, disastrose per l’ambiente alpino. Entro il 2050 si calcola che, di questo passo, vi sarà un aumento variabile tra + 1,2 e + 2,7 gradi centigradi e le conseguenze sarebbero disastrose. E vogliamo parlare degli elicotteri a scopo turistico che sorvolano cime e pareti preziosissime senza mantenere le distanze di sicurezza previste e dei droni per i quali non è prevista alcuna regolamentazione?

Alle Viote del Monte Bondone si pensa di costruire, in un biotopo di impareggiabile bellezza, zona tutelata, l’ennesimo laghetto per l’innevamento artificiale. Ben sapendo che ormai le stazioni sciistiche fino ai 2000 metri hanno il destino segnato e meritano una decisa riconversione. Ricordo solo che per produrre due mc di neve artificiali occorrono 1000 litri di acqua e che servono 20mila mc per innevare artificialmente una pista di medie dimensioni, di 1600 metri. Un dispendio di risorse idriche folle, di energia elettrica per far funzionare i cannoni, l’inquinamento atmosferico dei camion che devono trasportare la neve tecnica, nonché il massiccio utilizzo di additivi inquinanti che hanno pesanti ricadute sulla fauna e sulla flora alpina.

Anche noi, dunque, abbiamo la nostra piccola Amazzonia da proteggere, riserva di acqua dolce, di aria pulita, di ghiacciai che si stanno ritirando a velocità supersonica, di boschi e foreste, di roccia e cielo, di biodiversità, ed è importante che vi sia una presa di coscienza collettiva e un’ assunzione di responsabilità che partendo dai governi sovranazionali a quelli nazionali, fino alle amministrazioni locali ed ai comportamenti individuali dei singoli cittadini possa invertire questa deriva pericolosissima che mette a rischio il futuro delle nuove generazioni. Una lotta impari, forse, ma che con l’impegno di tutti possiamo ancora vincere. Ne vale la pena. Per i nostri figli e nipoti.

 

*
Lucia Coppola
consigliere provinciale di Futura