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CISL MEDICI – TRENTINO* INCENTIVI COVID: PAOLI, « L’ACCORDO SUL BONUS UNILATERALE CHE LA PAT FA PASSARE COME RAGGIUNTO BILATERALMENTE NON È TALE »

Presupposto di questo bizzarro ristoro economico provinciale deliberato dalla Giunta provinciale ieri, e prioritario per le prossime settimane, doveva essere l’impegno di Cisl medici del Trentino e della parte pubblica di proseguire nel confronto mediante concertazione in APRAN, e non solo suggerimenti scritti consigliati a tutti i sindacati della dirigenza medica, da parte dell’Assessorato alla salute e da parte del Dirigente del personale provinciale mentre avevano già licenziato la delibera.

Ci apprestavamo a chiudere questa prima fase emergenziale consapevoli dello sforzo, non tanto della Provincia, quanto dei nostri colleghi tutti, immenso,a reggere l’urto violento,non attraverso l’eroismo decantato ma non riconosciuto,ma attraverso il nostro professionismo, dedizione e specificità nel curare e salvare vite umane.

Quello che segnaliamo, come Cisl medici del Trentino-settore dirigenza medica- dopo le dichiarazioni a mezzo stampa di ieri mattina,in risposta a quanto deciso dalla parte pubblica,”sentiti” i Sindacati della dirigenza medica maggiormente rappresentativi, compreso il nostro, sono le misure di sicurezza nei confronti dei nostri lavoratori, non propriamente recepiti da subito e non licenziabili con un bonus una tantum di un periodo sparagnino che va dal 16 marzo al 30 aprile, essendo ancora in atto la fase emergenziale del loro lavorare.

La applicazione degli art.1 e 2 del DL 34/2020 sul rafforzamento dell’assistenza territoriale dirigenziale e sul riordino della rete ospedaliera post covid19, indispensabili per arginare il contagio COVID autunnale all’interno delle strutture e presidi ospedalieri, in considereazione anche delle strutture datate in cui lavoriamo da troppo tempo.

La gestione del rapporto di lavoro, in considerazione dell’attuale assetto normativo cambiato a livello nazionale ma non qui, nonostante le richieste di Cisl medici di mesi fa, di sedersi a discuterne all’APRAN, che non ha ancora ricevuto risposta; nonchè del recupero psico fisico del tutto non contrattualizzato in questa fase di emergenza, con fruizione di ristoro psicofisico compensativo e straordinario per il 2020 per tutto il nostro personale dirigente medico che ha lavorato in situazioni estreme durante il picco pandemico;la remunerazione di prestazioni aggiuntive non dovute ma rese con assoluta dedizione ed a scapito della salute e tutt’ora effettuate non essendo ancora terminata la fase emergenziale.

Cisl medici tiene quindi a sottolineare il mancato confronto provinciale in APRAN, come premessa alla contruzione di corrette relazioni sindacali finalizzate ad una fattiva collaborazione tra le parti.Che non poteva ridursi ad una videoconferenza con Segnana, Ruscitti e Fedrigotti dove, “sentiti i sindacati della dirigenza medica”, secondo una Legge provinciale, si procedeva immediatamente a deliberare quello che si era promesso effettuare dopo le controdeduzioni scritte dei sindacati della dirigenza medica stessi.

Confronto che non può essere eluso neppure da oggi in poi,in una seconda fase dello stesso tenore, e che riguarda gli accordi incentivanti e loro integrazione in presenza di nuove opportunità legislative, compreso quanto già firmato a Roma come contratto nazionale e che in provincia di Trento è ancora al palo, prima della fine dell’estate corrente.

L’accordo sul bonus unilaterale che la Provincia fa passare come raggiunto bilateralmente, ma che tale non è stato l’altro ieri, non può essere raggiunto evitando il confronto sui temi sopra enunciati da Cisl medici, nè manifestando stupore in videoconferenza da parte del dott. Fugatti, ad un pubblico che non conosce il sacrificio di coloro che ricevono carezze e sberle e che non computano i bonus su poche briciole ma sulla sicurezza per i propri dirigenti.

Come dirigenti medici crediamo di aver fatto fino in fondo, ed anche oltre, il nostro lavoro, professionale e specialistico, per tale Azienda sanitaria unica, nel rispetto del nostro contratto di lavoro provinciale, ma anche con una mole straordinaria di extra nel rispetto dei nostri cittadini ed ammalati di covid e non.

Il ristoro economico che tutta Italia sta riconoscendo ai propri professionisti, non solo con risorse nazionali ma anche regionali e oltre, non può mitigare il dramma delle famiglie dei colleghi deceduti, 166 in tutta Italia, nè di tutti coloro, tra noi, che si sono contagiati in questa terribile pandemia, tenendo presente che le sospette fibrosi polmonari che seguiranno le dovremmo curare sulla nostra pelle e qualcuno ce ne darà conto qui in Provincia se non oggi, domani.

Come ci daranno conto di quanto è in arrivo con una ondata di ritorno. Il ristoro economico che la Provincia autonoma di Trento prevede per i propri operatori sanitari, non è neppure un primo passo verso una migliore tutela che ha nella prevenzione il suo mantra odierno.

Nella speranza, nelle prossime settimane, di affontare in concertazione e non solo “sentiti” anche il tema dell’utilizzo delle ulteriori risorse che si renderanno disponibili con il DL 34/2020 prevenendo coloro che, non soddisfatti, in autunno potrebbero avere già chiesto il trasferimento fuori dalla nostra Provincia.

 

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Dottor Nicola Paoli
Segretario generale Cisl medici del Trentino