Oltre 600 domante di autorizzazione pervenute alla Prefettura di Trento per ripartenza attività. Indagine Fim Trentino su quasi 6.000 dipendenti: 50% aziende metalmeccaniche ha riaperto a regime ridotto, solo il 20% in regola con protocollo Governo – parti sociali del 14 marzo scorso. Sicurezza deve essere obiettivo condiviso e di tutti: Confindustria sensibilizzi maggiormente le proprie associate, troppe ancora inadempienti.

In attesa delle prossime decisioni del Governo su tempi e modalità di ripresa delle attività produttive, molte aziende metalmeccaniche trentine hanno ripreso, anche se generalmente a regime ridotto, le loro attività produttive. Nel frattempo la quasi totalità delle aziende del settore ha avviato procedura di cassa integrazione (oltre 400 domande nel solo settore metalmeccanico dal mese di marzo) per sospendere/ridurre le attività (in genere con carichi inferiori al 50% della capacità produttiva).

Da una nostra indagine condotta su oltre 60 imprese metalmeccaniche (per circa 6 mila occupati), oltre la metà (che occupano oltre 2 mila dipendenti) ha già riavviato le produzioni. Tra queste 2/3 in quanto rientranti nei settori “essenziali” in base ai codici ATECO individuati dal Governo con Dpcm del 22 marzo scorso, mentre 1/3 ha fatto richiesta di autorizzazione alla prefettura provinciale.

Tra le aziende oggetto dell’indagine, quelle che resteranno chiuse almeno fino al 14 marzo occupano oltre il 60% della forza lavoro in esame. Difficile in questa fase fare stime precise sul personale fisicamente impiegato presso le sedi aziendali del territorio, considerando però che il restante 35/40% dei lavoratori è interessato da diverse forme di sospensione dal lavoro (cassa integrazione, utilizzo di istituti contrattuali, congedi o altre forme di permesso) o lavora in smart-working o altre forme di lavoro a distanza, riteniamo che al momento i lavoratori fisicamente presso le sedi aziendali siano inferiori al 20% del totale del campione esaminato (ca 1.000 – 1.200 lavoratori).

Gravi ritardi invece negli adempimenti previsti dal “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” firmato da Governo, Sindacati e Associazioni Imprenditoriali lo scorso 14 marzo. Il documento individua tutte le misure necessarie alla messa in sicurezza degli ambienti di lavoro e prevede esplicitamente che per poter procedere alle attività produttive, indipendentemente dal settore di appartenenza, è necessario verificare l’attuazione di tutte le misure di contrasto e prevenzione alla diffusione del virus istituendo uno specifico Comitato aziendale (composto almeno da datore di lavoro, Medico competente, RSPP, rappresentanti sindacali e RLS) con il compito di valutare le misure intraprese a livello aziendale e raccolte in un Protocollo aziendale anti contagio da allegare al DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) e monitorare periodicamente.

Questi adempimenti risultano completati solo in meno di 1/6 delle aziende prese in esame (meno di 1.200 dipendenti, ca il 20% del totale). Se nella prima fase dell’emergenza, prima delle chiusure avvenute in modo massiccio dal 25 marzo, le azioni concretamente messe in campo erano sufficientemente coerenti con le indicazioni del Protocollo governativo, nella fase di sospensione si sarebbe dovuto dar seguito alla verifica, integrazione e formalizzazione degli interventi costituendo Commissioni e Protocolli aziendali, cosa che nella maggior parte dei casi non è avvenuta.

Alla vigilia di una possibile ripresa delle attività e con già oltre la metà delle aziende metalmeccaniche trentine al lavoro (se pur a regime ridotto), non possiamo permetterci di trascurare nessun aspetto di sicurezza, anche perché la gestione del rischio ci accompagnerà per molto tempo anche dopo la riaperture delle fabbriche. Stiamo insistendo per utilizzare in modo proficuo questo periodo di sospensione/rallentamento per preparare al meglio la futura ripresa, invitiamo nell’interesse di tutti anche le Associazioni Imprenditoriali a sensibilizzare maggiormente le proprie associate ancora in ritardo negli adempimenti.