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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

SANITÀ TRENTINO: CISL MEDICI, ROSSI DIRIMA CIÒ CHE ZENI E APSS NON SANNO FARE

(Fonte: Cisl medici Trentino) – Stanno uscendo dallo Stato di diritto contravvenendo a tutte le norme strutturali del nostro contratto di lavoro.

In relazione alle dichiarazioni improvvide rilasciate sabato dall’assessore alla salute Luca Zeni in riferimento alla zona carente di Luserna, siamo obbligati -dagli avvenimenti che si susseguono- a specificare quanto segue, alla luce degli accadimenti realmente avvenuti venerdi 15 e lunedi 18 settembre, dopo aver interpellato i nostri medici di famiglia dell’intero Trentino.

Sono anni che cerchiamo il confronto con la Provincia di Trento, ma fino ad oggi abbiamo solo ricevuto come risposta silenzi per i nostri aumenti economici e minacce intese come spettro della dipendenza nel caso attuale dell’altopiano Cimbro e di Pinzolo prima.

La Provincia si assuma le responsabilità di ciò che sta facendo alla medicina generale in Trentino.

Quanto sembrava condivisibile da tutti i componenti al tavolo di Comitato provinciale della medicina generale, su soluzioni reali prospettate da noi, non è stato affatto recepito dalla parte pubblica.

È chiaro che allo stato attuale i rappresentanti della Provincia non parlano e non vogliono parlare la lingua dei medici di famiglia trentini

La parte sindacale tutta era intervenuta tempestivamente, recependo le istanze di sindaci e cittadini dell’Alpe cimbra, su una situazione difficile gestita ed organizzata malissimo dall’Azienda sanitaria, rientrando nei binari della legittimità quanto compiuto dall’ultimo medico inserito che aveva accettato la zona carente di Lavarone.

La soluzione legittima e definitiva avrebbe dovuto portare alla nuova definizione degli ambiti, senza la quale qualunque altro medico dovesse inserirsi in futuro secondo l’accordo collettivo, potrebbe, legittimamente, procedere nel medesimo modo dell’ultimo inserito, garantendo una sola ora al giorno per cinque giorni nella località indicata nel bando di pubblicazione della zona carente e aprendo ambulatori secondari in un qualsiasi comune dell’ambito Vallagarina. Al momento l’ampiezza degli àmbiti non garantisce un forte legame con il territorio.

Inotre non esiste, al momento attuale , alcuna possibilità legale di istituire una zona carente sull’altopiano, tranne che andare contro ogni norma contrattuale e provinciale, impensabile in uno Stato di diritto.

Qualsiasi tentativo di pubblicare zone carenti il 1 ottobre andrebbe incontro a dubbi sull’ uso di denaro pubblico per situazioni non contemplate dagli accordi collettivi.

Cisl medici si è accorta, purtroppo, alla luce dei fatti ad oggi esperiti, che mentre tutti i sindacati della medicina generale si preoccupavano di garantire un sistema di assistenza sul territorio efficiente anche per i nostri cittadini dell’altopiano cimbro, condividendo la possibile modifica dell’accordo per procedere alla creazione di una nuova zona carente per Luserna, la Provincia e l’Azienda volevano solo trattare tutt’altri argomenti, come l’abbassamento del rapporto ottimale, la introduzione di personale dipendente al posto dei medici liberi professionisti convenzionati, la gestione del patience summery, cose che ai sindaci, ai medici ed ai nostri pazienti dell’altopiano non interessano minimamente oggi.

Parlare di dipendenza per possibili zone carenti, senza modifiche dell’attuale contratto nazionale, o di altre soluzioni originali, estranee alla maglie contrattuali, è già accaduto a Pinzolo: parole riferite all’avvocato Zeni in occasione dell’apertura della Aft di Pinzolo, poi smentite dallo stesso riferendo che era colpa del fraintendimento dei giornalisti.

Ricordo che già li si era dovuto intervenire con la modifica del contratto per accogliere un’esigenza territoriale, non gestita adeguatamente neppure in quella occasione nè dalla Provincia né dall’Azienda.

In Veneto, per le stesse proposte, si prospetta uno sciopero della medicina generale da domani a maggio del prossimo anno.

Non è solo una questione di metodo ma anche di merito: oggi siamo siamo ad un passo dal fare lo stesso anche in Trentino.

Prospettazioni di soluzioni, che stravolgono le Leggi italiane e i contratti della nostra categoria, dando parvenza di prepotenza da parte di una Provincia autonoma speciale che dovrebbe fare della democrazia la sua maggiore dote, non possono che lasciarci basiti ma fermi nel proponimento di non lasciare la parte pubblica unica depositaria della verità assoluta.

Ricevendo quindi continue proposte indecenti da parte pubblica, è di ieri l’ultima di penalizzare economicamente 370 medici di famiglia per inserire un nuovo medico a Lavarone piuttosto che a Luserna, siamo obbligati a rifiutare all’assessore qualsiasi compromesso che leda le nostre retribuzioni attuali, e, nostro malgrado, stiamo predisponendo l’agitazione sindacale, prodromo alla sciopero generale.

Avviseremo anche Roma sulla prossima e probabile lesività dei nostri diritti fondanti la medicina di famiglia,attivando ogni soluzione per conservare l’applicazione dell’accordo collettivo come rappresentanti sindacali firmatari del medesimo.

A questo punto, l’unica Autorità che riconosciamo garante della nostra categoria, è il Presidente Rossi, a cui chiediamo un estremo intervento per dirimere egli ciò che Assessorato ed Azienda hanno dimostrato di non sapere fare.

 

 

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Dottor Nicola Paoli
Segretario Generale Cisl medici del Trentino