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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

LEGAMBIENTE * BIODISTRETTO TRENTINO: CIAFANI, « DOMENICA 26/9 IL REFERENDUM, DAL VOTO PASSA IL FUTURO DELL’INTERO COMPARTO IN TUTTA ITALIA »

Domenica prossima, con un referendum la provincia autonoma di Trento avrà la possibilità di decidere se diventare un biodistretto, puntando tutto su una gestione sostenibile delle risorse, sulla filiera corta e, più in generale, su una visione davvero green dell’intero comparto, senza lasciare spazio a zone grigie. Le cittadine e i cittadini dei Comuni del Trentino saranno chiamati a esprimersi sulla realizzazione di un distretto in cui agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni possano impegnarsi concretamente per un nuovo modello di sviluppo che ponga al centro la salute e il benessere dei cittadini,la cura del territorio e la tutela della biodiversità.

Oggi, nella provincia di Trento solo il 6% dei terreni agricoli sono coltivati con il metodo biologico. Questo dato si discosta in maniera importante da quello nazionale che si attesta al 15%. Legambiente non ha dubbi: la transizione ecologica passa anche da una piena affermazione del bio nei territori e la provincia di autonoma di Trento potrebbe esserne esempio.

“Un esito positivo del referendum – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente Nazionale di Legambiente – darebbe avvio a un processo virtuoso attraverso il quale trasformare l’intero comparto agroalimentare italiano. Le strategie europee Farm to Fork e Biodiversità vanno chiaramente in questa direzione e chiedono con forza una diminuzione del 50% dell’uso pesticidi e il raggiungimento del 25% delle superfici agricole coltivate con metodo biologico entro il 2030. L’agroecologia è il modello da seguire fin da subito per favorire la transizione ecologica. Adesso, serve dare al biologico un nuovo impulso.

In questa logica, Legambiente – ha proseguito Ciafani – invita tutti i cittadini residenti nella provincia autonoma di Trento a recarsi alle urne e a esprimere il proprio assenso nei confronti del quesito posto. Per rendere valida la consultazione referendaria, occorre che il 40% degli aventi diritto si rechi alle urne. Un esito positivo rappresenterebbe una svolta strategica e favoribbere con forza la conservazione degli ecosistemi e la salvaguardia della salute dei cittadini.”

“In Italia – ha dichiarato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – vengono utilizzate ogni anno 130.000 tonnellate di pesticidi che contaminano irrimediabilmente aria, acqua e suolo, oltre ai prodotti della filiera agroalimentare, con tutte le conseguenze che ciò comporta per la nostra salute. Stando ai dati diffusi da Ispra, il 33% delle acque sotterranee e il 67% di quelle superficiali sono contaminate dai principi attivi dei fitofarmaci utilizzati in agricoltura. In Trentino, la filiera vitivinicola ha fatto importanti passi in avanti nell’ambito della sostenibilità.

Basti pensare all’aumento delle superfici coltivate con il metodo biologico. Nelle altre filiere si registra invece un ritardo che potrebbe essere colmato già a partire dal referendum. La vittoria del sì al referendum non obbligherebbe tutti i produttori a convertirsi al biologico: la partecipazione al distretto sarebbe esclusivamente su base volontaria. La vittoria del sì, dal canto suo, darebbe avvio a una nuova fase che vedrebbe protagonista l’intero territorio di una trasformazione radicale, mettendolo nelle condizioni di raggiungere il 50% di superficie agricola coltivata con il metodo biologico.”

In Italia, esistono già 40 biodistretti e in 2 Regioni, Sardegna e Marche, sono stati istituiti distretti biologici che coinvolgono l’intero territorio regionale. Secondo l’associazione del cigno verde, serve una diffusione capillare di tali modelli, oltre alla creazione di una rete sempre più radicata, attraverso cui mettere finalmente un freno all’agricoltura intensiva e inquinante.