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LETTERE AL DIRETTORE

WALTER PRUNER * VALDASTICO: «QUANTO NON CONDIVIDO NON LO ASCOLTO E NON LO CONSIDERO, SI TORNA ALL’ERA DELLA CLAVA»

Scritto da
07.03 - sabato 7 febbraio 2026

Gentile direttore Franceschi,

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano Corriere del Trentino, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

Walter Pruner

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“Franco Ianeselli lamenta il fatto che non lo abbiamo interpellato sull’uscita della Valdastico a Trento sud? In realtà sappiamo benissimo cosa pensa il Comune su questo argomento”. A dichiararlo è il presidente Fugatti. Traducendo dal politichese: non la pensi come me? Non mi interessa. Un po’ come se in Tribunale il magistrato non ascoltasse nel contraddittorio l’avvocato di parte perché con lui in disaccordo.

Ho atteso qualche giorno per capire se conscio della gravità dell’affermazione sarebbero intervenute delle scuse e conseguenti rettifiche. In assenza di tutto ciò alcune brevi considerazioni.

La prima, riguarda il significato di confronto: esso non va confuso col condizionamento. Non ci si confronta per imporre all’interlocutore il proprio punto di vista, ma per trarre reciproci motivi di arricchimento e scoperta di angoli diversi di visione. Un approccio equilibrato alla politica, in particolare a quella obbligata ad una maggiore responsabilità perché incaricata di ruoli di governo, non può confondere autoritarismo per autorevolezza.

Perché se passa la logica del non ascoltare o dell’oblio preventivo in virtù dei quali tutto quanto non condivido non lo ascolto, non lo medio, e quindi non lo considero, si torna all’era della clava. Nello specifico, cristallizzare a ruolo subalterno l’intera comunità del capoluogo, Trento, rappresentata dal suo massimo esponente, il Sindaco, rea probabilmente di insoddisfacenti ritorni elettorali, non onora le istituzioni.

Che un rappresentante politico, a prescindere dalla sua forza di appartenenza, mantenga preferibilmente acceso il faro verso la propria forza partitica non può e non deve meravigliare. Ma altro è invece sub-alternizzare il ruolo pubblico a quello di partito, ovvero porre nella gerarchia delle fonti politiche l’esecutivo subalterno agli interessi di partito.

Questo stravolge il senso stesso del rapporto democratico e da noi aggiunge discredito e pregiudizio al sistema autonomistico faticosamente costruito nel tempo. È solo nelle democrature, qui configurabili in “autonomocrature”, che il conflitto politico tra i diversi livelli istituzionali è risolto secondo la logica della interferenza muscolare. Passasse questa impostura un piccolo comune con un legittimo diritto sarebbe sempre soccombente nei confronti del comune maggiore.

Dilatazioni e forzature, ovviamente in contesti totalmente diversi, sono state le protagoniste dei recenti conflitti negli Usa tra il suo presidente e le prerogative in capo ai singoli stati federali. Tema di estrema attualità dunque.

Voler trasferire le direttrici politiche, passando da una visione trentocentrica a quella periferocentrica, è politicamente legittimo. Sicuramente sgrammaticate ed arroganti sono invece le modalità, che confliggono qui con lo stile di moderazione riconosciuto al Presidente della provincia. Queste non sono formalità, ma costituiscono passaggi istituzionali fondamentali, come ce lo continua a sottolineare il Presidente Mattarella. Negare per scelta ideologica ruolo al capoluogo è negazionismo. E come tutti i negazionismi, foriero di disastri.

Più nel dettaglio, è un fatto che le partite provinciali aperte, insistenti sulla città, dalla Valdastico, al by pass ferroviario, dall’inceneritore, all’ area San Vincenzo, dal Cpr alla questione sicurezza, sono un unicum, differenze che rendono il capoluogo, soggetto non privilegiato, ma peculiare.

La insofferenza nei confronti del Sindaco non è fatto personale, è invece il rifiuto verso tutta la comunità che lui rappresenta: così governando si ipotizza la esistenza di comunità di serie A e di comunità cadette, neanche degne di ascolto e quindi disprezzate: un’ opera di frattura grave. Una frattura pendula tra pensiero padronale di governo ed onnipotenza terrena di natura elettorale che tutto si autorizza: nella dimenticanza che le elezioni le vince sì il partito, ma il governo è il governo di tutti.

Atteso che l’auto-certificato attestato di volontà di Valdastico, tra i Trentini, mostra analogie politiche preoccupanti con il gradimento di un ponte sullo stretto di Messina che non si sa esattamente chi e quanti siciliani vogliano, non si sottintendano indici di gradimento Valdastico per volontà popolari mai chiamate ad esprimersi.

In questa “no Valdastico no party” con Sindaco e cittadini parte lesa, vi sono tutti i prodromi in salsa locale della radioattività a stelle e strisce, coi primi concreti contagi: rifiuto al dialogo, durezza di rapporti, distorsione della realtà, avversario nemico, confusione tra interesse pubblico e di parte, assertività ideologica.

Al recente veniale abuso extraterritoriale, in buvette consiliare, con tanto di brindisi in favore di telecamere, la sempre ossequiante rappresentanza leghista, silente ed allineata nove mesi fa, alla nomina del generalissimo a vice segretario, oggi brinda con smascellata risata alla sua fuoriuscita.

Purgata la Lega di quello che pavidamente solo oggi è riconosciuto essergli stato elemento estraneo, dovrebbe dunque essere sopravvissuta la meglio Lega, sempre del capitano, ma moderata, istituzionale, rispettosa, “devannaccizzata”. O no?

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Walter Pruner

 

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