Gentile direttore Franceschi,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “Il T“ anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
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Elisa Viliotti
Presidente della Consulta provinciale per la Salute
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Ticket più alti al Pronto soccorso: la Provincia scarica sui cittadini i limiti della sanità territoriale. Esprimiamo forte preoccupazione per l’ipotesi di aumento del ticket per i codici bianchi al Pronto soccorso, misura che scarica sui cittadini, e in particolare sulle persone più fragili, le criticità irrisolte della sanità territoriale. Criticità hanno fatto registrare 242.523 accessi al Pronto soccorso nel 2025, in aumento rispetto all’anno precedente, con oltre il 60% dei casi riguardanti situazioni non urgenti.
Nell’ultimo incontro del Tavolo permanente per la salute in Azienda sanitaria, le associazioni dei pazienti hanno espresso in modo chiaro la loro contrarietà alla misura ipotizzata dal Direttore Generale Ferro, ritenendo che la priorità sia il rafforzamento della medicina territoriale, e non l’introduzione di nuove barriere economiche all’accesso alle cure. Dispiace constatare che, nonostante una posizione condivisa e argomentata, si continui a riproporre la via del ticket come risposta principale al tema degli accessi impropri.
Ribadiamo la necessità di sperimentare davvero le Case della Comunità, con un monitoraggio puntuale degli esiti di salute, dei tempi di risposta, della capacità di presa in carico sul territorio e dell’impatto reale sugli accessi ai Pronto soccorso, oltre a potenziare l’informazione ai cittadini sul ruolo e sui servizi offerti all’interno delle strutture stesse. La stessa Provincia le presenta come nuovo modello organizzativo di riferimento per la presa in carico territoriale, integrando ambiti sanitari e sociosanitari e fungendo da punto unico di accesso ai servizi.
Molte di queste strutture non sono però ancora pienamente operative e l’assetto organizzativo è tuttora in fase di costruzione: amministratori e dirigenti provinciali hanno più volte richiamato la necessità di “capire assieme come farle funzionare”, riconoscendo che si tratta prima di tutto di un modello da implementare. E’ quindi ragionevole ritenere che serva almeno un anno di piena operatività e sperimentazione per valutarne l’efficacia del modello organizzativo, in termini di accessibilità, presa in carico, riduzione degli accessi impropri e continuità assistenziale, prima di considerare qualunque misura di ostacolo all’accesso al Pronto soccorso.
I dati di Passi d’Argento indicano che nel Triveneto, Veneto e Provincia di Trento inclusa, il 13,7% degli anziani ha rinunciato a visite o esami necessari, soprattutto per liste d’attesa troppo lunghe, difficoltà di accesso e costi. Parallelamente, in Trentino circa 50.000 persone vivono in condizione di povertà, pari a circa il 9% della popolazione, con un aumento negli ultimi anni della quota di famiglie in difficoltà nel sostenere le spese essenziali. In un contesto in cui una parte significativa della popolazione rinuncia alle cure e in cui cresce la vulnerabilità economica, l’aumento del ticket in Pronto soccorso rischia di trasformarsi in una tassa sulla fragilità: chi ha meno tende a rinviare l’accesso, con il pericolo di arrivare più tardi e più grave.
Ridurre gli accessi impropri significa piuttosto costruire alternative territoriali credibili, monitorarne gli esiti e dialogare con i cittadini.
