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LETTERE AL DIRETTORE

LOREDANA BETTONTE * PRESIDENTE ISIT – TRENTO * SCUOLA INFANZIA: « HA RAGIONE LA DOCENTE LUCIA BERARDI A DIRE CHE DURANTE L’ESTATE L’APERTURA (FORZATURA L’HA CHIAMATA) MERITA RIFLESSIONI »

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11.48 - lunedì 04 luglio 2022

Pensiamo soprattutto al futuro dei giovani ai quali stiamo preparando sfide pazzesche. Ha ragione la Docente, Lucia Berardi, a dire che l’apertura – una forzatura l’ha chiamata – della scuola per l’infanzia, durante l’estate, merita delle riflessioni. In verità questa decisione, secondo me, doveva essere presa molto, moltissimo tempo fa e dovrebbe riguardare tutte le scuole di ogni ordine e grado, naturalmente con una organizzazione adeguata e variamente progettata per ogni ciclo scolastico.

Già all’inizio della mia carriera, molti decenni fa, ci chiedevano di scegliere il mese di congedo ordinario fra luglio e agosto e nel mese non scelto dovevamo garantire la nostra reperibilità. Qualcuno è stato mai chiamato? Tutti erano in vacanza, tranne coloro che erano occupati negli esami di licenza media e di maturità, che andavano a finire nel mese di luglio e quindi che dovevano lavorare “per pochi spiccioli” si diceva, senza tener conto che eravamo tutti già pagati! Ma anche quelli che erano al mare erano pagati! La maggioranza erano in vacanza tre mesi estivi, un tempo, quando le scuole iniziavano ai primi di ottobre; aggiungiamo poi Natale, Pasqua e le Feste comandate. Ne nasceva spontanea la reale motivazione della scelta verso questa professione: molte donne potevano badare alla famiglia e agli uomini era consentito avere un altro lavoro. Intendiamoci, questo non valeva per tutti!

Poi le cose sono cambiate (fortunatamente dico io), sono aumentate le incombenze, la scuola oggi inizia a metà settembre circa, ma ancora non ci siamo.
Il ragionamento della Docente va capovolto, secondo me naturalmente, e dobbiamo partire dal servizio alla collettività, dal grande valore della cultura e l’enorme importanza della scuola, accanto alla famiglia. Sui fabbisogni della scuola potremmo scrivere una lunga serie di grossi trattati, ma qui ci dobbiamo limitare a qualche suggestione e alla bontà del Direttore se ci pubblica.
Partiamo dalla scuola per l’infanzia che io ritengo sia il più importante momento di inizio del percorso culturale e di apprendimento di un bambino in tutti gli ambiti della sua crescita e della sua educazione. Questo è il periodo nel quale i Docenti preposti devono essere estremamente competenti e preparati, oltre che appassionati e colmi di amore per i bambini e per il loro lavoro.

L’attività didattica annuale attualmente è sviluppata su nove mesi (?) e non deve essere “tirata“ come un elastico per coprire il mese di luglio, oppure negli asili nido, la settimana del Patrono di Trento che solo da un paio d’anni non è più chiusa. (Ma perché lo erano prima, con grande difficoltà per le famiglie, un’intera settimana a cavallo del Patrono, San Vigilio, 26 giugno).
Ci sono temi sui quali l’apprendimento risulterebbe fantastico, utile e fondamentale per la vita, ma anche divertente, facilmente realizzabile in un periodo come quello estivo. Cito solamente due ambiti, a me infinitamente cari, uno dei quali sono le lingue straniere (le lingue non la lingua, quindi non una sola) e l’altro è un graduale, ma ormai non più procrastinabile, cambiamento nella cultura, nella mentalità e nel linguaggio di genere.

Nell’ambito delle lingue straniere trascorrere un mese con un paio di docenti/comunicatori di madrelingua giocando, parlando, cantando sarebbe meraviglioso; i bambini sarebbero immersi totalmente in due codici linguistici diversi dal proprio e svilupperebbero la comprensione che servirà loro per sempre. Ai Docenti di ogni scuola, penso, non farebbe male un po’ di aggiornamento neurolinguistica, per esempio sulle tappe del processo di apprendimento, per progettare e studiare le migliori strategie per ciascun bambino o studente.

Nella scuola per l’infanzia l’ultimo periodo dell’anno andrebbe dedicato alla stesura del “diario delle competenze“ che la bambina e il bambino dovrebbero portare con sé per tutta la vita nelle scuole dove andrà. L’apertura nel mese di luglio dovrebbe riguardare anche le altre scuole, con eccezione solamente delle classi terminali di ogni ciclo, impegnati in esami, ovviamente. Ciò consentirebbe di lavorare veramente sui punti di debolezza dei ragazzi. I corsi di recupero imbastiti molte volte non hanno sempre funzionato a dovere. Chi meglio del proprio docente può enucleare i veri deficit e i punti di fragilità nella propria disciplina, per poter pensare e realizzare un percorso di sostegno serio, non pluriclasse.

Si potrebbero organizzare incontri interessanti, piacevoli, rispondenti alle esigenze dei ragazzi, coinvolgendoli nella realizzazione, simulare situazioni anche lavorative o mille altre cose …. organizzare visite esterne, attività didattiche complementari, invitare esperti che durante l’anno difficilmente può essere fatto.
Ogni percorso di apprendimento, ovvero ogni ciclo scolastico dovrebbe avere andamento “verticale” ovvero quando si inizia a studiare, ad esempio, la storia si dovrebbe partire dal primo anno della scuola primaria e terminare il quinto anno della scuola superiore, senza interruzioni e soprattutto senza ricominciare ad ogni cambio di ciclo. Ciò dovrebbe riguardare tutte le discipline e tutti i docenti dovrebbero essere anche linguisti, ovvero essere pronti a trasmettere ai propri allievi un patrimonio, una micro lingua per ogni materia. I ragazzi si impadronirebbero di uno stupendo bagaglio lessicale, in italiano, che consentirebbe loro di intraprendere con meno difficoltà e più padronanza dei seri percorsi di discipline in lingua straniera ovvero percorsi con il metodo CLIL. Ma questa è un’altra storia!
Un certo tipo di attività didattica non va assolutamente definita parcheggio o baby sitteraggio. Il periodo estivo dovrebbe diventare parte integrante del processo di apprendimento, pur con meno tensioni e meno ansie.
Negli ultimi due anni la dinamica funzionale e organizzativa nella scuola è profondamente cambiata e d’ora in poi sarà significativamente diversa. La pandemia da COVID-19 ha cambiato le abitudini delle persone, delle famiglie e delle organizzazioni sociali. La scuola ed i suoi Attori dovranno adeguarsi e prepararsi per il futuro! La modalità scolastica di formazione a distanza DAD non dovrà, speriamo, essere l’unica, ma dovremo integrare la presenza in aula con l’utilizzo delle tecnologie, che costituiscono un moderno e validissimo ausilio e l’uso continuativo consentirà a tutti, docenti e discenti, di impratichirsi nell’uso e dotarsi delle attrezzature mancanti.

Ho sentito poche voci gridare appelli in questo senso, molte, altresì, che lamentavano che qualcosa che non ha funzionato, quelle sì e poche volte ho sentito la parola responsabilità usata in prima persona… si parla e si scrive di diritti…

Il tempo che viviamo diventa ogni giorno più complesso e articolato soprattutto nel campo delle relazioni interpersonali che sono alla base della nostra comunità. Noi operatori della scuola siamo anche madri, padri e oggi più che mai dobbiamo guardare all’interesse dei ragazzi e ai loro diritti. Pensiamo a quello che è giusto e non solo a quello che avevamo prima, che ci hanno tolto, anche se non era giusto averlo.

La presenza dei propri Docenti è sempre un segno di buona attività didattica, di continuità, anche d’estate. Vorrei addirittura dire che gli asili nido assolutamente, ma anche le scuole per l’infanzia dovrebbero essere un servizio per la società 12 mesi su 12, con la sola esclusione delle giornate festive. È chiaro che sarebbe necessaria una riorganizzazione del personale; è evidente che servirebbe personale nuovo.

Nel nostro Paese abbiamo un grande problema di denatalità, di giovani coppie che in questo momento non hanno figli perché la società non dà loro i servizi, le strutture adeguate a sostenerli. Bisogna sostenere entrambe le figure, uomo e donna perché è quest’ultima che spesso é costretta a lasciare il posto di lavoro, a rinunciare alla carriera, oppure a lavorare penalizzando la qualità del lavoro per la presenza dei figli. La conciliazione tra la famiglia e il lavoro è oggi un problema ed è un problema sociale che riguarda tutti, anche la scuola. I bambini vanno custoditi, accompagnati in un percorso formativo e culturale che inizia dalla nascita… Non parcheggiati: nella scuola non vi sono babysitter.

Questa è una figura che serve qualche volta, qualche ora, per il tempo di un cinema o lo spazio di una cena. Ma anche questo è un altro capitolo.

Grazie per l’attenzione.

 

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Loredana Bettonte
Presidente I.S.I.T. di Trenti

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