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PROGETTO TRENTINO * AUTONOMIA: « NON SI PRETENDE LA NASCITA DI UNA PRIMAVERA DEGASPERIANA, MA UN PASSO VERSO IL RECUPERO DI UNA DIMENSIONE CULTURALE ADEGUATA »

In questi mesi nei quali la politica ha sofferto terribilmente la crisi epidemica si sono creati molti vuoti, troppi, ne ha risentito in modo particolare l’impegno dei volontari, che da sempre sono il pilastro portante dei movimenti, per mantenere quel rapporto con il territorio fondamentale per la vita democratica.

Il segnale è inequivocabile e viene a rimarcare ancora di più, per una terra come il Trentino, quella frammentazione che favorisce di fatto e per forza di inerzia i partiti nazionali, sgravando, fra virgolette, dal ragionamento politico e dal confronto dialettico molti possibili interlocutori.

Viene in qualche modo sconfitta la passione, quasi a far sembrare il tutto un disegno preordinato e studiato a tavolino.

I motivi di tale apatia sono probabilmente più complessi e hanno origini antecedenti all’insorgere della crisi attuale, resta il fatto che ad oggi la situazione ha assunto aspetti preoccupanti e la partecipazione al dibattito politico langue nella palude del qualunquismo.

La necessità e la voglia di cambiamento tradottasi con la vittoria del centro destra nelle provinciali del 2018, non ha certamente portato quella ventata di novità attesa, anzi, il disimpegno sembra essere divenuto una costante.

Questa inerzia mette in discussione due cose fondamentali, la prima è l’autonomia, la seconda sono i rapporti sociali, dove le distanze fra cittadino e amministrazione si fanno più marcati, creando un solco difficilmente colmabile a breve.

Si può certamente parlare di assenza di leader, ma altrettanto di insorgere di un individualismo esasperato, mutuato dalla società stessa sempre più dedita a percorsi di vita legati ad alvei strettamente personali.

Oggi lo statuto speciale di autonomia, considerato fino a qualche tempo fa una conquista di valore assoluto, sembra essere diventato un peso per chi amministra, sembra essere vissuto come un impegno troppo gravoso e quindi un fattore destabilizzante per governare.

Il periodo storico non offre spunti che facciano sperare ad un fiorire di una coscienza politica nuova, eppure per salvare, rilanciare lo trovo oggi un verbo astratto, i fondamenti dell’Autonomia servirebbe una vera rivoluzione politica, una costituente che metta al centro quegli interessi che hanno portato il Trentino in passato ad eccellere e oggi ad assomigliare sempre più ad una qualsivoglia provincia del nostro bel paese.

La costituente per l’Autonomia ha ragione di nascere se si riesce ad avere una visione di futuro per un Trentino che si evolve in un contesto europeista legato alle sue radici storiche, riappropriandosi del ruolo di laboratorio politico atto a risollevare le sorti di questa terra e dei suoi abitanti.

La proposta, il ragionamento, potrebbero rappresentare un volano per riportare la politica a ritrovare una sua dimensione fra le genti trentine. Non si pretende la nascita di una primavera degasperiana, ma un passo verso il recupero di una dimensione culturale adeguata e quanto mai necessaria a salvaguardia e non a discapito dei valori autonomistici.

 

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Roberto Avanzi