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PROVINCIA AUTONOMA TRENTO – FESTIVAL ECONOMIA * CONFERENZA ECONOMISTE LAURENCE BOONE E LUCREZIA REICHLIN: « CRISI COVID, LA SPESA SIA DECISA A LIVELLO NAZIONALE MA CON UN CONTROLLO EUROPEO ».

Al Festival dell’Economia di Trento la conferenza con le economiste Laurence Boone e Lucrezia Reichlin. “Crisi Covid, la spesa sia decisa a livello nazionale ma con un controllo europeo”.

“In mancanza di una terapia e di un vaccino saremo costretti nel prossimo periodo a convivere con la pandemia Covid, mentre una seconda ondata avrebbe effetti ancora più gravi sull’economia mondiale”. I due scenari sono stati tratteggiati al Festival dell’Economia di Trento che ha ospitato Laurence Boone, capo economista Ocse, e Lucrezia Reichlin, professore di economia alla London Business School, in una conferenza coordinata dal direttore scientifico Tito Boeri. Su un aspetto le due economiste concordano: “La spesa per il contrasto alla crisi dovrà essere decisa dai singoli paesi ma è opportuna una governance dell’Europa”.

Non esiste ad oggi uno scenario unico per analizzare la crisi imposta dalla pandemia Covid. Ne è convinta Laurence Boone, capo economista Ocse, secondo la quale è necessario prendere in considerazione due scenari, in mancanza di strumenti definitivi di contrato, quali il vaccino e la terapia antivirus: “Avremo un’unica ondata durante la quale il virus non contagerà molte persone e potremo vivere una vita relativamente normale con misure e precauzioni tali da contenere il disagio. In questo scenario e fino a che non troveremo un vaccino – ha continuato Boone – avremo industrie e settori che lavoreranno a ritmi rallentati, mentre altri potranno raggiungere il punto pre-Covid. Se la situazione si manterrà così, è possibile pensare ad un ritorno alla ‘normalità’ nel 2022, con riduzione degli indicatori economici dal 6 al 10% fino al 2021”.

Esiste però un secondo scenario, più serio ed impattante per l’economia e, in generale, la società: “E’ ipotizzabile una seconda ondata della pandemia che potrebbe portare ad una situazione più grave rispetto a quella registrata dopo il lockdown. Questa situazione potrebbe riguardare alcune regioni o porzioni di paesi perché non è pensabile bloccare l’economia per un paio d’anni”.

Seppur in maniera diversa, a seconda dello scenario, sarà quindi necessario agire sulla ridistribuzione del lavoro dai settori poco competitivi, perché colpiti dalla crisi, verso altri in crescita, come la cura verso le persone o l’ecommerce. “Sarà un processo complesso – ha spiegato l’economista francese dell’Ocse – che necessariamente dovrà prevedere nuova formazione professionale e il ridisegno di interi settori. Gli strumenti da utilizzare saranno nuove politiche fiscali e di sostegno al lavoro e alle aziende, con politiche finanziarie e monetarie. L’obiettivo sarà garantire delle tutele a favore della popolazione e dei settori economici più colpiti. In definitiva – ha concluso Boone -, superata la prima fase dell’emergenza, ci aspetta una ricostruzione basata sull’efficienza”.

La risposta dei paesi, soprattutto europei, alla crisi Covid è stata – a giudizio della responsabile Ocse – più rapida rispetto al passato. “Nella prima fase, Italia e Spagna hanno adottato misure diverse rispetto a paesi quali Francia e Germania per il sostegno al reddito. Ora ci aspetta la seconda fase, quella della ricostruzione in cui la spesa dovrà essere decisa a livello regionale ma con un coordinamento e una governance europea, in grado di guidare, anche sulla base dei risultati ottenuti, l’azione di singoli governi”.

Sui limiti delle politiche dei singoli paesi e dell’Italia si è soffermata Lucrezia Reichlin, professore di economia alla London Business School: “Nella prima fase della crisi abbiamo assistito a limiti importanti nell’azione dei governi. Ad esempio in Italia, le misure adottate non sono arrivate a tutti i cittadini e imprese. Il problema della digitalizzazione nell’amministrazione pubblica è molto marcato. Nella seconda fase avremo un problema in Europa, ovvero la capacità di mettere insieme un pacchetto di misure per sostenere la domanda pubblica a fronte di prese di posizione diverse da parte delle singole nazioni europee”.

Soprattuto nella seconda fase è importante che l’Europa adotti politiche comuni fiscali ed i governi nazionali aprano ad una forma soft di coordinamento delle politiche, come ha più volte ripetuto Reichlin.

La sfida che attende l’Italia e l’Europa è di prospettiva. “Il Recovery Fund – hanno ammonito le due economiste – non è un fondo per oggi ma è stato pensato e voluto dalla Ue per progetti di lungo periodo, in grado di garantire stabilità ai paesi e fornire risorse da investire in settori strategici quali l’ambiente, la sanità e l’innovazione della pubblica amministrazione”.