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PATT – MOVIMENTO FEMMINILE * CORONAVIRUS: « CON L’ALLONTANARSI DEL LOCKDOWN L’URLO DI AIUTO DALLE FAMIGLIE TRENTINE CON FIGLI MINORENNI SEMBRA CADERE NEL VUOTO »

Famiglia e realtà educativa al tempo del Covid-19. Se c’è una cosa che il Covid-19 ci ha insegnato è che la nostra quotidianità è radicalmente e repentinamente cambiata e non possiamo pensare di affrontarla con schemi, sistemi, modalità messe in atto fino a due mesi fa.

Ognuno di noi ha dovuto rivedere, rimodulare, ripensare la propria vita personale, familiare relazionale e lavorativa.

Ognuno di noi ha dovuto affrontare le sfide che questa emergenza ci ha imposto.

Chi lavora in certi ambiti è stato messo duramente alla prova, altri, possono dirsi più fortunati in quanto possono stare a casa, in sicurezza, ma soprattutto con la certezza che a fine mese uno stipendio arriva.

Ma ora è il tempo di passare oltre, di vedere ciò che sta oltre #iorestoacasa.

È il tempo di avere il coraggio di scardinare attuali logiche di pensiero, di gestione e di modalità di approccio alla nuova realtà che il Covid-19 ci ha prepotentemente sbattuto in faccia!

Ovunque si sente dire che nulla sarà come prima e allora perché si ragiona con gli stessi schemi mentali e gli stessi strumenti di prima?

In vista della così detta “fase 2” e della riapertura dei luoghi di lavoro, il Movimento Femminile del PATT, è preoccupato perché il fronte sanitario sembra essere l’unica emergenza, ma per migliaia di famiglie trentine con figli minorenni, il progressivo allentarsi della morsa del lockdown ed il ritorno alle proprie attività lavorative, con le scuole chiuse a tempo indeterminato ed ogni sistema di sostegno della rete familiare di fatto precluso dalle norme del distanziamento sociale, sta creando letteralmente panico, non riescono a intravedere possibili soluzioni né a prefigurarsi quale possa essere un modello gestionale della quotidianità. Le loro richieste, il loro urlo di aiuto sembra cadere nel vuoto.

Non si riscontra infatti la messa in priorità della questione e non c’è più tempo nè per le attenuanti nè per ulteriori tentennamenti, nè vaghe promesse.

Ma questo tema, è una delle tante questioni da mettere con la massima urgenza nell’agenda politica. Pur nel massimo rispetto di quelli che saranno i protocolli che l’Azienda Sanitaria metterà in essere, tante sono le questioni da affrontare: la conciliazione vita/lavoro, la relazione tra pari e il distanziamento sociale, il benessere psicofisico dei bambini, il servizio mensa e trasporto per i minori, la scuola dell’obbligo, ecc

Il quadro che la nostra Provincia Autonoma di Trento restituisce all’Italia ed al mondo è sconfortante: le fasce più deboli della popolazione sono di fatto in balìa di se stesse.

 

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Idee&proposte
un lavoro collegiale nato da un confronto tra amministratrici del territorio, professioniste e rappresentanti di varie categorie, donne unite da spirito responsabile, come nello stile del PATT, e dalla volontà di mettere a disposizione della politica i contributi e le sollecitazioni che ci sono pervenute dalle persone che sul nostro territorio ci vivono, ci lavorano e ci studiano.

Auspichiamo pertanto che si diano risposte in tempi celeri, ma soprattutto concrete, nuove ed innovative, adeguate alla realtà inevitabilmente cambiata.

 

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1) Conciliazione vita/lavoro
gestione minori non può essere unicamente a carico (gestionale ed economico) delle famiglie perché scuole, servizi all’infanzia e servizi di conciliazione sono chiusi. É pur vero che, per chi ne ha diritto, vi è la possibilità di utilizzare i buoni di servizio FSE, ma resta comunque un’ incremento di spesa non prevista per le famiglie rispetto all’ordinarietà dei due mesi estivi le mamme non devono trovarsi nella situazione di dover rinunciare al lavoro perché non riescono a conciliare vita/lavoro nei prossimi mesi in attesa della riapertura delle scuole e dei servizi.

Questo avrebbe conseguenze economiche e sociali drammatiche sia per le imprese che per le famiglie si propone di incentivare l’alternanza degli orari di lavoro per le coppie (sposate o conviventi) che lavorano, sostenendo le aziende che intendono applicare la flessibilità lavorativa, anche allargando le maglie dei permessi di lavoro, e i congedi parentali. Individuare cioè misure economiche di sostegno al reddito familiare e/o di congedi parentali straordinari retribuiti senza eccessive penalizzazioni per le famiglie, già economicamente e psicologicamente provate, soprattutto le mamme dare il via ad attività settimanali per il periodo estivo, anche in fascia oraria ridotta, da svolgere preferibilmente all’aperto, ed in piccoli gruppi anche con presenza alternata o part-time e rispettando il distanziamento ed evitando assembramenti. Queste attività dovranno integrare le misure messe in atto dai datori di lavoro.

I Comuni/Comunità di Valle dovranno fare la loro parte e mettere a disposizione gratuitamente gli spazi ripensare i criteri organizzativi e strutturali dei servizi all’infanzia in fascia 0/6 in vista dell’apertura autunnale tenendo conto che i protocolli sanitari probabilmente prevederanno la necessità di disinfestare l’ambiente e di evitare assembramenti

gestione anziani e disabili
molte donne che lavorano hanno anche in carico la gestione dei familiari anziani e/o disabili che fino a febbraio frequentavano i centri diurni (ora chiusi) e, come per la cura dei minori, vi è il serio rischio che ancora una volta sarà la donna a dover rinunciare all’attività lavorativa si propone di prevedere per le lavoratrici una sorta di voucher badanti o assegno di accompagnamento (sia per gli anziani che per i disabili non minori).

 

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2) relazione tra pari e distanziamento sociale
i minori devono poter avere un tempo ed uno spazio consono per riallacciare i rapporti interrotti bruscamente e non è pensabile, specialmente per chi di loro a settembre frequenterà il primo anno di primaria di primo grado o di secondo grado, che si trovino direttamente in aula dopo 6 mesi di assenza di contatti face to face
i minori devono poter avere il tempo ed i modi di imparare a vivere con le regole del distanziamento sociale

si propone di ripensare la scuola dell’obbligo
nuovi spazi: per esempio le classi all’aperto (vedi Nord Europa o esperienza positiva di Cles), pur prevedendo spazi anche al chiuso (le amministrazioni comunali che avessero degli immobili da mettere a disposizione, garantiranno il loro supporto logistico ed organizzativo in sinergia con gli istituti comprensivi). Fondamentale sarà concertare con i dirigenti scolastici e le Comunità di Valle ipotesi di offerte formative innovative rivolte in modo particolare ai bambini della scuola primaria, per riprendere, la routine scolastica nuova organizzazione: garantire le compresenze dei docenti per poter lavorare a piccoli gruppi, compatibilmente con gli spazi disponibili.

Anche in questo caso i raccordo con le amministrazioni comunali e gli istituti comprensivi sarà la base da cui partire nuova metodologia: non può essere e non deve essere solo la didattica on line soprattutto per i bambini della scuola primaria, e a tal proposito è imperativo costruire il mancato coordinamento della didattica online da parte dell’assessorato all’istruzione che di fatto ha demandato alle iniziative dei singoli dirigenti scolastici la sua organizzazione, con le conseguenze di un fai da te o un peso enorme a carico delle famiglie nuova attenzione: importante è tutelare il diritto allo studio di tutti, con un’attenzione particolare alle fasce più deboli ed ai minori certificati che in questo periodo, talvolta anche a causa di fragilità familiari, non possono fruire di opportunità compatibili con il loro svantaggio.

 

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Movimento Femminile Partito Autonomista Trentino Tirolese