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PATT * ELEZIONE CAPO DELLO STATO: MARCHIORI, «MATTARELLA È FORSE L’UNICA SCELTA POSSIBILE IN GRADO DI TIRARE FUORI DAL PANTANO UNA POLITICA ITALIANA MIOPE »

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21.21 - sabato 29 gennaio 2022

Mattarella bis e il pantano della politica. E anche per il Quirinale, tanto tuonò che piovve. Il vecchio adagio è quanto mai indicativo della situazione in cui si è svolta l’elezione del “nuovo” Capo dello Stato. Dopo giorni di sostanziale impasse, i capigruppo di Maggioranza sono saliti al Colle chiedendo a Mattarella di non traslocare, di disfare gli scatoloni e restare per un altro giro. Di fare, cioè, ciò che fin da subito appariva come l’unica exit strategy possibile.

Sia chiaro, il problema non è Sergio Mattarella che ancora una volta appare come una delle poche certezze e che va ringraziato per essersi messo a disposizione nonostante avesse più e più volte ribadito la sua non disponibilità. Da autonomisti, poi, possiamo anche sentirci tutelati dalla sua figura. E se ciò non bastasse, Mattarella con il suo stile pacato ma fermo è forse l’unica scelta possibile in grado di tirare fuori dal pantano una politica italiana totalmente miope.

Perché il problema sono i principali partiti o, più precisamente, i loro leader incapaci di alzare lo sguardo verso un orizzonte un po’ più ampio e nobile di quello rappresentato dal loro naso.

Fra veti e contro veti è andato in scena un teatrino ributtante che non può far altro che allontanare i cittadini dalla cosa pubblica e dalla politica.

Il centrodestra, in particolare, si è consumato e dilaniato davanti all’illusione di dover e poter esprimere un presidente tramite imposizione e non con la condivisione che la legge richiede: se non hai i numeri puoi forzare fin che vuoi ma non vai da nessuna parte. E in questo psicodramma coalizionale si sono aggiunti quelli personali: di Berlusconi che, lanciato verso il Quirinale, nel momento del ritiro non è riuscito a vestire i panni del kingmaker, sparendo di fatto dalla scena in maniera ingloriosa. Di Salvini che, per l’ennesima volta, alla prova dei fatti, dimostra tutta la sua inconsistenza politica: convincentissimo negli slogan, disastroso nelle trattative, è riuscito a dimostrare come la sua non solo non sia la leadership unitaria del centrodestra ma, vista la reazione di Giorgetti, forse nemmeno della Lega.

Della Casellati che, convinta di farcela, durante lo spoglio era più presa dal suo cellulare che da quello che stava avvenendo nella sua fazione. Ed ha preso una cantonata pazzesca.
Ma anche della Meloni che, furibonda per la tenuta della maggioranza di governo, se non altro può continuare il ruolo di opposizione dura e pura e probabilmente di crescita elettorale ma sempre più marginale, un po’ come la sua omologa francese Marine Le Pen.

Ma se Atene piange, Sparta non ride: i 5 Stelle sono di fatto esplosi, con Conte che non è riuscito a catturare la fiducia degli alleati venendo, anzi, visto sempre con grande sospetto (altro che avvocato del popolo…) e Di Maio nel poco credibile ruolo di responsabile.

Mentre il centrosinistra, PD in testa, pur avendo giocato una partita più tranquilla della destra, se non altro per i numeri inferiori in mano, non può certo dire di aver sbloccato la partita con proposte di alto livello.

La cosa tristemente comica è che ora tutti si intestano la vittoria per aver riportato Mattarella al Quirinale. Ma la verità è che, per la seconda volta dopo il precedente di Napolitano, si è dovuto pregare il presidente uscente di disfare letteralmente i bagagli per restare sul Colle e togliere le castagne dal fuoco al Parlamento.

A differenza di Napolitano, però, Mattarella molto probabilmente resterà per sette anni. Un tempo sufficiente per provare a rigenerare un sistema andato in cortocircuito. Per trovare nuovi leader e nuove formule. Per provare a sbloccare una situazione talmente incancrenita da riflettersi negativamente anche sull’economia.

Si riuscirà in questo arco di tempo a raggiungere l’obiettivo? O fra 7 anni si dovrà chiedere ancora a Mattarella di restare per un altro mandato perché non si è pensato, nel frattempo, di cercare qualcun altro di rappresentativo fra i 60 milioni di italiani?

Per non parlare della partita del governo: perché in questa situazione non ci sarebbe da stupirsi se venisse chiesto anche a Draghi di restare Presidente del Consiglio per un altro po’ di tempo.

Non si cerchino però soluzioni raffazzonate o frettolose come il presidenzialismo invocato da molti: o viene riformato prima il sistema oppure, se venisse semplicemente eletto dal popolo, il Presidente non sarebbe altro che uno dei leader attualmente in campo. E a quel punto avremmo perso anche l’unico baluardo in grado di fare da garante e stabilizzare il sistema.

Se è rimasta ancora un po’ di dignità in questa politica è ora di battere un colpo e partire da zero.

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Simone Marchiori
Segretario politico PATT

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