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PAT * PRESTITI DIETRO CESSIONE DEL QUINTO DELLO STIPENDIO: « I DIPENDENTI PROVINCIALI POTRANNO RIVOLGERSI LIBERAMENTE AL MERCATO BANCARIO »

Una norma del ‘92 limitava questa modalità di accesso al credito al solo Inps. Prestiti dietro cessione del quinto dello stipendio: i dipendenti provinciali potranno rivolgersi liberamente al mercato bancario.

I dipendenti provinciali che avessero la necessità di ottenere un finanziamento, offrendo a garanzia la cessione periodica di una parte del proprio stipendio, fino ad estinzione del debito contratto, potranno accedere liberamente al mercato bancario anziché al solo Inps. La novità – che interessa potenzialmente migliaia di dipendenti provinciali – è contenuta in un emendamento della Finanziaria 2020, presentato dal presidente Maurizio Fugatti e studiato assieme allo staff dell’assessorato allo sviluppo economico e lavoro, retto dall’assessore Achille Spinelli.

L’emendamento abroga l’articolo 63 della legge provinciale 5, risalente al lontano gennaio 1992, che consentiva di trattenere dallo stipendio dei dipendenti (cessione del quinto) le rate relative a prestiti contratti con il solo Inpdap (poi divenuto Inps), vietando il ricorso a questa modalità di finanziamento qualora coinvolgesse finanziarie private o istituti bancari. D’ora in avanti i dipendenti potranno accedere liberamente al mercato bancario, e quindi a finanziamenti concessi con tassi di interesse anche inferiori a quelli applicati dagli istituti di previdenza.

“All’epoca, 27 anni fa – spiega il presidente Fugatti – la decisione assunta dalla Provincia aveva le sue giustificazioni, essendo il sistema finanziario e assicurativo in tumultuosa e spesso caotica espansione. L’obiettivo era quello di contenere il ricorso indiscriminato del dipendente all’indebitamento, che sappiamo quanti problemi abbia generato altrove, e mettere al riparo la stessa amministrazione pubblica da oneri e rischi derivanti da eventuali insolvenze. Infatti, in caso di improvvisa cessazione dal servizio del dipendente, la Provincia aveva l’obbligo di trattenere il debito residuo unicamente sul Tfr accantonato, che però poteva risultare insufficiente. Oggi ci sembra che i tempi siano maturi per una apertura al sistema del credito”.

“La legge in questione – sottolinea a sua volta l’assessore Spinelli – da un lato limitava la libertà del dipendente, dall’altro influiva sulla libera concorrenza nel mercato del credito. Il contesto finanziario oggi è completamente mutato rispetto ai primi anni 90. Il dipendente deve poter decidere autonomamente a quale istituto finanziario rivolgersi, valutando la convenienza delle diverse condizioni applicate”.