PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (12ma puntata format Tv)

La morte dei 2 ragazzi di Terni ha portato per l’ennesima volta alla ribalta il problema della droga, e dell’uso che si fa di sostanze psicotrope in età sempre  più precoce. Risulta infatti dalle statistiche aggiornate che l’età media in cui gli adolescenti sperimentano stupefacenti sia calata a 12-15 anni (14-15 per l’eroina).

Va detti anzitutto che un fatto di questa gravità coinvolge tutti noi, perché è una problematica talmente diffusa che deve farci riflettere sulle cause del fenomeno. Ritengo che nel dibattito politico non si possa  non affrontare il tema che ha ricadute di ampio spettro sociale e che pertanto va contrastato e combattuto, a mio avviso, soprattutto con strumenti di  prevenzione a più livelli e a più ambiti ed approntando un articolato disegno legislativo che inasprisca le pene per gli spacciatori ed i “venditori di morte”. I ragazzi di oggi sono figli di una era in cui tutti si corre, manca il tempo per curare le relazioni,  spesso i genitori abdicano al loro genitoriale scaricando i pesi dell’educazione e della crescita dei figli ai nonni e alle Agenzie scolastiche dando loro spesso una delega in bianco , ragazzi dunque che spesso crescono in maniera anafettiva, senza quell’amore e  quell’ attenzione che bisognerebbe invece prestare loro per accompagnarli a diventare adulti con basi sicure e solide. Un mondo il nostro dove prevale l’individualismo ed un grande senso di solitudine, che in quella età acerba li porta spesso alla ricerca di sollievo in sostanze psicotrope e che macerano le loro funzioni cerebrali.

Di fronte a casi come quello di Terni, sono sempre  le stesse le domande che ci viene spontaneo porci. Dove sono i genitori? Dove sono i valori? Dov’è la scuola? Dove sono le forze dell’ordine? E purtroppo rimaniamo sconcertati e senza parole quando capiamo la naturalezza, la facilità da consumatori abituali con cui i nostri fanciulli parlano e discutono del tema tra loro, organizzando serate di ‘fumo’ come si trattasse di andare al luna park. La risposta deve certamente passare attraverso un’azione concomitante e coordinata tra le famiglie in primis, le forze di polizia e i presidi territoriali, i centri di recupero,  le comunità, gli operatori di strada. Il lavoro fatto finora nelle scuole non è sufficiente. Bisogna implementare gli strumenti di  prevenzione, mettere in campo azioni di  contrasto del traffico, progettualità vere di  cura e recupero in comunità con progetti mirati alla crescita lavorativa e di realizzazione personale,  ed è la politica che se ne deve fare carico.

Un italiano su tre ha provato la cannabis almeno una volta nella vita, il 25% dei ragazzi delle scuole superiori dichiara di avere provato uno stupefacente, il 30 % del quale non conosce quale sia stata l’esatta sostanza assunta. Cifre grosse, che danno un’idea della gravità del problema e della sua entità. Si capisce quindi facilmente come non sia più rinviabile educare la cittadinanza con informazioni scientifiche aggiornate su come i farmaci influenzino il cervello, il corpo e il comportamento. Uno dei pochi metodi utili per ridurre le morti da overdose è la creazione di centri dove venga offerto sostegno psicologico, rifugio sicuro, formazione professionale e un avvio alla cultura del lavoro come valore imprescindibile per la autodeterminazione personale. L’insicurezza economica e il vuoto spirituale stanno spingendo sempre più persone verso il baratro della droga, e quando questo riguarda dei ragazzini il problema assume valenza ancora maggiore. La familiarità con la droga nasce dalla mancanza di dare un vero valore alla vita ed ai suoi fondamentali. La pervasività della diffusione dimostra quanto essa venga considerata quasi necessaria, per poter ‘sopportare’ le difficoltà della  vita.  E dietro tutto ciò c’è la drammatica sconfitta di ogni valore, di ogni superiore punto di riferimento, obiettivo da raggiungere con il lavoro e la fatica. Anche l’abbandono, da parte di molti adolescenti, della pratica dell’attività fisica gioca un ruolo importante: lo sport ha salvato e continua a salvare molte vite dalla catastrofe.

Il fatto che la politica sembra non volere occuparsi della questione ‘droga’  o meglio lo faccia a “spot”,  lascia perplessi, quasi increduli, al punto che vengono spontanee delle domande spinose, e si fa largo anche quell’inquietante dubbio che veniva prefigurato da Charles Beaudelaire: “se lo Stato vuol far sudditi i cittadini, liberalizzi la droga”. C’è bisogno di un piano organico che parta dall’introduzione nelle scuole di ogni ordine e grado di testimonianze dirette di coloro che sono passati attraverso il tunnel della droga e ne sono usciti con grande fatica e tenacia grazie all’aiuto di pochi comunità terapeutiche che sono presenti a livello nazionale, S. Patrignano è un esempio di eccellenza su tutti! Ma come anche avviene nel campo sanitario la miglior strategia è sempre una buona e informazione a 360° sui danni che l’assunzione di droghe comportano a chi ne fa consumo specie in età precoce, portare all’interno delle scuole di ogni ordine e grado testimonianze di ragazzi che sono passati dal tunnel della droga e che spieghino il loro calvario e promuovere al contempo  campagne di informazione  atte ad assumere stili e modelli di vita sani ed educativi che favoriscano la crescita ed il benessere psicofisico dei nostri cittadini. Promuovere la cultura del lavoro, dello sport, dell’arte e della disciplina quella che fortifica e che ci permette di affrontare temprati qualsiasi avversità e durezza che la vita sempre ci riserba questo deve essere lo sforzo comune!

 

 

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Gabriella Maffioletti

Vice coordinatrice regionale di Forza Italia Trentino-