DALZOCCHIO (LEGA): CORSI DI GENERE – REPLICA A PRESIDENTE PARI OPPORTUNITÀ PAT: « Si insinua una diffidenza di fondo verso la propria peculiarità di genere e, da lì, si traduce in un disagio »

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

“La lettera inviata dalla Coordinatrice nazionale delle Commissioni Pari Opportunità di Regioni e Province Autonome e dalla Presidente Commissione Pari Opportunità tra donna e uomo della Provincia Autonoma di Trento ci pone di fronte al legittimo interrogativo sulla natura politica contenuta in essa.

Tengo innanzitutto a sottolineare, considerando il rispetto per il prossimo un valore insindacabile, che da parte di nessuno vi è la volontà di incitare alla violenza o all’odio nei confronti di uomini e di donne, né indirettamente di legittimarlo.

Sono convinta che determinati programmi debbano essere ragionati e valutati con una prospettiva ed un respiro più ampio, con un progetto che tenga conto anche degli aspetti valoriali come il rispetto nei confronti delle istituzioni, del prossimo e delle differenze.

Attualmente i programmi educativi promossi dai paladini del politicamente corretto non hanno portato ad alcun risultato concreto, anzi la realtà evidente è che finora, nonostante le molteplici sperimentazioni, non si è stati in grado di stabilirne l’effettiva utilità. Al punto che, ogni volta che si tenta di saperne di più sui risultati raggiunti con queste lezioni all’avanguardia, difficilmente se ne cava qualcosa.

Posso concepire il rammarico di chi ha ideato e realizzato tali corsi e che, a causa delle decisioni prese, dovrà rinunciare a qualcosa, ma in gioco c’è il futuro dei nostri figli e – come spero sia condiviso da tutti – il bene della collettività, unito soprattutto, alla tutela sui minori, che prevale su ogni tipo di interesse o ideologia.

Lo psichiatra e scrittore David Eberhard, dal 2010 direttore medico presso Prima Adult Psychiatry al Danderyd Hospital, è autore di svariati libri di successo approfondisce questi temi e studia alcuni interessanti aspetti, ritengo, di particolare delicatezza e sensibilità.

L’insegnamento dell’educazione gender nelle scuole provoca, nei bambini, un profondo senso di svalutazione del patrimonio naturale insito all’interno della singola persona. Si insinua una diffidenza di fondo verso la propria peculiarità di genere e, da lì, si traduce in un disagio della propria identità che viene vista, in questo senso, come una problematica da risolvere.

È importante tenere bene a mente questi aspetti dato che qualsivoglia “manipolazione di massa”, qualunque sia il messaggio che intende veicolare, avrà sempre e comunque un punto di partenza e di arrivo nella scuola.

Senza un controllo, diretto o indiretto, su ciò che si insegna sui banchi, infatti, nessun processo manipolativo può dirsi davvero efficace. In questo senso la scuola ha qualcosa che si avvicina moltissimo all’educazione data dai genitori: il carisma dell’ufficialità. Questo, in concreto, significa che anche nella coscienza del più svogliato fra gli alunni esiste un cantuccio nascosto in cui vige una certezza: quello che si insegna a scuola potrà essere noioso o inutile, ma non vi è alcun dubbio che sia vero. Va da sé che il supplemento dell’autorità rende più durevoli le conseguenze di simili manipolazioni e, con immenso rammarico, difficilmente correggibili.”

 

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Lettera a firma del Consigliere provinciale Mara Dalzocchio