Alle 19.02 di ieri, 20 febbraio 2020, un dirigente medico dell’APSS si è permesso di inviare una lettera alle guardie mediche di una sede trentina, che entravano in servizio un’ora dopo, per richiedere “cortesemente”, di andare a domicilio di un cinese che non aveva effettuato viaggi in Cina nelle ultime due settimane ma che presentava febbre negli ultimi due giorni (ieri in remissione) e tosse.

Il dirigente medico tranquillizzava nella lettera, i medici di guardia, che non era un caso sospetto che necessitasse l’uso di tampone naso faringeo e quindi di pronto soccorso o presentazione al domicilio dopo aver allertato, per le procedure previste,il medico addetto all’igiene.

E proseguiva indicando che non era necessario l’uso dei dispositivi di protezione personali (quelli del famoso kit), consegnati nell’armadio della sede di guardia, e che era sufficiente che il paziente indossasse la mascherina chirurgica. Quello che chiedeva il dirigente dipendente a liberi professionisti convenzionati, era che si recassero a controllare clinicamente i polmoni del paziente cinese.

Parecchie domande sorgono spontanee: perchè un dirigente medico dipendente sente il bisogno, invece che recarsi personalmente a casa del “paziente” cinese a verificarne la clinica polmonare di chi tossisce ed a febbre in remissione, di inviare una richiesta anomala,che non rispetta né le procedure aziendali (se tale fosse il coronavirus) né mette in condizioni la guardia di essere chiamata dall’interessato,come previsto dall’art.67 comma 3 e 7, per verificare personalmente il quadro clinico prospettato e supposto e scegliere l’intervento ritenuto più appropriato,secondo scienza e coscienza?

Perchè spendere soldi della comunità trentina per far indossare ad un cinese una mascherina chirurgica in dotazione alle guardie mediche, se non era un caso sospetto?

Dove è scritto che un medico libero professionista convenzionato con l’Azienda sanitaria debba occuparsi a domicilio di un cinese che non ha chiesto il suo aiuto; che magari non vuole neppure essere disturbato, giustificandolo con il fatto che doveva portargli una mascherina chirurgica?

E se non era un caso sospetto,come affermato dal dirigente medico, perchè la guardia medica, che deve essere a disposizione di 130.000 abitanti per eventuali urgenze e visite che non siano differibili ,insieme a soli altre due guardie notturne, dovrebbe abbandonare la sua postazione, se il paziente poteva attendere il mattino successivo il suo medico?

Interpellato sul punto il dirigente,l’unica risposta che abbiamo ricevuto è stata che i colleghi di guardia, se non ritengono di fare quello che richiedeva loro per cortesia (a che titolo e con quale autorità?) erano liberi di dirglielo…”: siamo basiti di fronte a simili episodi,in scienza, coscienza e verità.

 

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Dott.Nicola Paoli
Segretario generale Cisl medici del Trentino