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Sulla facciata della Curia di Trento volti di migranti e rifugiati ricordano la Giornata mondiale di domenica 27 settembre.

Se la pandemia impedisce eventi collettivi in presenza, non può certo silenziare temi e problematiche sociali. È il caso della 106a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, proposta dalla Chiesa per domenica prossima, 27 settembre. Un’occasione – in sintonia con la contemporanea Settimana dell’Accoglienza – per richiamare l’attenzione sulle diverse categorie di persone vulnerabili in movimento e sulle molteplici sfide connesse al tema delle migrazioni. Il titolo scelto da papa Francesco per il suo messaggio annuale è “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire” e si concentra sulla pastorale degli sfollati interni.

A Trento le limitazioni imposte dall’emergenza non consentono alla Diocesi di organizzare eventi come la Festa dei Popoli (lo scorso anno collocata proprio a fine settembre in sintonia con la Giornata). Per questo si è deciso di esporre sulla facciata della Curia in piazza Fiera – da oggi, 25 settembre, al 4 ottobre – una serie di ritratti di migranti, intervallati da stralci del messaggio di papa Bergoglio.

La singolare esposizione, dal chiaro valore simbolico, è stata presentata ai media questa mattina davanti al palazzo di Curia da don Cristiano Bettega, delegato dell’Area Testimonianza e Impegno sociale della Diocesi e Roberto Calzà, Referente diocesano per la pastorale delle migrazioni.
“L’idea – spiega Calzà – è portare in piazza Fiera le persone che l’avrebbero animata con la Festa dei popoli. Abbiamo quindi scelto alcuni volti ritratti da Diego Dalmonech e Gianni Zotta in quel contesto. Non potendo mettere tutti i gruppi (oltre 40) abbiamo optato per la parità di genere, per diverse provenienze, alcune più identificabili altre meno. Inoltre, abbiamo inserito alcuni stralci del discorso di papa Francesco per la Giornata, che la mostra ha lo scopo di ricordare”.

“La scelta di collocare queste immagini sul ‘palazzo del Vescovo’ – sottolinea don Bettega – è evidentemente carica di significati. La Giornata e il messaggio del Papa – aggiunge – sono un invito a non adeguarsi all’indifferenza, evitando di pensarsi da soli e inseriti invece in un mondo in cammino. L’attenzione del Papa è rivolta in particolare agli sfollati interni che, forse non tutti sanno, sono tantissimi in quanto sono coloro che si spostano – per guerre, carestie, catastrofi ambientali – all’interno del proprio Paese. La Giornata di quest’anno arriva in un momento, come quello della pandemia e delle fasi successive ad essa, in cui siamo tutti concentrati sul nostro mondo: una provocazione ulteriore – secondo il delegato vescovile – per pensare ad altri diversi da noi, per quanto spesso ormai ben inseriti nelle nostre comunità”.

“È bene, ogni anno, ricordarsi – conclude Calzà richiamando le parole del Papa ben visibili anche sulle facciate della Curia – che tutti siamo migranti su questa terra. Questo, nel concreto, significa permettere a rifugiati e migranti di partecipare pienamente alla vita della società che li accoglie, in una dinamica di arricchimento reciproco e di feconda collaborazione nella promozione dello sviluppo umano integrale delle comunità locali”.