PUNTO NASCITE CAVALESE: CIA, IPOCRISIA DEL PATT CHIEDERE TEMPO PER LA SOLUZIONE

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Claudio Cia) – Se l’ultimo comunicato a cura del Partito Autonomista voleva eliminare ogni dubbio sull’ipocrisia di chi governa la provincia di Trento ha centrato l’obiettivo. “Patt, fare ogni sforzo per mantenere punto nascita Cavalese”, questo il titolo elaborato dal partito di governo per sintetizzare il proprio pensiero dopo l’annuncio della chiusura del punto nascita dell’ospedale di Cavalese. “Dobbiamo esplorare ogni strada affinché il punto nascita di Cavalese non chiuda. Noi crediamo che una soluzione sia possibile, ci vuole solo il tempo per poterci lavorare”. Tempo, chiedono quelli che governano da decenni il Trentino.

Eppure depotenziamento e progressiva chiusura dei punti nascita siti in località periferiche e montane, non sono una novità dei primi mesi del 2017. Prima Rossi, poi Borgonovo Re e infine Zeni, in qualità di assessori sulla materia, hanno tracciato il percorso che ha portato fin qui. Un finale pianificato da tempo quindi, preludio di una politica che mira a smantellare anche altre unità operative e servizi essenziali nelle nostre valli.

Ma non disperino le donne trentine che nel frattempo partoriscono in galleria, a bordo strada, nelle caserme dei vigili del fuoco o nelle piazzole dell’elisoccorso. Il Patt ha riferisce infatti di aver incaricato il senatore Panizza, in qualità anche di vicepresidente dell’Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo della Montagna “per chiedere una proroga alla chiusura del punto nascita di alcuni mesi e impiegare così questo tempo per trovare una soluzione valida e percorribile”. Sembra la tipica scena dove la porta della stalla viene chiusa dopo che i buoi sono scappati. In questa immagine non è chiaro se Panizza abbia la funzione di stalliere o di bue in fuga, ma la domanda a questo punto sorge spontanea: dove è stato Panizza nell’ultimo anno? In America, potrebbe essere una risposta​…​

Un’ipocrisia che trasuda da ogni riga, da parte di un partito di governo che, intento a scaricare le responsabilità su Roma o sull’Unione europea, non è stato in grado di dare garanzie sui requisiti operativi, tecnologici e di sicurezza dei nostri ospedali di montagna.

La verità è che il Patt ha una grande responsabilità politica. Non si tratta solo di punti nascita, e la popolazione trentina si sente tradita da un governo provinciale che con proclami esalta le valli, dove ha la presunzione di “pescare voti”, ma poi nei fatti le spoglia progressivamente di servizi e opportunità lavorative, pur consapevole del fatto che queste sono di per sé più svantaggiate rispetto alla città. E lo fanno con assoluta nonchalance. Ora resta da aspettare che il Patt ha se ne accorga​!