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Frecce Tricolori - sorvolo su città di Trento 25/5/2020

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Il sindacato Nursing up, che rappresenta sul territorio provinciale 1700 professionisti sanitari, intende esprimere alcune considerazioni in relazione all’articolo del dott. Ioppi diffuso oggi a mezzo stampa (“dico no agli infermieri-medici..).

Non è certo intenzione di infermieri e professionisti sanitari del comparto sostituirsi al medico, ci mancherebbe, l’atto medico è definito dalla giurisprudenza ed è caratterizzato dall’esercizio di funzioni “esclusive”, diverso il discorso relativo all’atto sanitario, non esclusivo, che puo’ essere agito dal professionista sanitario (non medico) adeguatamente formato e competente e negli ultimi anni la nostra formazione è stata ormai certificata da un percorso di crescita a livello universitario con la laurea, master e corsi di specializzazione, dottorati di ricerca e lauree magistrali. Opportuno ricordare inoltre che la L.42/99 ci aveva già collocato nell’alveo dei “professionisti sanitari”.

Un’attenta analisi della situazione deve partire dai dati, in Italia abbiamo 5,6 infermieri per 1000 abitanti, a fronte di una media europea di 9,4 per 1000 abitanti,(rapporto Ocse) pertanto in Trentino, così come nel resto d’Italia, siamo in un acclarato regime di emergenza infermieristica!

Le considerazioni del dott.Ioppi ,che sono disposto ad incontrare, dovrebbero tenere in considerazione quanto riportato dalla letteratura scientifica infermieristica nazionale ed internazionale, del mutato quadro giuridico relativo alle professioni sanitarie e dell’evoluzione del quadro formativo, completamente cambiato rispetto al passato. Premesso che il professionista non lavora più per “mansioni” ma per “funzioni”, due sono gli elementi che interagiscono direttamente sulla qualità assistenziale: il numero di infermieri presenti in servizio e la loro elevata formazione.

L’effetto di una implementazione del ruolo di infermieri e professionisti sanitari su aspetti organizzativi o di percorsi clinici, ha dimostrato effetti positivi almeno su cinque dimensioni: esiti di salute, qualità della vita e funzionalità, soddisfazione del paziente, aderenza ai trattamenti e capacità di self care e di utilizzare in modo appropriato i servizi sanitari.

Quando poi si parla del numero di infermieri presenti in servizio in rapporto ai pazienti ricoverati, il risultato è inequivocabile: quando il rapporto tra staff di assistenza e pazienti ricoverati è superiore a 1:6 (o 7) aumentano gli esiti negativi (mortalità, complicanze,ecc..) e le cure infermieristiche non erogate.
Constatiamo quotidianamente che nell’azienda sanitaria trentina e nelle Apsp provinciali il personale in servizio non è sufficiente a garantire standard assistenziali definiti dalla letteratura come ottimali, chiediamo pertanto di implementare le assunzioni!. E’ per noi fondamentale garantire al professionista una adeguata condizione lavorativa e per l’utente la sicurezza delle cure.

Noi dobbiamo guardare ai modelli sanitari dei paesi anglossassoni più evoluti, dove infermieri e professionisti sanitari agiscono professionalità sempre più elevate, prendendo in carico le problematiche del paziente, questo ci permetterà di garantire in futuro elevati standard assistenziali, in particolare sul territorio e negli ospedali periferici, particolarmente bisognosi di professionalità, visto il depauperamento di risorse umane recentemente avvenuto.

Nei prossimi anni la popolazione ultrassesantacinquenne del trentino raddoppierà e non si troveranno più medici per sostituire l’imponente numero di pensionamenti (età media di 54 anni), visto che le università non riusciranno a coprire il fabbisogno.

La valorizzazione di infermieri e professionisti sanitari del comparto diventerà pertanto una grande opportunità per garantire una sanità di eccellenza, aderente anche alla sostenibilità economica di un sistema che altrimenti imploderà per i costi sempre più elevati.

Mi rivolgo infine anche al presidente della Giunta di Trento dott. Fugatti ed all’assessora alla Salute e Politiche sociali Sig. Segnana, che incontreremo domani, il contratto di lavoro del comparto sanità attualmente “bloccato” deve prioritariamente riconoscere il disagio e la professionalità dei nostri professionisti, il riconoscimento dei percorsi di carriera eleva la qualità assistenziale e ha un risultato diretto sull’utenza in termini di esiti, inoltre il contratto di Trento deve diventare economicamente attrattivo anche per i professionisti di fuori regione, i professionisti infermieri e sanitari formati in trentino non saranno sufficienti a garantire un’adeguato ricambio generazionale. L’età media dei nostri professionisti è elevata (50 anni) e nei prossimi anni assisteremo ad un massiccio esodo per pensionamenti.

 

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Cesare Hoffer

Coordinatore provinciale
Nursing up Trento