CONSIGLIO PROVINCIALE: IV COMMISSIONE, BUONI DI SERVIZIO PER I NON AUTOSUFFICIENTI

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – Numerosi i punti esaminati questa mattina dalla quarta Commissione permanente guidata da Giuseppe Detomas che ha incontrato l’assessore provinciale alla Salute Luca Zeni. Diamo una sintesi degli argomenti trattati.

 

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Non autosufficienti: dal contante ai buoni di servizio

Il punto maggiormente discusso è stato il primo, che prevedeva il parere sulla proposta di delibera della Giunta provinciale concernente “Prime indicazioni per la trasformazione dell’assegno di cura in buoni di servizio ai sensi della legge 15/2012”. Contrari Cia, Viola e Zanon, dopo un articolato dibattito, la delibera è stata approvata con il voto favorevole di Plotegher, Degodenz, Avanzo e del presidente Detomas.

Luca Zeni ha spiegato che il tema è noto da tempo e riguarda la trasformazione di contribuzioni attualmente erogati in contanti (assegno di cura, pari a 10 milioni di euro, corrisposti a circa 2850 persone all’anno) in buoni di servizio. Questo permette di avere la garanzia che il versamento arrivi direttamente al beneficiario, e di finalizzare le risorse a servizi tracciati, evitando le prestazioni in nero. Naturalmente ci sarà una certa flessibilità, ha aggiunto Zeni: potrà essere anche lo stesso famigliare a farsi carico della cura, sebbene con forme di previdenza; si manterrà una franchigia per i beneficiari di somme ridotte (fino a 100 euro). Si tratta comunque di una delibera programmatica che avvia il percorso e rimanda ad un momento successivo l’individuazione dei criteri, ha concluso l’assessore.

Walter Viola (progetto Trentino) ha notato che la legge è del 2012, non di cent’anni fa. Occorre capirsi, ha aggiunto: continuiamo a dire che le famiglie sono i primi soggetti erogatori di servizi e i numeri parlano chiaro quanto alla scarsa possibilità dell’ente pubblico di soddisfare tutte le esigenze. Il problema, a suo parere, non è che la somma arrivi al non autosufficiente, quanto che lo stesso venga raggiunto dal servizio. La questione del nero è a suo avviso molto ridotta e comunque sono altre le autorità che dovrebbero eventualmente occuparsi degli aspetti di natura finanziaria. Le perplessità del consigliere Viola riguardano il fatto che le famiglie fanno già tanta fatica a tirare avanti; parliamo di contesti nei quali un componente della famiglia rinuncia al lavoro per dedicarsi al non autosufficiente e non possiamo introdurre la via esclusiva dei voucher. “Questa previsione non fa i conti con la realtà e non è sostenibile perché metterà molte famiglie in ginocchio”, ha detto: “l’assegno di cura è spesso motivo di sussistenza di famiglie già in difficoltà”. Rischiamo di perseguire una finalità giusta ed ottenere effetti diametralmente opposti, ha concluso, senza contare che stiamo modificando l’impatto di una legge che parla espressamente di somme di denaro ed anche sul piano della legittimità ha avanzato qualche perplessità.

Per nulla convinto anche Claudio Cia (Misto): normalmente s’interviene con direttive dove sono stati rilevati degli abusi, ha osservato il consigliere che ha dunque chiesto eventuale conto di tali abusi. Nei casi in cui è il famigliare a fare l’assistenza, chiedere che una parte dell’assegno venga versata al sistema previdenziale significa essere fuori dalla realtà, ha aggiunto. Cia ha notato che sarebbe utile eliminare piuttosto l’obbligo dalle famiglie di attingere dal territorio di riferimento.

Pur condividendo in parte la preoccupazione dei colleghi per questa delibera programmatica, Violetta Plotegher (PD) ha notato che la stessa vuole migliorare le modalità di erogazione dei servizi alle persone non autosufficienti. Individuare strumenti innovativi che finalizzino ancora di più le somme all’effettivo servizio è la chiave fondamentale di queste decisioni, ha aggiunto. Il voucher viene certificato, ha osservato, forse però occorre fare maggiori approfondimenti (anche con un gruppo di lavoro ad hoc) circa i contributi previdenziali integrativi o volontari legati a queste somme. Io distinguerei quello che dell’assegno va in reale assistenza e quello che dell’assegno va ai fini previdenziali, ha suggerito. La consigliera ha quindi proposto di verificare meglio le forme di contribuzione previste a livello regionale, che a lei risulta siano interessanti e tra l’altro utilizzate in forma molto diversa tra Trento e Bolzano (i numeri parlano di una proporzione di 7 contro 60.

Pietro Degodenz (UpT) ha condiviso le preoccupazioni dei colleghi, tuttavia ha sostenuto la volontà di portare la distribuzione delle risorse pubbliche all’interno di un canale limpido e corretto: un argomento difficile, ma sono convinto che alla base di tutto ci sia la possibilità di coinvolgere nel voucher anche il famigliare, ha osservato. La strada della delibera credo sia quella giusta, ha concluso.

Filippo Degasperi (5 Stelle) ha chiesto chiarezza sui dati, di che cifre stiamo parlando e che tipo di fenomeno stiamo cercando di arginare Non vorrei che si finisse per andare con il cerino nella polveriera, come già accaduto per gli hobbisti, ha notato.

Chiara Avanzo (Patt), pur comprendendo le perplessità dei colleghi, ha dato il proprio appoggio alla delibera, condividendo le riflessioni dell’assessore Zeni su quella che, ha ricordato, è comunque una “delibera programmatica”.

Apprezzamento anche da Mattia Civico (PD) che ha notato come questa previsione sia attesa da anni: un passaggio necessario e utile non soltanto per l’emersione del nero, ma anche perché il pubblico si mette così a garanzia della qualità e la verifica dei servizi erogati.

Anche Giuseppe Detomas ha condiviso le preoccupazioni da una parte e le scelte dell’assessore dall’altra. Il Presidente della Commissione ha poi suggerito di controllare bene che questa disposizione regolamentare sia compatibile con l’atto legislativo primario che sembrerebbe non prevedere deroghe.

“Mi pare di capire”, ha replicato Luca Zeni “che le questioni di criticità rilevate riguardano principalmente il famigliare che rimane in casa ad accudire il non autosufficiente”. Si tratta in gran parte di donne, ha notato. Qui diamo una linea programmatica, lo spazio di discussione è nei criteri. Se ci sono risorse regionali che in aggiunta possono integrare la questione approfondiamo, ha proseguito. Sui numeri è stato distribuito uno schema dell’attività 2016 (allegato). Su tutti sono stati illustrati due serie di dati: i nuovi beneficiari nel 2016 sono 1200. Di questi il 30% appartiene al livello 1 (100 euro), un altro 34% al livello 2 (tra i 150 e 300 euro erogati a seconda del coefficiente Icef), mentre il 20% e il 14% sono i livelli 3 e 4 (rispettivamente un assegno che va dai 300 ai 600 euro e dai 500 ai 1100 euro a seconda del coefficiente Icef). 5 milioni di euro il totale di questo intervento aggiuntivo. Quanto alle modalità di utilizzo dell’assegno di cura, il 58% dei beneficiari sono famigliari, il 22% sono badanti e il 20% servizi.

Sulla scorta di questi dati Cia ha notato che la delibera va a colpire le famiglie (il 58% dei beneficiari sono famigliari). Viola ha aggiunto che la compatibilità con la norma è “tirata” e questo è un dato oggettivo. In secondo luogo, ha osservato che non ci sono le condizioni perché questa previsione, così come formulata, raggiunga l’effetto desiderato. Degasperi ha riflettuto sul concetto del “nero”: l’ordinamento italiano, ha detto, prevede tra privati una prestazione occasionale ed è prevista dall’ordinamento civilistico.

 

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Bigenitorialità: due proposte di legge di Degasperi

Filippo Degasperi ha poi introdotto i suoi due disegni di legge che ha definito “leggeri”, ovvero che non incidono in maniera pesante su norme esistenti, che mirano a far sì che la Pat si renda parte attiva in termini costruttivi all’interno di situazioni spesso complicate che riguardano la separazione tra i coniugi. Il ddl 84 “Registro della bi genitorialità”, prendendo spunto da situazioni osservate in diversi contesti comunali prevede l’istituzione di uno strumento che riduca la conflittualità e che renda più agevole e snello mettere a conoscenza di entrambi i coniugi la situazione del minore. Si tratta di un registro adottato da diversi comuni, in Trentino solo recentemente dal comune di Trento, in Alto Adige già da diverse realtà. Il secondo intervento normativo (ddl 132 “Istituzione di centri di consulenza multidisciplinare per la bigenitoralità”) vuole offrire ulteriori strumenti per prevenire, per quanto possibile, il manifestarsi della conflittualità nelle separazioni: strumenti specifici e centri mirati ad aiutare i propri concittadini a superare le ostilità e gli scontri tra coniugi.

Sono state fissate le audizioni per proseguire l’iter delle proposte, ma l’assessore Luca Zeni ha già anticipato alcune perplessità in merito.

 

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Vulnerabilità sociale in Trentino

Con riferimento alla mozione 124 relativa all’indagine sulla vulnerabilità sociale e modalità di intervento più opportune, l’assessore Zeni ha detto che su questo tema si è investito moltissimo perché qui si gioca una parte importante del sistema di welfare. Zeni ha individuato la vulnerabilità come concetto di fragilità dovuta a una situazione di debolezza nella rete dei rapporti relazionali e ad una situazione economica di disagio. In particolare l’assessore ha citato il progetto Caritro-Fondazione De Marchi sul welfare a chilometri zero, il welfare cosiddetto “generativo”. Dopo una fase di ascolto, superata la fase istruttoria (in cui si sono create le condizioni perché i laboratori fossero avviati), a fine 2016 si è conclusa la fase di progettazione cui si sono iscritte 220 persone, un numero significativo, con una partecipazione attiva molto importante. Adesso c’è la fase del cofinanziamento con iniziative dal territorio dove abbiamo previsto un bando che coinvolga gli enti locali, con l’obiettivo di creare sui territori vere e proprie “reti di comunità” ha concluso.

 

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Valutazione del sistema sanitario: la proposta Viola

Infine la Commissione ha “aperto” il disegno di legge 158 di Walter Viola che modifica le norme del 2010 in materia di salute e valutazione del sistema sanitario. La proposta, in estrema sintesi, vuole rafforzare le funzioni di controllo da parte della Giunta e del Consiglio provinciale sul sistema sanitario, migliorando anche la partecipazione a livello territoriale. Si tratta di un aggiornamento della legge sulla salute nella parte del rapporto tra Giunta e Consiglio, con un irrobustimento di quest’ultimo, del ruolo dell’assessorato come valutatore e di partecipazione da parte dei tavoli territoriali della salute, prendendo a riferimento quanto avviene nella regione Toscana.

Zeni ha anticipato il parere negativo per l’impostazione generale della proposta “ispirata a consigli regionali delle regioni ordinarie”, ma anche perché molte delle modifiche sono già contenute nelle norme vigenti mentre altre vanno in controtendenza rispetto al trend che preferisce evitare di dettagliare le singole questioni in legge, intervenendo a posteriori. Infine, sulla sanità, ci sono una serie estesissima di parametri e indicatori di comparazione e dobbiamo molto implementare questi sistemi di verifica e controllo aumentando i momenti di analisi dei diversi indicatori: l’idea di istituire un nostro sistema di monitoraggio vanificherebbe il senso del confronto con altri sistemi. Non piace nemmeno l’idea di istituire tavoli territoriali per la salute con l’obbligo in legge di un incontro pubblico annuale con la popolazione. Positiva la massima partecipazione prevista dalla proposta, che però contiene una serie di automatismi che appesantiscono troppo.

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Quarta COMMISSIONE_22febbraio2017

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

AssegnoDiCura

 

 

 

 

Foto: archivio Consiglio Pat