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MARINA MATTAREI * ASSEMBLEA COOPERAZIONE – REPLICA A SIMONI: « LA FEDERAZIONE È DIVENTATA OSTAGGIO DI TANTI PICCOLI “IO“, SMARRENDO LA FUNZIONE DI TERZIETÀ ED IL PERSEGUIMENTO DEL BENE COMUNE »

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08.24 - giovedì 08 luglio 2021

Autonomia e Cooperazione: bisogna meritarsele! Così, con questa decisa asserzione il Presidente della Federazione Trentina della Cooperazione ha inteso chiudere la propria relazione presentata ai Soci nella recente Assemblea ordinaria.

Condivido a tal punto il concetto che ho inteso riprendere questa chiosa per strutturare il mio intervento in sede di dibattito assembleare, in qualità di Presidente del Socio Vallate Solandre.

Un tema, quello del binomio Autonomia-Cooperazione, sempre molto evocato, trasversalmente riconosciuto e auspicato. Due facce della stessa medaglia, al punto da essere l’una il presupposto e il prodotto dell’altra. Un formidabile connubio che ha saputo innervare una comunità intera di coesione e responsabilità sociale, storia di emancipazione economica e cultura identitaria.

Una grande fucina di idee e un costante laboratorio di innovazione è stata questa terra, ha saputo testimoniare la propria capacità di autogoverno acquisendo via via sempre maggiori ambiti di competenza amministrativa anche grazie alla ultrasecolare attitudine delle comunità alla operosa gestione dei beni collettivi, e al coraggio della visione della sua classe dirigente, a tutti i livelli.

Questa è storia. Se poi si sceglie di non essere adoratori della cenere, ma custodi del fuoco, e quindi di costruire futuro, mi chiedo, può essere ancora condivisibile per la comunità trentina, assumersi la responsabilità di meritare Autonomia e Cooperazione?

Ecco il nodo cruciale. Ci siamo talmente assuefatti a questo binomio, da darlo ormai per scontato ed acquisito definitivamente? Non stiamo forse perdendo, collettivamente parlando, la consapevolezza del suo valore, quello più profondo? E cioè che l’essenza stessa dell’Autonomia e della Cooperazione trentine si nutre e necessita del protagonismo delle sue comunità, e dei suoi Soci, in assenza del quale si possa prefigurare come ineluttabile il declino di entrambe?

Già, i Soci cooperatori trentini, il primo anello della filiera, la moltitudine di uomini e donne che, a vario titolo, trovano soddisfazione ai propri bisogni e aspettative avendo fondato o aderendo e riconoscendosi nell’identità di centinaia di cooperative operanti in ogni ambito economico e sociale, di tale rilevanza da poter rappresentare il Trentino come un vero e proprio biodistretto cooperativo. Un’architettura imprenditoriale ed istituzionale cooperativa unica a livello nazionale e da tempo oggetto di studio anche a livello internazionale.

Da questa fotografia si potrebbe dedurre che il movimento gode di ottima salute, che l’identità cooperativa è granitica, che l’efficienza imprenditoriale e l’efficacia sociale continuano ad essere testimoniate e, soprattutto, che ciascun anello della filiera è consapevole del proprio ruolo e lo agisce nel rispetto dell’altro.

A volte capita che apparenza equivalga anche a sostanza. Credo non sia questo il caso purtroppo, ma non ho la presunzione di fare alcuna rivelazione. I processi disgregativi all’interno delle organizzazioni complesse, e la Cooperazione trentina lo è certamente, non nascono come tali, lo diventano e sono tendenzialmente lenti, anche difficili da leggere, soprattutto dall’esterno.

Quando poi il contesto economico, sociale e culturale subisce mutazioni importanti come è accaduto negli ultimi quindici anni, anche quel tipo di processo può innescare forti accelerazioni che, se non prontamente intercettate, segnano il punto di non ritorno.

E’ quanto sta interessando in questa fase la Federazione, centrale unica di rappresentanza, un processo di dialettica interna che viene da lontano e che, non essendo stato compreso dalla governance come un valore, ma come una minaccia, come tale è sempre stato contrastato e umiliato.

Ora, per ogni cooperativa che abbia il senso di sé, le istanze dei Soci sono da intercettare non solo per dovere statutario, ma per garantirne sviluppo e buona reputazione, che equivalgono a rilanciare il patto intergenerazionale costituente la sua natura.

Che sia stata proprio la Federazione, la cooperativa per eccellenza del movimento perchè a forte movente ideale, a venir meno per così troppi anni a questa fondamentale garanzia della partecipazione democratica dei Soci, rende doppiamente responsabile questo modello di governance, in primis nei confronti delle cooperative e dei loro Soci, e, non meno grave, per averne depauperato il capitale reputazionale nei confronti della comunità trentina tutta.

Ciò che da anni osservavamo e abbiamo denunciato erano solo i sintomi della malattia perniciosa che stava aggredendo la Federazione. Diventata ostaggio di tanti piccoli “io”, ha via via smarrito la propria funzione di terzietà e perseguimento del bene comune, e quindi di rilancio di quella visione unitaria che sa includere e valorizzare la biodiversità culturale, invece di annichilirla.

La chiarezza è sempre benefica. Ora è chiaro a tutti, perfino a un’ostinata idealista come me, che non c’è più spazio in questa Federazione per le voci dissonanti e riformatrici dei cooperatori, nemmeno per ragioni di estetica. Prendiamo atto che questa governance è finalmente coesa, auguriamo che ciò basti per costruire vera autorevolezza. Per intanto, e ciò nonostante, i fatti ci dicono che il credito cooperativo è rimasto in panchina nella partita di Mediocredito, e che la cooperazione agricola non è ancora rappresentata nel Consiglio di FEM a molti mesi dal suo insediamento. Gli effetti di questa inconsistenza federale non saranno evidentemente benefici in prospettiva.

Non so se, come e quando possa prendere forma un progetto di “Hub Cooperativo” in grado di coagulare quelle energie che, non considerando più la Federazione casa propria, hanno subìto nel tempo una sorta di diaspora. Dipenderà da loro, da noi, da quei cooperatori che non si rassegnano al decadimento etico, e dalla loro motivazione ad elaborare una nuova visione cooperativa.

Il che, evidentemente, non significherebbe qualcosa di antagonistico rispetto a ciò che già c’è, piuttosto, nel solco della migliore tradizione autonomistica, una nuova fucina di idee e un laboratorio per metterle a terra. Un’ opportunità di arricchimento culturale per la comunità trentina refrattaria al modello omologante e sterile del pensiero unico.

Invito nel frattempo il Presidente federale a stare sereno, evitando letture improprie circa “risentimenti personali” che animerebbero a suo dire il dibattito interno. Qualche fremito di disagio in questo senso credo lo provino perfino i suoi mentori, sempre molto abili almeno nella gestione formale dei Soci più “inquieti”, si ispiri ad essi.

A mio parere dunque, questa terra e la sua comunità vincerà le sue sfide se saprà non ripiegarsi nella propria autoreferenzialità, ma se avrà il coraggio e l’umiltà della visione, ancora, e di fronte ai venti impetuosi del cambiamento, se saprà costruire non ripari, ma tanti e tanti mulini a vento, anche e soprattutto diversi tra loro, e diffusi in ogni dove.

Buona Cooperazione/Autonomia a tutti.

 

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Marina Mattarei

Presidente FC Vallate Solandre

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