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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

ACCOGLIENZA PROFUGHI PROVINCIA BOLZANO: ACCORDO CON COMUNI PER NUOVE STRUTTURE

(Fonte: Ufficio stampa Provincia autonoma Bolzano) – Dalla Giunta: profughi, accordo su strutture di accoglienza. Varie – Intesa Provincia-Comuni per creare in tempi brevi strutture temporanee per i profughi nelle zone dove non sono ancora stati accolti i richiedenti asilo.

Continua ad essere problematica la situazione dei richiedenti asilo in arrivo dall’Africa sulle coste italiane, situazione che ovviamente produce effetti anche sul sistema di accoglienza in Alto Adige dove, come noto, vengono assegnati lo 0,9% dei profughi presenti a livello nazionale.

Nella serata di ieri (22 maggio) il presidente Arno Kompatscher, l’assessora alle politiche sociali Martha Stocker e il presidente del Consorzio dei Comuni, Andreas Schatzer, hanno incontrato a Bolzano i presidenti delle Comunità comprensoriali e i sindaci di quei Comuni che sino ad ora non hanno dato accoglienza ai profughi.

Attualmente in Alto Adige vi sono 27 strutture che, sulla base dell’intesa fra Provincia e Commissariato del Governo, ospitano circa 1.500 richiedenti asilo, e la Provincia si sta impegnando per garantire una distribuzione dei profughi sul territorio che possa essere la più equa possibile, partendo dal presupposto che a livello di Comuni e Comunità comprensoriali era stata raggiunta l’intesa su una quota pari a 3,5 persone ogni 1.000 abitanti.

 

 

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Riequilibrio sul territorio

Non tutte le amministrazioni, però, hanno risposto nella stessa maniera e ciò ha portato ad una situazione piuttosto differenziata, con circa il 50% dei 1.630 richiedenti asilo presenti in Alto Adige (a fronte dei 1.940 previsti dal sistema nazionale) che attualmente gravano sulla città di Bolzano. Altre zone hanno risposto in maniera più o meno adeguata, mentre alcune aree dell’Alto Adige non hanno sino ad ora dato accoglienza a nessun richiedente asilo.

Per riequilibrare la situazione, le strade da seguire sono due: da un lato fare in modo che vengano messe a disposizione le strutture per dare attuazione al programma di redistribuzione territoriale frutto dell’intesa fra Provincia e Commissariato del Governo, dall’altro consentire ai Comuni, singolarmente o in cooperazione tra di loro, di accedere al Sistema statale di protezione per richiedenti asilo e rifugiati Sprar.

Il problema è che quest’ultima opzione, verso la quale molte amministrazioni si sono dimostrate disponibili (50 hanno già aderito, 30 potrebbero farlo a breve) sarà realmente operativa non prima del 2018, mentre la situazione contingente richiede risposte più rapide.

 

 

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Soluzioni ponte dove non c’è accoglienza

Durante l’incontro di ieri sera è stata sottolineata la necessità di dare vita con il sostegno della Provincia a delle soluzioni-ponte sino all’attivazione dello Sprar, ed è stato deciso che i posti dovranno essere creati in quei distretti che sino ad ora hanno accolto meno persone, dando priorità ai comuni di dimensioni più grandi.

I distretti di Naturno, della Val Passiria, della Valle Aurina e della Val Badia, ad esempio, non hanno ancora dato accoglienza a nessun richiedente asilo, e una situazione simile riguarda anche alcuni Comuni con più di 5mila abitanti (Caldaro, Sarentino, Vipiteno, Egna e Laces).

Per queste strutture temporanee di accoglienza, finanziate dalla Provincia, sarà possibile utilizzare anche gli immobili inizialmente previsti per l’adesione al programma Sprar, ma tutti i dettagli saranno definiti dai presidenti delle Comunità comprensoriali assieme alle singole amministrazioni municipali.

 

 

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Più solidarietà fra Comuni

Il presidente Arno Kompatscher, inoltre, ha aggiunto che “la solidarietà fra i comuni in tema di accoglienza deve essere incentivata”, e che per farlo si dovranno prevedere anche dei meccanismi legati al finanziamento da utilizzare come strumento di pressione. “Chi si rifiuta di accogliere richiedenti asilo oppure ha un atteggiamento troppo passivo – ha commentato il Landeshauptmann – danneggia gli altri Comuni più collaborativi, i quali devono farsi carico di un maggior numero di persone.

Questo atteggiamento non può essere sostenuto dalla Provincia”. In conclusione, Kompatscher e Stocker hanno ribadito la necessità da un lato di individuare misure in grado di tenere sotto controllo i flussi migratori verso l’Italia, e dall’altro di adeguare il sistema di asilo alla nuova realtà globale. “Sino a quando non vi saranno novità in questo senso – hanno spiegato i due esponenti della Giunta provinciale – è compito della Provincia e dei Comuni dare attuazione agli accordi e organizzare al meglio possibile l’accoglienza e l’integrazione dei profughi assegnati dal sistema di riparto nazionale”.

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa (Usp/mgp)