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ISTAT * RACCOLTA DIFFERENZIATA 2018: « VIRTUOSE LE REGIONI DEL NORD-EST, AL PRIMO POSTO IL TRENTINO CON IL 74,6%, QUARTO L’ALTO ADIGE CON IL 68,5% »

Diminuzione della produzione di rifiuti e aumento della raccolta differenziata. Nel 2017, la quantità raccolta di rifiuti urbani è in diminuzione rispetto al 2016.
La quota della raccolta differenziata è in crescita di 3 punti rispetto all’anno precedente raggiungendo così il 55,5%.

Nel 2018 l’87,1% delle famiglie effettua con regolarità la raccolta differenziata della plastica (39,7% nel 1998), il 71,3% dell’alluminio (27,8%), l’86,6% della carta (46,9%) e l’85,9% del vetro (52,6%).

 

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In differenziata più della metà dei rifiuti urbani
Nel 2017, la quantità di rifiuti urbani raccolti in Italia è stata pari a 488,7 kg per abitante, l’1,6% in meno rispetto al 2016, con una tendenza alla flessione in tutte le ripartizioni. La percentuale di raccolta differenziata rispetto al totale dei rifiuti urbani raggiunge il 55,5% (3,0 punti percentuali in più del 2016).

I maggiori quantitativi di rifiuti urbani pro capite sono prodotti nel Nord-est (541,5 kg per abitante) e nel Centro (537,7). Minore è la produzione di rifiuti nel Nord-ovest (475,3 kg per abitante), nelle Isole (451,6) e nel Sud (435,7). Pur mostrando il più alto livello di rifiuti urbani prodotti, il Nord-est raggiunge la percentuale maggiore di raccolta differenziata, pari al 68,3% (rispettando l’obiettivo del 65% previsto dalla normativa), in aumento di 1,6 punti percentuali rispetto al 2016.
Nel Nord-ovest il livello di raccolta differenziata risulta inferiore (64,5%), ma aumenta di 2,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente ed è prossimo al raggiungimento dell’obiettivo del 65%. Molto al di sotto, invece, risultano il Centro, il Sud e le Isole (51,8%, 47,0% e 31,6%), anche se in crescita rispetto al 2016 (+3,2, +3,7 e +5,5 punti).

Nell’Italia insulare si evidenzia la bassa performance della Sicilia (21,7%), nonostante l’aumento di 6,3 punti percentuali sul 2016 mentre in Sardegna si raggiunge il 63,1% di raccolta differenziata. Come emerge dal confronto tra il livello di produzione dei rifiuti e la percentuale di raccolta differenziata, non sempre a livelli elevati del primo corrispondono le quote maggiori della seconda e viceversa.

 

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Raccolta differenziata: virtuose le regioni del Nord-est e la Lombardia
Le regioni con maggiore produzione di rifiuti urbani sono l’Emilia-Romagna (642,2 kg per abitante) e la Toscana (600,0), ma la prima li raccoglie in modo differenziato per il 63,8;%, segue distanziata la seconda con il 53,9%. Molise e Basilicata registrano invece i livelli più bassi (rispettivamente 377,0 e 345,2 kg per abitante) a cui corrispondono quote altrettanto basse di raccolta differenziata (30,7% e 45,3%). La produzione di rifiuti urbani aumenta a Bolzano e in Valle D’Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Piemonte.

La raccolta differenziata dei rifiuti urbani risulta in crescita in tutte le regioni, fatta eccezione per il Friuli-Venezia Giulia (-1,6 punti percentuali) che, tuttavia, ha superato l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata raggiungendo livelli di produzione totale dei rifiuti urbani inferiori o prossimi alla media Italia.

Al primo posto figura la provincia autonoma di Trento, con 74,6% di raccolta differenziata; al secondo posto si posiziona il Veneto, con il 73,6%. A seguire la Lombardia (69,6%), la provincia autonoma di Bolzano (68,5%) il Friuli-Venezia Giulia (65,5%).

 

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Meno rifiuti e più differenziata nei comuni più piccoli

L’aumento della quota di raccolta differenziata rispetto all’anno precedente, in corrispondenza alla diminuzione dei rifiuti urbani prodotti, trova riscontro nelle diverse tipologie di comune. Nei comuni centro di area metropolitana[i] e in quelli delle rispettive periferie i rifiuti urbani prodotti ammontano rispettivamente a 555,8 e 447,4 kg per abitante e la raccolta differenziata raggiunge il 40,9 e il 62,2%. Al crescere della popolazione residente si hanno quote più alte di rifiuti urbani per abitante e percentuali più basse di raccolta differenziata. Infatti, fuori delle aree metropolitane, nei comuni fino a 10mila abitanti si producono 443,5 kg di rifiuti urbani per abitante, con il 61,6% di differenziata. Nei comuni di media dimensione (da 10.001 a 50.000 abitanti) i due indicatori sono pari rispettivamente a 490,1 kg per abitante e 58,8%. Infine, in quelli di grandi dimensioni (da 50.001 abitanti e più) i rifiuti urbani raggiungono 532,8 kg per abitante mentre la raccolta differenziata si attesta al 51,7%.

Al riciclo poco meno della metà della differenziata raccolta

Oltre alla quantità di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, l’attenzione va posta alla quantificazione del materiale effettivamente avviato al riciclo. Entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani di carta, metallo, plastica e vetro dovrà raggiungere almeno il 50% in termini di peso[ii]. In base ai recenti dati Eurostat sul riciclaggio dei rifiuti urbani, la quota dell’Italia è pari al 47,7% nel 2017, 1,8 punti percentuali in più rispetto al 2016. Il nostro Paese si colloca così all’ottavo posto della graduatoria decrescente di rifiuti urbani riciclati nei 28 paesi membri.

Differenziata più difficile nel Lazio, Sardegna virtuosa

E’ interessante confrontare la produzione di rifiuti urbani pro-capite, la percentuale di raccolta differenziata e la percentuale di famiglie che dichiarano di effettuare sempre la raccolta differenziata per carta, vetro, alluminio e plastica (set minimo di tipi di rifiuto per cui la normativa europea prevede l’obbligo della differenziazione).

Le regioni con percentuali più basse sia di rifiuti differenziati sia di famiglie che dichiarano di differenziare sono la Sicilia e il Molise. Quest’ultimo produce una bassa quantità di rifiuti pro-capite.

Tra le regioni più grandi, il Lazio ha la più alta quota di famiglie che dichiarano di differenziare sempre; ciononostante la quota di rifiuti differenziati è bassa a fronte di un’alta quantità di quelli raccolti. La Sardegna è invece una regione virtuosa: a fronte di una bassa produzione di rifiuti urbani presenta quote molto elevate di rifiuti differenziati e di famiglie che differenziano.

[i] I comuni centro dell’area metropolitana sono: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Catania e Cagliari.

[ii] Come previsto dalla Direttiva quadro 2008/98/CE (recepita in Italia attraverso le modifiche alla parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006 n.152, attuate dal d.lgs. 3 dicembre 2010 n. 205) in base alla quale:.entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti sono simili a quelli domestici, sarà aumentata complessivamente almeno al 50% in termini di peso. La direttiva quadro è stata ampiamente modificata dalla direttiva 2018/851/UE, che ha aggiunto ulteriori obiettivi per la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani, da conseguirsi entro il 2025 (55%), 2030 (60%) e 2035 (65%).

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In costante aumento la quota di famiglie che differenziano i rifiuti
L’Istat ha iniziato a rilevare i comportamenti e le opinioni delle famiglie sulla raccolta differenziata nel 1998. A partire da quel momento sono stati osservati notevoli incrementi nella percentuale di famiglie che dichiarano di effettuare “sempre” la differenziazione di tutti i tipi di rifiuti considerati, per effetto sia dei provvedimenti normativi sia della crescente sensibilità ambientale in tema di rifiuti.
Tra il 2017 e il 2018 si registrano ulteriori guadagni in termini di abitudini al conferimento costante dei rifiuti in modo differenziato. Si passa dall’85,0% delle famiglie che nel 2017 dichiarano di differenziare i contenitori in plastica all’87,1% nel 2018. I contenitori in vetro erano già differenziati di più rispetto agli altri tipi di rifiuti e mostrano ulteriori aumenti: dall’84,1% nel 2017 all’85,9% nel 2018. La carta presenta un andamento simile a quello del vetro: differenziata con continuità nel 84,8% dei casi nel 2017, raggiunge l’86,6% nel 2018. La raccolta delle batterie esauste mostra invece una sostanziale stabilità nel 2018.
Al Nord è più alta la proporzione di famiglie che differenziano i rifiuti rispetto alle altre zone del Paese. Tale distanza si è tuttavia ridotta nel tempo grazie alla progressiva diffusione del servizio di raccolta porta a porta, attivato in molti comuni italiani (Tavola 2 in allegato).

Differenziazione tra carta, vetro e plastica: Sud e Isole in ritardo
La percentuale di famiglie che differenziano costantemente la carta supera la media nazionale nelle regioni del Nord-ovest e del Nord-est (rispettivamente 91,6% e 90,4% nel 2018) mentre al Centro e al Sud si assesta all’86,6% e all’84,8%. Nelle Isole, nonostante l’aumento di oltre 5 punti percentuali, le famiglie che differenziano la carta non superano il 70% (64,6% nel 2017).
Il vetro, da sempre uno dei rifiuti maggiormente differenziato, è raccolto costantemente dal 92,1% delle famiglie del Nord-ovest ma solo dal 69,9% nelle Isole. Analoga è la situazione per l’alluminio e la plastica. Sebbene il divario persista, le aree del Sud e delle Isole mostrano un significativo incremento delle famiglie che differenziano sempre questi rifiuti.
Nel 2018 si registra un notevole incremento delle famiglie che effettuano la raccolta differenziata dei rifiuti organici (umido): si va dal massimo dell’87,6% nel Nord-ovest (80% l’anno precedente), al 72,1% delle Isole (Tavola 2 in allegato), rispetto al 58,2% del 2017. Questo incremento sembra legato alla diffusione della raccolta porta a porta che obbliga alla separazione dei rifiuti organici.