VIDEONEWS & sponsored

(in )

GHEZZI (FUTURA) * COVID: « USARE LA BICI PER ANDARE AL LAVORO NELLA FASE 2 NON SOLO FA BENE, MA RIDUCE IL PERICOLO DI CONTAGIO »

Visto che la presidenza della Provincia ha fatto i primi passi per la riapertura di alcune attività economiche e commerciali, si ritiene ragionevole consentire la ripresa dell’attività, ovviamente nel rispetto delle norme di sicurezza, anche alle officine di riparazione delle biciclette che, al contrario di quelle per automobili e moto, non sono state finora incluse nell’elenco ministeriale.

Già il 24 marzo una serie di associazioni di amici della bicicletta, tra cui Fiab, aveva scritto al ministro Patuanelli richiedendo la modifica dell’allegato 1 di cui al D.P.C.M. del 22 marzo e l’inserimento del codice ATECO 95.29.02 relativamente alla riparazione delle biciclette, “in quanto mezzo di trasporto essenziale per un’ampia fascia della popolazione e strumento di lavoro per i corrieri in bicicletta”.

Il presidente della Provincia potrebbe anche valutare la riapertura limitata in sicurezza della ciclabile fra Lavis e Mattarello o perlomeno fra Trento nord e Trento sud, solo per i pendolari a due ruote “autocertificati”, naturalmente, al fine di consentire gli spostamenti per lavoro di chi attualmente è costretto a percorrere la statale o le strade dove il traffico di auto e camion è in aumento, con la ripresa di diverse attività.

Tra l’altro, una delle tante lezioni di questa emergenza è sicuramente quella della necessità e urgenza di ripensare anche la nostra mobilità urbana.

In questa prospettiva sembra totalmente condivisibile il recente documento della Fiab – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, “La mobilità dopo l’emergenza: sette proposte per cambiare le città”: “Riconoscimento, promozione e finanziamento della mobilità attiva (pedonalità e ciclabilità) come modo di trasporto urbano resiliente, in quanto capace di garantire il diritto alla mobilità in sicurezza per tutti e di assorbire una quota rilevante della mobilità nel rispetto della distanza di sicurezza e con la minore occupazione di spazio, evitando di aumentare in modo insostenibile il traffico privato e congestionare i mezzi pubblici”.

Usare la bici per andare al lavoro, insomma, nella fase 2 non solo fa bene a chi pedala e all’aria che respiriamo tutti ma riduce il pericolo di contagio.

 

*
Paolo Ghezzi, capogruppo FUTURA
in Consiglio provinciale