PROVINCIA DI TRENTO

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In data odierna abbiamo ricevuto la risposta dell’assessora Zanotelli in merito alla nostra interrogazione sulla gestione a livello provinciale del lupo. Condividiamo alcune osservazioni al riguardo.

Rispetto al punto 1 osserviamo che la risposta non è esauriente: ancora una volta, si utilizza il tema emozionale del lupo facendone un’emergenza, riferendosi agli avvicinamenti ai luoghi abitati, e non si indica alcun dettaglio su come si intenda affrontare la questione da un punto di vista gestionale, che era l’oggetto della nostra interrogazione. Non è drammatizzando l’allarme e fomentando paure irrazionali che si favorirà una convivenza corretta tra uomo e lupo.

Rispetto al punto 2 ci si chiede cosa concretamente intenda la Giunta provinciale quando afferma di aver lavorato per mesi con l’obiettivo primario di ridurre al livello minimo possibile i rischi per l’incolumità delle persone che vivono e frequentano il nostro territorio. Visto che finora non si registra alcun attacco da parte di lupi ad una persona, a quali rischi si sta riferendo? Che cosa è stato fatto, quindi? Inoltre, parlare di rischi per l’incolumità dell’uomo, quando non avvalorati dalla bibliografia generale che l’assessora stessa cita al punto 1, non costituisce un’ “informazione equilibrata ed oggettiva”, fondata sui fatti.

Riguardo al punto 3 si rimane basiti: l’articolo 16 della direttiva Habitat trasposto nell’art. 11 del DPR 8 settembre 1997 n. 357, prevede che il Ministero dell’Ambiente, possa autorizzare le deroghe alle disposizioni precedenti, a condizione che non esista un’altra soluzione valida e che tale deroga non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni della specie interessata nella sua area di distribuzione naturale; come ricordato dal Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia recentemente presentato dal ministro Costa, la direttiva Habitat obbliga gli Stati membri ad attivarsi affinché le specie di interesse comunitario, come il lupo, siano in uno “Stato di Conservazione Soddisfacente, il quale non può ancora dirsi raggiunto per l’area alpina”. Non si capisce quindi il motivo del riferimento all’art. 16 della direttiva Habitat, in quanto non applicabile.
Se possibile però stupisce ancora di più l’intento pedagogico della Giunta, che punta ad “educare” i lupi. Non con le buone maniere, però. Infatti, il sistema educativo proposto dall’assessora, basato su azioni di controllo “particolarmente opportune in contesti antropizzati quali quello alpino” con funzione “educativa” (cit.) intende creare un “livello di timore e diffidenza nei confronti dell’uomo”. Accostare la soppressione o la cattura di animali al termine di “educazione”, usato di norma per gli esseri umani, è quantomeno improprio, se non scientificamente errato. Infatti, secondo alcuni studi scientifici l’abbattimento non determina automaticamente una riduzione di attacchi al patrimonio zootecnico, in quanto pare che la rimozione degli esemplari alfa (non facilmente identificabili) possa determinare la disgregazione del branco, con le conseguenze negative che questo comporta proprio ai fini della sicurezza.

Al punto 4 semplicemente non si risponde alla domanda. Avevamo infatti chiesto “perché non si punti a tutelare maggiormente rispetto a quanto fatto finora in modo concreto l’allevamento di montagna, prevedendo maggiori incentivi economici e supporto nell’implementazione dei sistemi di prevenzione peraltro già introdotti”: l’assessora si limita a ricordare quanto già fatto dall’amministrazione provinciale nel 2018 ma non affronta, con nostra grande delusione, il tema di un maggiore supporto agli allevatori di montagna.

 

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PAOLO GHEZZI
consigliere provinciale FUTURA 2018

LUCIA COPPOLA
consigliera provinciale FUTURA 2018