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FONDAZIONE ARENA VERONA * SPETTACOLI: « FINE SETTIMANA NEL SEGNO DI PUCCINI, PASSIONE E STELLE ALL’ARENA DI VERONA, VENERDÌ 21 L’UNICA OPERA DEL 2020 IN FORMA SEMISCENICA »

Venerdì 21 l’unica opera del 2020 in forma semiscenica: il capolavoro comico Gianni Schicchi per la prima volta in Arena con Leo Nucci mattatore e regista. Sabato 22 tocca al Gala con pagine da Tosca, Madama Butterfly, La Bohème, Manon Lescaut, la rara Le Villi e dieci star internazionali dirette da Battistoni.

Puccini Gianni Schicchi – venerdì 21 agosto, ore 21.30. Puccini Gala – sabato 22 agosto, ore 21.30.

La nuova disposizione di Orchestra e Coro all’Arena di Verona –

Il prossimo weekend del Festival d’estate 2020 è interamente dedicato a Giacomo Puccini, il più grande compositore italiano del Novecento, autore di capolavori tra i più amati e rappresentati nel mondo. Nel Gala di sabato 22 risuonano pagine celeberrime ed altre mai eseguite a Verona con alcuni dei massimi interpreti pucciniani a livello internazionale, mentre venerdì 21 la breve opera Gianni Schicchi è un’altra “prima volta” in questa edizione straordinaria, in forma semiscenica con un cast eccezionale guidato da Leo Nucci, qui al debutto areniano anche come regista: spasso assicurato e ritmo da commedia italiana con un sorriso di malizia e disincanto per esorcizzare le paure di oggi.

Dopo Verdi, è Puccini l’autore più rappresentato all’Arena, con ben quattro titoli nella top ten dell’anfiteatro. Il grande lucchese (1858-1924) quest’anno arriva però con una gemma inedita: il Gianni Schicchi, atto unico divertente e appassionato con un protagonista medievale ma modernissimo, uomo nuovo cinico e toscano come “il gran padre” Dante che lo immortalò tra i fraudolenti nel canto XXX dell’Inferno, come il librettista Giovacchino Forzano e il compositore stesso, geniali nel ritrarre vizi, virtù e furbizie italiche.
La storia inizia quando il patriarca della ricchissima famiglia Donati muore, lasciando tutta l’eredità al vicino convento: gli eredi si alleano per riscrivere il testamento, grazie all’aiuto dello scaltro (ma “indegno”) Gianni Schicchi. Ma c’è anche una storia d’amore: Lauretta, figlia di Schicchi, prega il suo “babbino caro” di darla in sposa a Rinuccio, rampollo dei mal sopportati Donati. Il finale sarà sorprendente e divertente, con colpi di scena che metteranno d’accordo tutti… o quasi.

Per interpretare il ruolo del titolo, Fondazione Arena ha chiamato un cantante-attore di prestigio, un autentico mattatore che conosce a fondo l’opera, la tradizione esecutiva e al contempo il pubblico areniano: Leo Nucci, che debutta in Arena anche come curatore della regia. «Sarebbero davvero troppi i miei ricordi e le mie riflessioni su quest’opera, dalla registrazione in disco alle tante altre volte in scena – dichiara Nucci – ma voglio raccontarne uno oggi: riguarda quei momenti speciali in cui la vita vissuta si mescola all’arte, inverandola, facendotela sentire più vicina, viva, davvero personale. Il mio nonno materno di Prato faceva tra ‘800 e ‘900 il mestiere di Gianni Schicchi e i suoi ricordi sono così vivi nella mia memoria che questo personaggio pucciniano lo vedo proprio davanti agli occhi, come fosse stato un amico di nonno. Sono quasi felice – il quasi è d’obbligo, date le cause – che si possa parlare di mise en scène e non di regia vera e propria, perché di mise en scène parlavano Puccini e Forzano. Questa espressione e questa occasione mi fanno sentire più vicino a chi mi ha spiegato nel 1968 le ragioni prime di questo lavoro». Infatti quell’anno, dopo la vittoria al concorso di Spoleto come barbiere Figaro, Nucci fu convocato anche per Gianni Schicchi come interprete del Dottor Spinelloccio. Correvano gli ultimi anni di vita dell’autore Forzano, che in quell’occasione lavorò a fianco del giovanissimo Nucci per mettere a punto lo Spinelloccio ideale, reinterpretazione della maschera bolognese del Dottor Balanzone, tanto da chiedere al felsineo Nucci di rispolverarne il dialetto. Un’esperienza unica che ha sancito, insieme alla lunga frequentazione con le note autografe di Puccini, un rapporto speciale con quest’opera rara, per la prima volta nel cartellone estivo dell’Arena di Verona.

 

 

 

Foto Ennevi